Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 16 – Del bene del minore

Il_bene_dei_figliA distanza di oltre un anno ritengo opportuno pubblicare qualche aggiornamento, soprattutto per coloro che, frequentando da poco il blog, credono che questo sia “morto”. Il blog gode di ottima salute (visite regolari), sebbene da tempo non venga pubblicato nulla di nuovo.
L’occasione è propizia per ringraziare anche tutti coloro (uomini e donne!) che mi hanno contattato senza voler apparire sulle pagine del blog (soprattutto per paura di ritorsioni!) per raccontarmi delle ingiustizie da loro subìte in occasione di separazioni e divorzi.

Quello che più mi ha sorpreso sentendo i vari racconti è però il modo di agire di pretori e giudici che, invocando “il bene del minore” emettono sentenze che vanno proprio contro il bene del minore! Come queste persone possano ancora riuscire ad addormentarsi serenamente la sera e guardarsi nello specchio tutte le mattine nonostante consapevolmente facciano soffrire tanti bambini, non riesco proprio ad immaginarlo.
Scrivo “consapevolmente” perché non riesco neppure ad immaginare che un pretore o un giudice non si renda conto delle conseguenze delle proprie sentenze (altrimenti non sarebbe in grado di svolgere i compiti che la sua carica gli impone). Questi personaggi dovrebbero essere persone colte visto gli studi effettuati… ma un dubbio mi assale: nel curriculum formativo di un avvocato (perché è questa la loro formazione) sono incluse delle basi di psicologia? Ad ogni modo constato che non sappiano neppure cosa sia l’empatia: ho sentito di bambini sottratti a un genitore (o anche ad entrambi, per essere poi affidati a istituzioni o sconosciuti) o addirittura -al contrario- di bambini obbligati controvoglia a stare o recarsi presso un genitore violento, alcolizzato o perfino drogato!
Personalmente voglio evitare questo tipo di sofferenza a mia figlia, quindi evito opportunamente di denunciare le mancanze riguardo il diritto di visita.

Ad ogni modo qualcosa accomuna quasi tutte queste storie: dispetti, cattiverie, ricatti, vendette e odio. In una società che si ritiene cristiana, cattolica o riformata poco importa, questi comportamenti non dovrebbero neppure esistere! Il messaggio del cristianesimo è questo: -“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” Giovanni 15,12 (Testo CEI 2008)

Ribadisco come nell’attuale società manchino amore, lealtà, sincerità, rispetto e, soprattutto, buon senso!

Ottobre 2011:
Eccomi giunto al momento in cui mi ritrovo a non poter più pagare tutto quanto mi viene chiesto… i soldi che avevo da parte sono finiti, le fatture arrivano inesorabilmente e le entrate non sono ancora sufficienti… decido quindi di lasciare da parte, oltre il rimborso del prestito di studio e i relativi interessi, gli alimenti per mia figlia, le fatture giunte dalle imposte e dalla cassa malati. Sono in arretrato di 2 mesi con l’affitto, ma ho pagato tutti i fornitori (altrimenti mi ritroverei presto impossibilitato a continuare la mia attività, che dovrebbe cominciare a portare entrate dal 2012).

Arriva una lettera raccomandata dall’ufficio che si occupa di anticipare gli alimenti nella quale, come da prassi, mi si chiede se ci sono dei validi motivi per non versare più gli alimenti a mia figlia. Rispondo spiegando che ho sempre pagato tutti gli alimenti (anche più di quanto previsto sulla sentenza in vigore), ma che da qualche mese non ho più liquidità e l’attività indipendente da poco intrapresa non porta (ancora) i frutti sperati. Chiedo in quale modo venga tenuto conto del fatto che durante gli ultimi 2 anni, ho versato oltre 8’500.- in più di quanto previsto dalla sentenza, ma non ottengo alcuna risposta (in seguito saprò che quanto pagato “in troppo” è da considerarsi “legalmente perso”).

