Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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PAS – Sindrome da alienazione genitoriale

Sebbene la PAS (Parental Alienation Syndrome) non sia riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale, non significa che questa non esista!

PASNonostante Richard Gardner l’abbia proposta fin dal 1984, questa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori non adeguatamente mediati, quasi 30 anni dopo non è ancora riconosciuta. L’inesistenza della PAS come patologia clinica non ci assicura però che un certo tipo di comportamenti non esistano.

Credo che il problema, se questa psicopatologia fosse riconosciuta “legalmente”, sarebbe piuttosto un altro: l’uso che ne verrebbe fatto nei tribunali al fine di stumentalizzare le decisioni riguardanti i figli. Immagino sia questa la ragione per cui non si voglia riconoscerne legalmente l’esistenza.
Vorrei ricordare che fino al 2000, siccome nelle cause di divorzio esisteva il concetto di “colpa”, nei tribunali avvenivano feroci liti per stabilire chi fosse “il colpevole” del fallimento del matrimonio. A partire da quell’anno, con l’introduzione del “nuovo diritto matrimoniale”, il concetto di colpa venne eliminato, ma come si può facilmente immaginare -e constatare- non sparirono le feroci liti legate al divorzio, anzi! Non potendo più litigare circa la colpevolezza di uno o dell’altro coniuge, ci si focalizzò su un altro punto; si cominciò quindi a litigare “per i figli”, semplicemente strumentalizzandoli (il famoso concetto di “bene del minore” di cui scrissi nel precedente capitolo prese il ruolo centrale nelle procedure di divorzio). Alla fine comunque, indipendentemente dagli strumenti usati, si litiga sempre per soldi… ricordiamoci che nessuno li porterà con sé al momento di lasciare questo mondo.

E’ fuori dubbio che strumentalizzare i figli per poterne trarre vantaggi personali a discapito dell’ex-coniuge sia una grave forma di tradimento del proprio ruolo educativo. Così facendo il genitore che svilisce e cerca di distruggere l’altro agli occhi dei figli, sta distruggendo i propri figli (e pure se stesso).
Varie e diverse sono le motivazioni che possono scatenare un tale comportamento: vendetta verso l’ex partner, incapacità di accettare la separazione (con il conflitto si mantiene un legame), vantaggi economici e/o presenza di nuovi partner che influenzano le dinamiche familiari (gelosia?).

Vediamo ora qual’è la caratteristica principale di questa sindrome, la quale ci consente di spiegare fenomeni altrimenti non comprensibili: è il “lavaggio del cervello”, l’indottrinamento da parte di un genitore (secondo Gardner la madre nel 90% dei casi -forse perché è a lei che vengono assegnati i figli nel 90% dei casi?-) associata al contributo personale e attivo da parte del figlio opportunamente manipolato. Il tutto in assenza di motivi obiettivi che spieghino questa animosità da parte del figlio contro l’altro genitore (normalmente quello non affidatario).

Le tecniche che il genitore alienante mette in atto (più o meno consapevolmente) per compiere un tale indottrinamento sono descritte in 12 punti:

  1. negare sempre e continuamente l’esistenza dell’altro genitore;
  2. manipolare i fatti sempre a proprio vantaggio e a svantaggio dell’altro
  3. disapprovare i comportamenti dell’altro, facendoli passare come comportamenti “malati”
  4. drammatizzare i fatti e ricordare al bambino di essere il genitore migliore tra i due e l’unico che lo ha cresciuto e si è occupato di lui
  5. sottolineare l’inaffidabilità dell’altro genitore e considerarsi l’unico capace di prendersi cura dei bambini
  6. minacciare una diminuzione del proprio affetto e amore verso il bambino se questi si avvicina troppo all’altro
  7. mettere il bambino nella posizione di riferire e giudicare i comportamenti dell’altro
  8. costantemente allineare i pensieri e i giudizi dei figli con i propri
  9. riscrivere a proprio vantaggio il passato e la realtà, facendo comparire in una veste compromessa l’ex partner
  10. soddisfare le richieste del bambino disapprovate dall’altro
  11. mostrare gusti, pensieri completamente opposti a quelli dell’altro
  12. creare confusione e sensi di colpa nel momento in cui il bambino deve vedere l’altro genitore

Tutto questo espone i bambini al profondo dolore di doversi schierare, per paura di perdere il genitore che si mostra più debole e apparentemente indifeso (vittimismo?).

