Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

Oggi riporto semplicemente un articolo tratto dal sito http://www.corriereromano.it che esprime molto bene quello che sto provando dentro, un gran senso di vuoto, la depressione. Conosco queste sensazioni per averle già sperimentate in passato e voglio combattere, anche se ormai la mia  sembra essere una battaglia persa in partenza, una battaglia contro i mulini a vento. Che sia un Don Chisciotte pure io? Solo il futuro potrà dirlo e siccome del futuro l’unica certezza é che un giorno tutti coloro che sono nati dovranno morire, non credo sia utile stare a formulare troppe ipotesi per cui vi lascio alla lettura.

Prefazione

Il divorzio predatorio è una piaga sociale diffusa ed in rapida espansione, una pratica che colpisce con cruenza ogni sfera personale (affettiva, lavorativa, morale e materiale) dell’essere umano che ne diventa vittima. Chi ne viene colpito perde i propri figli, la propria casa, i propri soldi, tutte le proprie libertà e le proprie sicurezze.

Terremoto, tsunami, devastazione, shock, alcune delle parole usate per descriverlo dalle migliaia di uomini e papà separati che ne sono stati vittima, almeno da quelli sopravvissuti dato che, solo in Italia, ogni anno 100 di loro non ce la fanno e smettono di vivere.

[da lettere al direttore]

Italia, 27 Maggio 2011 – Ero un ventenne libero e felice, avevo la mia indipendenza, un lavoro, una famiglia. Poi un giorno mia moglie mi tradì ed andò via. Neppure il tempo di lenire le ferite dell’amore. Un giudice decise che ella avesse tutto. D’improvviso non ebbi più i miei soldi, la mia casa, i miei figli, la mia libertà. Il più grande shock della mia vita.

Oggi, sono 10 anni che vivo così. Corpo e mente portano i segni di una persona che non ha smesso di lottare, ma che da quel giorno non è stata più la stessa, e chissà.. se lo sarà mai più.

Ho conosciuto migliaia di uomini come me. Rovinati, chi più chi meno, da persone alle quali avevano affidato la loro vita. Ed i figli stanno crescendo con meno opportunità in un ambiente fatto di odio, sopraffazione, ingiustizia, mancanza totale di senso, comprensione, etica.

Ancora oggi la ex. quando vuole preme un bottone, ed agisce la sua crudeltà: “cosa faccio oggi.. non gli do la pagella o non gli dico del dentista? gli nego i figli a telefono o non li mando a scuola il suo giorno settimanale?” Ancora non le è venuto a noia torturare.

Forse siamo entrati in una nuova dittatura e la società ancora non reagisce.

Ma io vivo e vivrò anche per vedere la fine di questa piaga, risolta per sempre. E per vedere le donne ed i giudici che hanno prodotto questi orrori processati, nei tribunali o nelle piazze, per crimini contro la dignità e la libertà dell’uomo, contro l’umanità.

In fede. L.B.

Ecco, mi consolo sapendo che non sono la sola vittima di un sistema ormai corrotto; sono in compagnia di migliaia di altri padri la cui ex consorte si diverte a torturare e nessuno di coloro che potrebbero fare qualcosa ha il coraggio  di reagire. L’omertà degli addetti ai lavori mi rende profondamente triste, eppure fra di loro ci sono padri… o figli di coppie divorziate, gente che ha sofferto e che soffre senza denunciare. Che tristezza!

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Commenti su: "Divorzio e crimini contro l’umanità" (2)

  1. mario ha detto:

    condivido le considerazioni e lo sbigottimento per l’ottusità e l’indifferenza della società odierna su questi veri e propri crimini umani

    • Caro Mario, grazie per il tuo sostegno. Ormai c’é veramente poco da aggiungere.. é tutto molto chiaro: a nessuno di coloro che “tira le cordicelle” interessa modificare la politica famigliare attuale. Sembra addirittura che gli addetti ai lavori (Simonetta M. Sommaruga docet) continuino incessantemente a confermare la “correttezza” dello stato attuale delle cose e delle decisioni “pro-madre” contro la paternità. Ma d’altro canto, cosa ci si può aspettare da una poliitica orientata sempre più strettamente a sinistra (Partito Socialista)?

      A distanza di oltre 20 anni dalla caduta del muro di Berlino c’é ancora chi tenta di sostenere una politica di estrema sinistra, nonostante si abbia più di un esempio di come un tale modo di fare sia dannoso; basti pensare a paesi come la Cina, Cuba, Corea del nord, Venezuela, Bolivia, Bielorussia, Nicaragua…

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