Gennaio 2012:
Dopo quasi 3 mesi ricevo una nuova lettera raccomandata, la quale mi impone di versare i soldi unicamente al loro ufficio. Mi si rende attento al fatto che ogni versamento direttamente pagato alla mia ex, da quel momento, sarà ritenuto come non avvenuto. Mi viene imposto di pagare gli alimenti secondo l’importo della vecchia sentenza (l’unica giuridicamente valida), ossia 200.-/mese in meno di quanto versai fino a quel momento. Mi venne pure comunicato di presentarmi presso il loro ufficio per un colloquio personale.

Febbraio 2012:
Durante il colloquio personale, che si svolse in maniera molto amichevole, mi comunicarono che, vista la possibilità di fare richiesta di assistenza alla cassa disoccupazione (erano trascorsi meno di 12 mesi da quando mi misi in proprio), sono tenuto per legge* a iscrivermi per ricevere tali indennità, in caso contrario sarei perseguibile penalmente per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore” (Art. 217.1 CPS). Spiego le varie ragioni (anche di salute) per cui ho deciso di lavorare in modo autonomo, ma vengo cortesemente e fermamente invitato ad adeguarmi alla legge*, andando ad iscrivermi all’ufficio regionale di collocamento. Mi viene spiegato che questo è un obbligo* per evitare la denuncia penale che verrebbe fatta d’ufficio in caso contrario (secondo l’Art. 217.2 CPS). In pratica secondo questo ufficio devo* procedere come spiegato per evitare le gravi sanzioni previste dalla legge. Mi viene anche spiegato che l’assurda “nuova” sentenza al momento “non c’è, non esiste” (visto che ho inoltrato ricorso al tribunale d’appello) e quindi di non crucciarmi né “fasciarmi la testa prima di averla rotta”. Mi viene comunicato che al momento devo quindi versare Fr. 460.-/mese e ho 5 mesi di arretrati: ne prendo atto.
Lascio volutamente ai lettori il compito di valutare come la mia ex si sia “tirata la zappa sui piedi” avendo voluto introdurre nei nostri rapporti avvocati, pretori e giudici nonché “la giustizia” ticinese. Abbiamo perso tutti, ma chi ha perso di più è evidentemente nostra figlia, altro che “bene del minore”!

* Nei giorni successivi mi venne comunicato che l’ufficio anticipo alimenti, per gli indipendenti, usa per prassi l’intimidazione a cessare l’attività indipendente qualora ci siano problemi a pagare gli alimenti, in quanto per loro in questi casi è molto più difficile recuperare i soldi anticipati.

Ecco, ancora una volta mi viene confermato che nei casi di divorzio tutto ruota solamente e unicamente attorno ai soldi! Forse secondo questi “operatori” l’amore è qualcosa che si può comprare… questo spiegherebbe da solo perché nel nostro Cantone i locali con le “artiste” siano così redditizi (ma attenzione: amore, prostituzione e sesso non sono sinonimi)!

A questo punto, mio malgrado, mi adeguo e il giorno successivo mi presento per l’iscrizione all’URC e alla cassa disoccupazione. In entrambi i casi spiego che sono stato obbligato e che la mia intenzione è quella di continuare con l’attività indipendente. Mi vengono consegnati svariati formulari da riempire e mi viene fissato un appuntamento per 2 giorni dopo.

Mentre torno a casa inizio a percepire quei sintomi che ho imparato a conoscere in occasione dell’inizio di burnout del 2010 e capisco che tutto questo sta creandomi un grosso disagio psicologico che si sta manifestando sotto forma di sintomi fisici.

Da oltre 3 mesi non vedo mia figlia. Da novembre 2011 non vuole più né vedermi né sentirmi “finché non pago gli alimenti” -Ricatto?-. Da un lato posso capirla, è in quella fase della vita di per sé già difficile che si chiama adolescenza e chissà cosa le hanno raccontato o casa avrà sentito, ma dall’altro non credo che tale scelta sia tutta “farina del suo sacco”, per cui attendo. Per il momento rispetto la sua decisione, ma regolarmente le comunico (via SMS) che mi manca la sua presenza e che spero stia comunque bene, sperando di rivederla presto.