La distruzione della figura dell’altro genitore è sempre un ricatto morale, spesso perpetrato in maniera molto sottile dal genitore manipolatore.
E’ spesso difficile rilevare un comportamento del genere da parte di un genitore per chi non è un addetto ai lavori e visto che gli addetti ai lavori non riconoscono tale patologia, è pressoché impossibile limitare i danni psicologici che si creano nelle menti dei giovani che subiscono tali comportamenti.

Certi comportamenti tipici e ben distinti dalle normali dinamiche familiari dovrebbero però richiamare l’attenzione di chi li riconosce nei propri figli:

  • il bambino ripete i messaggi di disprezzo e disgusto verso l’altro genitore e le critiche appaiono inconsistenti, poco specifiche o comunque non supportate da dati reali
  • le cause del disprezzo e del disagio verso l’altro genitore vengono spiegate dal bambino con motivazioni superficiali o prive di senso
  • il bambino si dice convinto di quello che pensa e prova verso l’altro genitore e afferma che tali pensieri e sentimenti non sono stati indotti da nessuno, ma sono “farina del suo sacco”
  • il genitore manipolatore è descritto come totalmente e solamente positivo, l’altro come totalmente e solamente negativo e l’appoggio in qualsiasi disputa o conflitto è sempre e solamente dato al genitore alienante
  • la formulazione delle critiche contiene informazioni che solo il genitore manipolatore conosce e può aver trasmesso al bambino
  • il bambino sperimenta rifiuto, paura quando sa che deve incontrare l’altro genitore
  • l’ostilità viene mostrata non solo verso l’altro genitore ma si allarga a tutta la sua famiglia, ai suoi amici, alle nuove relazioni che egli costruisce

Chiunque può immaginare le conseguenze che un tale “lavaggio del cervello” può avere sul bambino: ripercussioni sul suo equilibrio psicologico presente e futuro, che in certi casi possono portare a disturbi e/o patologie della personalità.

Ora, che questa psicopatologia non venga inclusa nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), a mio modo di vedere non è rilevante. Sebbene fin dal 1952 il DSM  sia considerato “la Bibbia della psichiatria” dagli addetti al settore, ritengo doveroso citare che fino al 1972 fra le psicopatologie di tale manuale veniva riportata pure l’omosessualità… per cui l’onere delle conclusioni è lasciato al lettore!

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Qui finalmente si parla di PAS, o meglio, una vittima di PAS parla! http://www.alienazione.genitoriale.com/vittima-di-pas-combatte-per-i-bambini

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Divorzio e crimini contro l’umanità

Oggi riporto semplicemente un articolo tratto dal sito http://www.corriereromano.it che esprime molto bene quello che sto provando dentro, un gran senso di vuoto, la depressione. Conosco queste sensazioni per averle già sperimentate in passato e voglio combattere, anche se ormai la mia  sembra essere una battaglia persa in partenza, una battaglia contro i mulini a vento. Che sia un Don Chisciotte pure io? Solo il futuro potrà dirlo e siccome del futuro l’unica certezza é che un giorno tutti coloro che sono nati dovranno morire, non credo sia utile stare a formulare troppe ipotesi per cui vi lascio alla lettura.

Prefazione

Il divorzio predatorio è una piaga sociale diffusa ed in rapida espansione, una pratica che colpisce con cruenza ogni sfera personale (affettiva, lavorativa, morale e materiale) dell’essere umano che ne diventa vittima. Chi ne viene colpito perde i propri figli, la propria casa, i propri soldi, tutte le proprie libertà e le proprie sicurezze.

Terremoto, tsunami, devastazione, shock, alcune delle parole usate per descriverlo dalle migliaia di uomini e papà separati che ne sono stati vittima, almeno da quelli sopravvissuti dato che, solo in Italia, ogni anno 100 di loro non ce la fanno e smettono di vivere.

[da lettere al direttore]

Italia, 27 Maggio 2011 – Ero un ventenne libero e felice, avevo la mia indipendenza, un lavoro, una famiglia. Poi un giorno mia moglie mi tradì ed andò via. Neppure il tempo di lenire le ferite dell’amore. Un giudice decise che ella avesse tutto. D’improvviso non ebbi più i miei soldi, la mia casa, i miei figli, la mia libertà. Il più grande shock della mia vita.

Oggi, sono 10 anni che vivo così. Corpo e mente portano i segni di una persona che non ha smesso di lottare, ma che da quel giorno non è stata più la stessa, e chissà.. se lo sarà mai più.