Inizio a leggere e riempire i formulari che mi hanno consegnato, deprimendomi e pensando ai vari impegni che avrei da svolgere, oltre al tempo e alle energie che sto sprecando…
Fortunatamente in quel momento ricevo una telefonata da un cliente a cui avevo fatto un’offerta per un grosso lavoro e questi mi comunica che mi da’ il mandato: ecco finalmente una buona notizia ma… che fare? Decido immediatamente che questa è l’indicazione che non devo mollare tutto quanto intrapreso negli ultimi 9 mesi: accetto con gioia il mandato e dentro di me comincio a rivivere.
Avverto per correttezza l’URC che non andrò all’appuntamento perché voglio continuare con l’attività indipendente, forte del fatto che ora posso nuovamente far fronte agli impegni finanziari verso mia figlia, cosa che comunico anche all’ufficio anticipo alimenti che prendendone atto mi fa pure gli auguri.
Queste telefonate mi fanno sentire subito meglio: l’impegno e gli sforzi fatti per mesi stanno finalmente portando i primi frutti!

Novembre 2012:
Al momento i mandati arrivano in modo più o meno regolare e mi permettono di vivere. Non riesco però a rimborsare né la borsa di studio né a pagare le tasse e neppure i premi della cassa malati, per cui sono arrivati dapprima i richiami seguiti dai precetti esecutivi, in seguito gli avvisi di pignoramento e ultimamente pure il signore per effettuare il pignoramento.
Siccome il mio stile di vita è molto semplice e non posseggo nulla di valore non ha potuto pignorare nulla, per cui l’ufficio esecuzione e fallimenti ha redatto degli atti di carenza beni. Pagando regolarmente la pensione alimentare per nostra figlia (è la mia priorità dopo la mia stessa sopravvivenza) non posso venir denunciato per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore”.
Al momento sono contento di poter vivere rispettando i ritmi della natura e del mio corpo lavorando in modo professionale e a piena soddisfazione mia e dei miei clienti.

Vorrei segnalare il fatto che nonostante abbia potuto riprendere a pagare regolarmente gli alimenti per nostra figlia, questo non ha a tutt’oggi contribuito a migliorare le cose con lei: nonostante le abbia più volte chiesto di rivederci, non ho ottenuto alcun riscontro positivo. Se non volermi più vedere né sentire fosse quello che realmente vorrebbe, rispetterei la sua decisione per il suo bene (se lei fosse felice così lo sarei anch’io) nonostante questo mi rattristerebbe, ma data la sua età e conoscendo le capacità manipolatrici di sua madre immagino che le cose siano ben più complicate di così (ne parlerò nel prossimo capitolo).

Visto il periodo, dovrei forse scrivere una letterina a Gesù Bambino nella quale chiedo come regalo di Natale di poter vedere e parlare un po’ con mia figlia? Si dice che la speranza sia l’ultima a morire… speriamo!

Conclusione: del “bene del minore” in realtà non importa niente a nessuno, se non forse a chi vuole loro bene veramente: a chi vuole il loro bene!

Capitolo 15 – Valutazioni per il futuro

Bene, a mali estremi, estremi rimedi! Il sistema ticinese mi vuole rendere povero? Che lo faccia, ma che si assuma in seguito pure le conseguenze di questo suo modo di agire. Io da quando lavoro non ho mai potuto condurre una vita tanto diversa da quella definita dalle autorità cantonali come “povera” (per quanto in Svizzera questa definizione sia molto meno grave che non in tanti altri paesi), quindi non mi preoccupo affatto. Da quel che mi ricordo, da quando ho iniziato a lavorare, ho sempre dovuto “tirarla” a fine mese, ma finora non ho mai avuto problemi di precetti esecutivi o altro. Ho sempre cercato delle soluzioni per pagare tutto, questo spesso a scapito del mio tenore di vita. Se il canton Ticino vuole che io viva con il “minimo vitale”, accetterò anche questo, ma che non venga a chiedermi qualcosa di più o in cambio!

Giunti a questo punto mi sembra doveroso valutare come si presenterebbe lo scenario futuro che il canton Ticino mi riserva. Come già detto non temo di ritrovarmi in una situazione di indigenza “programmata” da chi crede di potermi imporre le proprie scelte in modo molto egoistico.

Immaginiamo un po’ chi ci perderebbe nel caso io dovessi “tirare a campare” con il “minimo vitale”:

  • se non potessi continuare a rimborsare la “borsa” di studio, questa andrebbe a carico del canton Ticino
  • se non avessi più la possibilità di pagare le tasse, l’ammanco sarebbe a carico del canton Ticino
  • se non riuscissi neppure più a pagare la cassa malati, anche questa sarebbe a carico del canton Ticino (dal 2012 la legge prevede che sia il cantone a dover versale l’85% dei premi impagati)
  • se non potessi più pagare gli alimenti per nostra figlia l’ufficio per l’anticipo alimenti li anticiperebbe (limitatamente a 700.-/mese per 60 mesi), e pure questi andrebbero a carico del canton Ticino .
    Perché il cantone ritiene sufficienti 700.-/mese? Forse perché quando è il cantone a pagare applica delle “Tabelle ticinesi segrete”? Già, perché 700.- mensili + 200.- di assegno familiare fanno 900.-/mese, quindi il 150% del minimo vitale per un figlio. Perché non rendiamo ufficiale questo metodo di calcolo? Perché il canton Ticino applica la legge secondo il detto “due pesi e due misure”?
  • se io dovessi cadere in povertà totale e non dovessi più essere in grado di provvedere al mio proprio sostentamento e dovessi ricorrere all’assistenza pubblica, anche questa spesa sarebbe a carico del canton Ticino

La cosa più assurda in assoluto però sarebbe che a subire le conseguenze della decisione del canton Ticino (per mano del pretore avv. Francesco Bertini, istigato nel suo compito da mia ex moglie e dalla sua avvocatessa) sarebbe solo e unicamente nostra figlia, che sì a quel momento si potrà sì definire una “povera piccola”, vittima dell’egoismo di chi? Di chi non ha saputo pazientare ma ha voluto tutto e subito (secondo il detto: -“Chi troppo vuole nulla stringe”). Un giorno però forse capirà anche lei come sono andate veramente le cose e ringrazierà  chi avrà rovinato la sua vita (e pure quella di suo padre, accanendosi contro di lui) e se lo dovesse fare non sarebbe neppure la prima a farlo!

Figlia mia, sei intelligente, usa il cervello e valuta tu come stanno le cose! Tu sola puoi sapere come vivono veramente i tuoi genitori, quali sono le cose importanti per tua madre e quali invece sono i valori  importanti per tuo padre. Non voglio importi nulla, desidero soltanto il tuo bene. Valuta tu cosa è importante per te e quale filosofia di vita vorrai seguire.

Cari giudici e pretori del canton Ticino, prima di applicare ciecamente la legge e la giurisprudenza ticinese nelle vostre sentenze e decisioni assurde (la giurisprudenza è per definizione qualcosa di modificabile*), pensate alle conseguenze che queste hanno sui singoli, sulla comunità e non da ultimo sulle finanze cantonali. Da quel che mi risulta fra coloro che sono al beneficio di prestazioni assistenziali in Ticino ci sono molti padri divorziati. Che sia un caso? Non credo, io direi che sia un segno che qualcosa non funziona come dovrebbe. Minando la sopravvivenza dei padri separati, visto l’attuale alto tasso di divorzi, minate direttamente alla base l’intero sistema economico ticinese. Per favore pensate alle conseguenze intrinseche che il vostro modo di agire porta con sé! Con le vostre sentenze e decisioni state mettendo in serio pericolo le famiglie ticinesi e le finanze cantonali!

Inoltre non ritengo per nulla giusto che la comunità ticinese (leggi: i contribuenti) debba accollarsi i costi derivanti da un modo di agire -della “giustizia” ticinese- completamente assurdo. Vorrei ricordare che il gratuito patrocinio, l’anticipo alimenti e le prestazioni assistenziali nonché la mancanza di entrate (p.es. i soldi della “borsa” di studio, quelli delle tasse o quelli pagati per i premi di cassa malati) sono sempre e comunque a carico dei contribuenti!

Io ovviamente non sono d’accordo di accettare una sentenza che mi condanna -ingiustamente- a dover pagare una pensione alimentare determinata facendo riferimento a delle tabelle che definiscono quanto costa un figlio in una città come Zurigo. In Canton Ticino le cose sono diverse e non credo che debba stare a dimostrarlo. Chiunque abbia varcato il Gottardo per andare a lavorare in Svizzera interna nella regione di Zurigo ha potuto constatare come là sia i redditi che le spese siano maggiori che in Ticino. Il problema sorge quando si vogliono prendere i parametri di Zurigo e imporli come “normali” in Ticino. Se ai genitori viene lasciato il minimo vitale, questo parametro dovrebbe essere preso in considerazione anche per calcolare quanto spetta ai figli.