Ho conosciuto migliaia di uomini come me. Rovinati, chi più chi meno, da persone alle quali avevano affidato la loro vita. Ed i figli stanno crescendo con meno opportunità in un ambiente fatto di odio, sopraffazione, ingiustizia, mancanza totale di senso, comprensione, etica.

Ancora oggi la ex. quando vuole preme un bottone, ed agisce la sua crudeltà: “cosa faccio oggi.. non gli do la pagella o non gli dico del dentista? gli nego i figli a telefono o non li mando a scuola il suo giorno settimanale?” Ancora non le è venuto a noia torturare.

Forse siamo entrati in una nuova dittatura e la società ancora non reagisce.

Ma io vivo e vivrò anche per vedere la fine di questa piaga, risolta per sempre. E per vedere le donne ed i giudici che hanno prodotto questi orrori processati, nei tribunali o nelle piazze, per crimini contro la dignità e la libertà dell’uomo, contro l’umanità.

In fede. L.B.

Ecco, mi consolo sapendo che non sono la sola vittima di un sistema ormai corrotto; sono in compagnia di migliaia di altri padri la cui ex consorte si diverte a torturare e nessuno di coloro che potrebbero fare qualcosa ha il coraggio  di reagire. L’omertà degli addetti ai lavori mi rende profondamente triste, eppure fra di loro ci sono padri… o figli di coppie divorziate, gente che ha sofferto e che soffre senza denunciare. Che tristezza!

Della lingua italiana e delle assuefazioni in generale

Mi si è fatto notare come “suoni male” quando, leggendo gli articoli da me pubblicati, il lettore incappa nell’espressione “mia ex moglie”, ossia quando io scrivo la frase omettendo l’articolo “la”. E’ vero, nell’uso comune, quello di tutti i giorni, specialmente nella lingua parlata, si sente spesso dire “la mia ex moglie”, che forse a qualcuno potrebbe anche “suonare meglio”. Ma cosa mi direbbe la stessa persona se dovessi scrivere “la mia moglie” invece di scrivere “mia moglie”? Capite cosa intendo? E’ esattamente la stessa cosa, solo che manca “ex”. Ai tempi delle scuole elementari (per me ormai sono trascorsi ben 35 anni!) mi fu insegnato che si omette l’articolo quando si usa il pronome possessivo, per cui si dice, per esempio, “mia mamma” e non “la mia mamma”.
Un’altra di queste “stonature” entrate nel linguaggio comune è l’uso scorretto del verbo disfare al gerundio: si sente spesso dire “sto disfando (…)”, quando l’uso corretto sarebbe “sto disfacendo (…)”. Coloro che usano la forma sbagliata “disfando” però dicono correttamente “sto facendo (…)” e mai direbbero “sto fando (…)”, quindi, se da un lato c’è poca coerenza, dall’altro c’è molta assuefazione.

Questa dell’assuefazione è una cosa che non colpisce solo la lingua italiana, ma molti altri settori. Per esempio una cosa a cui non facciamo neppure più caso da anni nelle città é l’inquinamento fonico… il rumore. Spesso ci si rende conto dell’assenza di rumore per esempio quando si va in vacanza in zone tranquille e questo desta in alcuni di noi preoccupazione… per taluni il rumore, l’inquinamento fonico, é addirittura tranquillizzante… mentre la tranquillità e il silenzio sono ritenuti inquietanti! Altri esempi dell’assuefazione potrebbero essere l’inquinamento ottico dato dalle luci (e questo fatto crea sempre più difficoltà alla fauna notturna), la quantità di automobili che giornalmente imperversa sulle strade e a cui pochi fanno realmente attenzione (per molti sta diventando “normale” stare fermi in colonna  per ore) o ancora i “boschi” di cartelli pubblicitari “cresciuti” accanto alle strade (e chi li “vede” più?)…

La redazione di questo articolo avviene per me in modo naturale nel discorso generale sul divorzio, ma forse qualcuno si starà chiedendo il perché. In generale si può dire che ci siamo assuefatti al divorzio. Solo 30 anni fa chi aveva i genitori divorziati se ne vergognava; per i ragazzi di oggi avere i genitori divorziati é una cosa “normale”. Quelli che vivono in una famiglia unita sono l’eccezione. La cosa peggiore é però legata all’affido dei figli; cercherò ora di spiegare cosa intendo nel modo più semplice possibile. Da anni ormai in Ticino, in caso di divorzio, si affidano i figli alle madri (genitore affidatario) e si applicano le famigerate “Tabelle di Zurigo” per stabilire quale debba essere l’importo che il padre (genitore non affidatario) debba versare quale “pensione alimentare” per i figli. Che siano le madri a dover allevare i figli e i padri a dover pagare é una cosa a cui ormai i pretori e i giudici ticinesi (ma anche di altri cantoni) si sono talmente assuefatti che é divenuta “prassi corrente” in ogni decisione di divorzio. Ora, che tale modo di procedere venga applicato da decenni senza che pretori e giudici si pongano più alcuna domanda sulla realtà attuale dei divorzi, é un dato di fatto.