Per evitare la situazione presentata qui sopra io una proposta di soluzione l’avrei: decidiamo semplicemente che nostra figlia possa vivere per il 50% presso la madre e per l’altro 50% presso il padre e molto semplicemente ognuno paga le proprie spese. L’assegno figli basta da solo a coprire la spesa fissa della cassa malati. Per le spese straordinarie (salute, formazione o altro) si contribuisce in ragione di 1/2. In caso di disaccordo riguardante le scelte importanti (tipicamente il frequentare una scuola privata o interventi facoltativi), se la decisione è presa unilateralmente da parte di uno dei genitori senza l’accordo dell’altro, sarà colui che ha preso la decisione a doverne sopportare le conseguenze finanziarie.

Io sono naturalmente d’accordo di pagare al 50% le spese per nostra figlia, ma sono fermamente contrario a “buttare dalla finestra” dei soldi che non ho. Non vedo perché la mia ex debba ricevere per nostra figlia “per legge” una quantità di soldi spropositata per la realtà cantonale ticinese. Il fatto di vivere al di sopra delle proprie capacità finanziarie pensando che comunque c’è sempre qualcuno che pagherà non è di sicuro educativo per nostra figlia; permetterle di vivere nel lusso e istigarla a vivere in modo consumistico non le fa di sicuro bene. Questo soprattutto quando in realtà di soldi non ce ne sono mai stati, ma si vorrebbero ottenerli condannando il padre all’indigenza!

* Da wikipedia: “(…) Si deve inoltre riconoscere all’elaborazione giurisprudenziale il merito di aver creato concezioni nuove che rispondono alle mutevoli esigenze che contraddistinguono il nostro tempo.

Capitolo 14 – L’assurda sentenza emessa dal pretore, avv. Francesco Bertini

Nell’estate del 2010, dopo il riposo impostomi dal medico per l’inizio di “burnout”, mi sentii meglio e mi illusi che cambiando azienda e accettando un lavoro meglio remunerato avrei potuto finalmente vivere in modo tranquillo. Avrei potuto pagare gli alimenti che la “giustizia” ticinese mi avrebbe condannato a pagare (già, giuridicamente si tratta di una condanna) e rimborsare i vari debiti, assicurandomi nel contempo una riserva per la vecchiaia continuando ad applicare la strategia spiegata nel capitolo 7 intitolato “Soldi, soldi, soldi, …”.

Siccome fino a quel momento avevo sempre lavorato a completa soddisfazione del mio datore di lavoro, avrei pure potuto contare su un buon certificato di lavoro. Il certificato di lavoro é un’invenzione tipicamente svizzera e non esiste al di fuori dei confini elvetici. In pratica serve solo a tenere “tranquilli” gli impiegati; é una specie di “certificato di buona condotta”. Spesso è pure codificato, in modo da comunicare giudizi sulla persona (non comunicabili per legge) a coloro che lo leggeranno in futuro. Per decifrarlo bisogna evidentemente conoscerne la chiave di decodifica, di solito riservata agli “iniziati” (impiegati che lavorano nel settore delle risorse umane).

Cercai e trovai un impiego nella periferia di Zurigo (nel canton Argovia), traslocai nuovamente (generando quindi altri costi) e ottenni uno stipendio che, dedotto l’affitto (molto più caro in quella regione!) e le spese per recarmi al posto di lavoro, mi avrebbe permesso di versare fino ad un massimo di ca. Fr. 1’400.-/1’500.- mensili per nostra figlia. Secondo le tabelle di Zurigo 2009 il fabbisogno di nostra figlia era di 1935.-/mese, per cui credetti di potercela fare. Siccome dedotto l’assegno figli sarebbero restati 1735.- da coprire, 1’400.-/1’500.- a carico mio (ingiusto, però con il nuovo stipendio la cosa sarebbe stata fattibile) e soltanto 235.-/335.- a carico della mia ex mi illusi che tutto si sarebbe sistemato.

A gennaio 2011 fui assunto quale “Product Manager” (non era il lavoro dei miei sogni, ma era ben pagato) e dopo i fatidici 3 mesi di prova l’azienda mi confermò il posto, ma con riserva: mi si rese attento al fatto che la situazione monetaria internazionale era difficile e che se le ordinazioni fossero ulteriormente diminuite l’azienda avrebbe dovuto cambiare strategia e il mio posto sarebbe stato soppresso. Ero stato assunto perché l’azienda nel 2010 aveva ricevuto più ordinazioni, il lavoro era aumentato e l’azienda sperava che la ripresa economica e il buon andamento delle ordinazioni continuasse anche in futuro.

Aprile 2011 fu uno fra i mesi più “neri” che ricordo: ricevetti infatti l’assurda sentenza del pretore, avv. Francesco Bertini, come pure la lettera di licenziamento dall’azienda. Il mondo mi crollò addosso e mi resi conto che tutti gli sforzi fatti fino a quel momento divennero improvvisamente vani. In un mese mi ritrovai senza lavoro e con una cifra assurda da versare tutti i mesi. Da buon ingenuo a fine aprile versai Fr. 1’660.- di alimenti (come stabilito dalla sentenza), ma in seguito seppi che non avrei dovuto in quanto la sentenza non era ancora definitiva e avevo la possibilità di ricorrere al Tribunale d’Appello (cosa che feci puntualmente).

Nonostante tutta la mia buona voglia, capii che comunque fosse andata non ce l’avrei più potuta fare! Vissi un periodo “nero”, provando nuovamente quelle sensazioni che ormai avevo imparato a conoscere: i sintomi dell’esaurimento/depressione. Insomma, provai una grande frustrazione per essermi illuso di potermi rifare una vita, di potermi sistemare finanziariamente per poter offrire un futuro migliore a nostra figlia; per esempio per poterle pagarle gli studi dopo le scuole dell’obbligo se avesse deciso di continuare gli studi (cosa che mi ha comunicato intenderebbe fare). Avevo deciso di fare dei sacrifici per il bene futuro di nostra figlia, anche se a scapito della frequenza dei nostri incontri (partire dal Ticino ha ridotto l’interazione con mia figlia a 2 soli incontri al mese e 1 telefonata settimanale, non sempre), ma qualcuno -con il beneplacito della legge- ha deciso di distruggere qualsiasi mio tentativo di miglioramento per il futuro. Che ignoranza! La regola del “tutto e subito, senza sforzo” sembra essere lo standard di certa gente che non vede a 3 dita dal proprio naso!

A quel punto capii che la vita di “lavoratore pendolare” fra la Svizzera interna e il Ticino non avrebbe portato i frutti sperati e siccome non ero disposto a continuare a far sacrifici inutilmente volli tornare in Ticino; più vicino alla mia famiglia, a mia figlia e ai miei amici, per cui decisi di rimettermi a lavorare per conto mio. I ritmi di lavoro imposti dalle grosse aziende mi avevano stancato e esaurito (e comunque in futuro non sarebbero serviti a nulla in quanto mi sarei ritrovato ben presto “fallito” economicamente), quindi decisi di rallentare e fare le cose a un ritmo più “umano”. Sono stato un lavoratore indipendente per quasi tutta la mia vita lavorativa e la possibilità di organizzarmi “a modo mio” mi mancava troppo. Ero disposto a fare sacrifici perché c’era un fine (il miglioramento della mia situazione economica precaria), ma non sono disposto a fare sacrifici senza alcuna possibilità di migliorare una tale situazione.

Come si può leggere nella sentenza del 4 aprile, fui condannato a pagare una cifra ben più grande di quella definita dalle tabelle di Zurigo perché il pretore, avv. Francesco Bertini, per me (grazie pretore!) aumentò pure le poste “affitto” (come se gli affitti in Ticino fossero più  cari che a Zurigo!) e “scuola” (già, perché la scelta unilaterale della mia ex riguardante la scuola privata é stata da lui accettata dicendo che “giova pure al padre”, visto che in caso contrario mia ex moglie non avrebbe potuto lavorare al 100%…) giungendo alla conclusione che nostra figlia aveva bisogno di Fr. 2’413.- mensili. Zurigo é la seconda città al mondo più cara, ma secondo il pretore, avv. Francesco Bertini, i figli di divorziati ticinesi che abitano nella città di Locarno necessitano di più soldi dei figli di divorziati zurighesi; per questo ho definito la sua sentenza completamente assurda!