In altri cantoni (e in altri stati) viene spesso riconosciuto però anche l’affido congiunto. Ho recentemente visto una trasmissione sulla televisione della svizzera romanda dove, fra le altre cose, si denunciava il fatto che spesso le madri si oppongono a tale richiesta “per motivi finanziari”. Questo documentario (in francese) mostra anche quanto sia difficile per un padre ottenere da pretori e giudici l’affido dei figli, anche se questo è desiderato e richiesto dai figli stessi. Ho la forte impressione che da parte degli addetti ai lavori ci sia un’idea preconcetta, ossia che il padre sia “il cattivo” e la madre sia “la buona”, per cui i figli vanno per forza assegnati alla madre e il padre deve pagare. E’ anche vero che la sindrome da alienazione genitoriale (PAS – Parental Alienation Syndrome*) è spesso una realtà, ma questo può avvenire sia da parte del padre che da parte della madre. Purtroppo però spesso viene diagnosticata e accettata legalmente solo quando i figli chiedono di essere affidati al padre e quasi mai nel caso contrario. Guarda la trasmissione del 1° settembre 2011 (TSR): “Temps présent – Enfants, otages du divorce”.

Ricordo che nel 2000 la legge sul  divorzio é cambiata e il concetto di colpa é andato perso. Se fino a quel tempo gli ex coniugi litigavano per stabilire chi fosse il colpevole del fallimento del matrimonio, oggi gli stessi litigano per stabilire chi terrà i figli e chi, di conseguenza, dovrà pagare. Nessuno si pone più la domanda di cosa sia giusto o sbagliato, di cosa sia realmente meglio per i figli. I pretori e i giudici ticinesi dicono di volere il bene dei nostri figli, ma da anni applicano sempre la stessa prassi (alla mamma l’affido dei figli, ai padri il pagamento della pensione alimentare) e la stessa giurisprudenza in materia (importo della pensione alimentare definito dalle “Tabelle di Zurigo”), incuranti delle conseguenze nefaste causate dalle loro decisioni.

Vista la società odierna, orientata sempre più al materialismo e al consumismo, questo modo di fare non mi sorprende in modo particolare, ma mi preoccupa molto: i figli sono divenuti ormai “moneta di scambio” e vengono contesi fra i genitori che combattono per l’affidamento e quindi per ricevere l’importo della pensione alimentare dal genitore non affidatario (di regola il padre).

Anche le peggiori madri, quelle a cui non interessa assolutamente il bene dei propri pargoli, vogliono ottenere a tutti i costi l’affido dei figli e questo -spesso- solo per una mera questione finanziaria. Queste donne vengono spesso aiutate, se non addirittura spronate da certi avvocati senza scrupoli, a raggiungere il loro fine utilizzando stratagemmi immorali e mentendo spudoratamente (false denunce, ma di questo parlerò in un prossimo articolo). Grazie alla cospiqua cifra degli “alimenti” ricevuti per i figli, molte di queste madri possono permettersi di aumentare il proprio tenore di vita (ricordo che i soldi versati ai figli vengono amministrati dalle madri come a loro pare e piace) e siccome le cifre in gioco sono alte, l’egoismo e l’avidità hanno spesso la meglio sul buon senso e sul bene dei figli!

Che gli importi riportati nelle ormai famose “Tabelle di Zurigo” siano cresciuti in modo completamente sproporzionato alla realtà ticinese, nessuno lo può negare. Che a Zurigo città (seconda città più cara al mondo secondo un recente studio dell’UBS) vengano imposti tali importi é ancora concepibile visti gli stipendi versati ai lavoratori di quella zona, ma che questi importi vengano imposti anche in canton Ticino é proprio fuori luogo! Dico questo perché anche nelle zone periferiche del canton Zurigo e nei cantoni adiacenti gli importi riportati nelle tabelle zurighesi vengono diminuiti in proporzione al reale costo della vita del luogo.