Scoprii in seguito dal mio avvocato che se si fosse saputo del mio nuovo lavoro e stipendio, la cifra da versare per gli “alimenti” di nostra figlia sarebbe ulteriormente salita (!!??!!). Ma stiamo scherzando? Qualsiasi cifra un padre ticinese divorziato possa guadagnare (eccettuati forse gli stipendi oltre i Fr. 10-12’000.-/mese), resterà sempre e solo con il “minimo vitale”, in quanto la “giustizia” ticinese lo condannerebbe a pagare sempre di più, ben oltre le tabelle di Zurigo! Per il calcolo di quanto spetta al padre si adottano le tabelle LEF, per i suoi figli invece le Tabelle di Zurigo. Ma dov’è il principio di equità di trattamento?

Prima di accettare come “giusta” la decisione della “giustizia” ticinese, esigo che questa venga resa equa! A che serve altrimenti a un padre divorziato lavorare, se qualsiasi cosa egli faccia si ritroverebbe sempre e comunque povero, ridotto a dover campare con il “minimo vitale”?

Capitolo 12 – L’auto nuova, a tutti i costi!

Nel calcolo del fabbisogno minimo della mia ex era inclusa pure la posta “leasing” dell’auto, che lei cambia regolarmente ogni 4 anni (quindi in pratica è un debito). Questo perché “vivendo al di sotto del minimo vitale non poteva permettersi di acquistare un’auto”… Ho purtroppo dovuto più volte constatare che chi non può permettersi neppure una piccola auto d’occasione ne sceglie spesso una nuova (che costa molto di più) in “leasing”. Tanto con l’opzione “affitto mensile” (il lesing è questo) ci si può permettere anche il modello più caro!

Facciamo un esempio: compro una piccola auto d’occasione per Fr. 4’000.- oppure un modello simile ma nuovo, con sistema leasing, per “soli” 250.-/mese (per 48 mesi, valore residuo Fr. 4’000.-). In entrambi i casi il primo anno spendo Fr. 5’000.- (Acquisto: 4’000.- acquisto + 1’000.- per targhe e assicurazione RC) oppure (Leasing: 3’000.- leasing + 2’000.- per targhe, assicurazione RC + casco totale). Durante i seguenti 3 anni l’opzione “leasing” comporta costi fissi supplementari per ben 12’000.- in più! Ammettiamo anche, nel caso di un veicolo d’occasione, di dover procedere a riparazioni e manutenzione extra per 1’500.-/anno. Rimangono comunque sempre Fr. 6’000.- di differenza a favore dell’acquisto. Inoltre, dopo i 4 anni, il veicolo “a leasing” sarebbe da restituire al garage perdendo quindi tutto (soldi pagati e auto); proprio come accade per un appartamento in affitto.
Spesso però i garages permettono di acquistare il veicolo “noleggiato” pagando solo il “valore residuo” a colui che lo ha usato per la durata del contratto. Come si può ben vedere, l’acquisto del veicolo d’occasione da parte di colui che lo ha usato durante il periodo del “leasing” risulta essere un’opzione molto interessante. L’obiezione potrebbe essere: e se non ho Fr. 4’000.- per pagare il valore residuo? Semplice: invece di fare un nuovo leasing per un veicolo nuovo (e quindi impegnarsi per altri 4 anni), basta fare un prestito personale della durata di 12/18 mesi, in modo da mantenere i costi simili a quelli del “leasing”, ma per molto meno tempo (risparmiando di conseguenza parecchi soldi)!