Per il solo fatto che da anni vengono applicati certi parametri e che questo abbia ormai creato una certa qual assuefazione per gli “addetti ai lavori”, non significa per forza che siano equi o giusti! Che per i giovani ticinesi, figli di divorziati, siano “necessari” oltre  2’000.-/mese per vivere é una cosa completamente assurda! Come faranno i nostri figli a sopravvivere il giorno che si ritroveranno a dover vivere con il frutto del loro lavoro? Non credo che tutti i figli dei divorziati ticinesi otterranno una laurea o che tutti potranno svolgere professioni quali ad esempio medico, dentista, direttore/direttrice di grosse aziende o banche, avvocato/a, sportivo/a d’élite o fotomodello/a… e se lo spendere senza ritegno a quel momento sarà per loro divenuto normale, sarà molto difficile che questi nuovi adulti abbiano compreso quale sia il reale valore dei soldi! Educare i figli significa anche spiegar loro come gestirsi finanziariamente, ma forse a qualcuno (quelli che “tirano le cordicelle” dell’economia) va bene che le cose vadano così…

Immagino che sia anche per questi motivi che il politico Lorenzo Quadri abbia inoltrato una mozione parlamentare al consiglio di Stato ticinese e che il movimento papageno stia raccogliendo le firme per inoltrare una petizione ai giudici della prima Camera Civile del Tribunale d’appello di Lugano, entrambe a sostegno della riduzione dei parametri delle “Tabelle di Zurigo”.

* « Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile » (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).


Tutti mentono

Anche in Ticino tutti mentono!

“La polizia mente. Gli avvocati mentono. I testimoni mentono. Mentono le vittime. Un processo é una gara di menzogne. In aula lo sanno tutti; lo sa il giudice, lo sanno i giurati. Entrano in tribunale consapevoli che verranno raccontate loro solo bugie. Prendono posto al banco e accettano di ascoltarle. Il segreto, se sei seduto al tavolo della difesa, é avere pazienza. Aspettare. Non una bugia qualsiasi, ma la bugia, quella giusta, quella da cogliere e modellare come metallo incandescente per trasformarla in una lama affilata. E con quella lama sventrare il caso, spargendone a terra le viscere. Il mio lavoro é questo: forgiare la lama. Affilarla. Usarla senza pietà e senza scrupoli. Essere la verità in un luogo in cui tutti mentono.”

Questo é il testo del primo capitolo del libro “La lista” di Michael Connelly, scrittore di thriller di fama mondiale. Riassume bene la situazione che si viene a creare quando c’é di mezzo la giustizia, quando a gestire una situazione in tribunale ci sono di mezzo avvocati, pretori e giudici.

Quando lessi questo libro, nel 2010, capii che spesso i libri non sono frutto di sola fantasia; spesso alla base ci sono fatti reali. Leggendo, mi ritrovai a pensare a quanto appreso durante l’infanzia, pensai a quello che i nostri genitori ci insegnarono: “se sei onesto e dici la verità tutto andrà bene, sarai addirittura premiato”. Purtroppo nella mia vita ho dovuto più volte constatare il contrario: più sei onesto, leale e sincero più verrai penalizzato! E questo perché? Forse perché sei l’unico che non si inventa quell’arma, quella famosa lama affilata descritta dall’avvocato Mickey Haller nel romanzo di Michael Connelly, che in seguito servirà per vincere la causa. No, in Ticino anche se un padre dovesse mentire non avrebbe scampo: la legge e la giurisprudenza ticinese sono fatti “a misura di donna”; che quest’ultima sia colpevole o meno non é importante, in ogni e qualsiasi caso in Ticino vincerà lei!

Le storie che potrete leggere su questo blog non sono frutto di fantasia e non sono basate su fatti reali, SONO fatti reali! Fatti incontestabili, accaduti in Ticino in questi anni, fatti che accadono tuttora e che continueranno ad accadere se il canton Ticino non provvederà quanto prima a modificare i parametri con il quali applica la legge sul divorzio nelle preture e nei tribunali ticinesi.

La mia richiesta (e credo anche quella di tutti i padri divorziati ticinesi, ma scrivetemi il contrario se dovessi sbagliarmi) é semplice: giustizia e uguaglianza di trattamento per gli ex-coniugi in caso di divorzio! Non mi sembra di chiedere la luna, esigo però che per calcolare i contributi di mantenimento dei figli ci sia una base di calcolo ticinese, che rispecchi il costo della vita in Ticino. Le cifre utilizzate attualmente sono prese dalle famose “Tabelle di Zurigo“, le quali come denunciato anche da altri, non rispecchiano la situazione ticinese. Attualmente (21 luglio 2011) é stata inoltrata dal deputato leghista Lorenzo Quadri una mozione che chiede al Consiglio di Stato ticinese di adattare tali tabelle alla realtà cantonale ticinese (leggi articolo).

Ora, non so se per pigrizia, incompetenza o altro, le preture del nostro cantone da anni utilizzano come base di calcolo le cifre contenute in queste tabelle e il tribunale d’appello continua imperterrito a confermare tali cifre, condannando di fatto i padri divorziati ticinesi al  fallimento personale. Agli occhi dell’opinione pubblica si delinea poi la figura del “padre cattivo che non paga gli alimenti per i suoi figli”, in quanto la gente comune non é a conoscenza delle ingiustizie intrinseche nell’applicazione della legge sul divorzio nel nostro cantone.

Giunti al punto in cui il padre, ex marito divorziato, dopo aver dato fondo anche agli ultimi sudati risparmi, a causa di una sentenza totalmente ingiusta emessa dal boia (pretore o giudice), i quali agiscono su mandato del carnefice (il canton Ticino) non ce la fa più e fallisce. Dopo averti spogliato di tutto, il cantone interviene nuovamente, ora però in veste di buon samaritano, a pagare al posto tuo 700.-/mese per figlio (ma tu avresti dovuto versarne oltre il doppio!), a darti un alloggio e un’assistenza economica (in pratica ti mantiene, ma tu diventi di fatto un suo schiavo!).

Se questa sia “giustizia” lo lascio definire a voi; a me non sembra proprio una cosa giusta!

Links

Nella “Prefazione” ho accennato ad altri siti e blog che parlano del divorzio in generale e/o in Ticino. Si spazia dai siti d’informazione legale ai blog “di guerra” passando per i siti delle associazioni ticinesi; ecco qui di seguito i collegamenti di quelli che ho trovato e ritenuto interessanti.

Il diritto di famiglia in Svizzera:  www.divorzio.ch

Mobbing genitoriale e giustizia:  joseortiga.wordpress.com

Movimento papageno: www.miopapageno.ch

Associazione Genitori Non Affidatari (AGNA): www.agna.ch

La mozione di Lorenzo Quadri (Politico, Lega dei ticinesi),
“Alimenti ai figli: abbandonare le tabelle di Zurigo”: www.lorenzoquadri.ch

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Ci sono poi dei siti ticinesi d’informazione generale che pubblicano di tanto in tanto anche degli articoli sull’argomento divorzio, fra i quali:

Ticinonline: www.tio.ch

Mattinonline: www.mattinonline.ch

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Qui finalmente si parla di PAS, o meglio, una vittima di PAS parla! http://www.alienazione.genitoriale.com/vittima-di-pas-combatte-per-i-bambini

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Se qualcuno ne conoscesse altri e volesse segnalarli é il benvenuto, basta aggiungere un commento.

Prefazione

Forse sei finito qui per caso o forse no, se stai cercando informazioni riguardanti il divorzio in Ticino, questo blog potrebbe interessarti.

Ti do il benvenuto su questa piattaforma che, oltre alla possibilità di leggere la storia di altre persone divorziate, ti permette di scrivere la tua. Leggerai storie tutte ticinesi, di altri uomini normali e uguali a te, che dopo il divorzio si sono ritrovati nell’indigenza e nella povertà.

Siccome la legge ticinese tratta gli uomini divorziati alla stessa stregua di coloro che falliscono, gli uomini divorziati sono costretti a dover sopravvivere con “il minimo vitale”, versando tutto quel che supera tale cifra alla ex moglie e/o ai figli.

Se credi che a te non capiterà, sei un illuso. Se credi che anche in Ticino ci sia una giustizia, ti sbagli. Il canton Ticino sembra essere l’unico cantone in Svizzera che agisce così, ma nessuno -neppure il Tribunale federale- può far cambiare le cose perché di per sé il modo di agire della “giustizia” ticinese è perfettamente legale, sebbene non sia per nulla equo.

Questo blog si prefigge di pubblicare in modo anonimo anche la tua storia, affinchè tutti possano leggere, conoscere e sapere come vanno le cose nel nostro cantone!

Sono consapevole che ci sono altri blog e siti dedicati a queste problematiche e sostengo l’operato di tutti coloro che si sono operati, operano e opereranno per far sì che un giorno le cose cambino e diventino giuste anche da noi.

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