Il “leasing” per le auto è un ottimo strumento per le ditte, le quali possono dedurlo dalle imposte sotto la voce “spese” e permette loro di mantenere la liquidità. Per i privati invece comporta solamente costi eccessivi. Perché dobbiamo per forza guidare sempre auto nuove? Perché questa voglia di voler “apparire” dentro un veicolo che non potremmo altrimenti permetterci? Questa “malattia” dei tempi moderni porta delle conseguenze che si pagano in termini di “debiti nascosti”, perché proiettati nel futuro. La cifra del debito non è direttamente visibile, di visibile c’è solo la rata da pagare tutti i mesi… un po’ come la restituzione di un prestito, o no?

I miei debiti invece erano ben visibili, ma non vennero tenuti in considerazione. Siccome non ho alcun “leasing” per l’auto, io non potei far valere alcuna deduzione mensile per i debiti. Scoprii pure una cosa interessante: i debiti e le imposte non vanno conteggiate nel fabbisogno minimo se non in situazioni “di agio finanziario” (ma chi definisce e cosa vuole dire “agio finanziario”?). L’unico debito che mi è stato “concesso” era il famoso “prestito di studio”, gentilmente concessomi al posto della borsa… dal cantone stesso! Chissà perché? Forse perché sono soldi che devo restituire allo stato?

Si fece pure notare come l’auto fosse “indispensabile” a mia ex moglie a causa degli orari irregolari (ma quando? lavora in un centro commerciale!), nonostante abiti in città e abbia a disposizione i trasporti pubblici ogni 15 minuti dalle 6:00 alle 23:00. Inoltre abitando a meno di 2 km dal posto di lavoro (20 minuti a piedi o 5 in bus) potrebbe veramente evitare l’uso dell’auto.
Per quanto riguarda nostra figlia il discorso è analogo, anche se la scuola si trova ca. 1 km più lontana (comunque a meno di 3 km da casa). Viste le distanze in gioco, il fatto di portare i figli a scuola in auto è -a mio modo di vedere- un’aberrazione  dei tempi moderni.

Che questa mania si sia imposta sempre più negli ultimi decenni é un dato di fatto: provate a passare davanti alle scuole all’ora di entrata o a quella d’uscita e vedrete che, contrariamente a quando voi andavate a scuola, non si vedono fiotte di scolari bensì di veicoli. Davanti alle scuole private poi c’é la “sfilata” degli ultimi modelli delle varie case automobilistiche; si spazia dalle piccole utilitarie ultra accessioriate ai grossi  SUV (4×4) di lusso!
Gente, lasciamo andare a scuola i nostri figli a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici come si é fatto per anni in precedenza! Questo favorisce le relazioni sociali e lo sviluppo psico-fisico dei nostri pargoli; inoltre diminuirebbe il traffico contribuendo pure alla salvaguardia dell’ambiente!

Vero che inizialmente almeno i più piccoli andrebbero “istruiti”, quindi accompagnati a scuola da qualcuno che possa mostrar loro i pericoli, in modo che in futuro diventino autonomi e possano recarsi a scuola in modo indipendente.

Vogliamo smetterla di proteggere in modo assurdo i nostri cuccioli? E’ un circolo vizioso: se a causa dei pericoli del traffico si portano i figli a scuola in auto, ci sono meno bambini a piedi o in bici e più auto in strada e questo crea più traffico! Siate almeno consapevoli del fatto che non ne hanno bisogno e che l’iper protezione non fa loro bene! E’ da secoli che  l’umanità sopravvive ed evolve proprio grazie alle difficoltà che incontra nella propria esistenza. Non é certamente tenendo i nostri figli al riparo da tutti i pericoli e da tutto quello che potrebbe capitar loro che questi possano imparare e prepararsi ad affrontare la loro futura vita da adulti, anzi!
Se però il progetto dello stato fosse quello di avere una mandria di persone incapaci di gestirsi autonomamente, quindi dipendenti dal sistema stesso, allora andando avanti così saremmo sulla strada giusta per deresponsabilizzare i nostri figli a favore di uno stato che li governi “a modo suo”.
Ma questa non sarebbe forse una forma occulta di comunismo?

Nel caso dell’arrampicatrice sociale, la scuola privata e l’automobile sono di rigore! Siccome questi individui ricevono appagamento dal mostrare agli altri su quale “gradino” sono giunti, l’accompagnare con l’auto i figli a scuola permette loro di mostrarsi e mostrare a tutti che i propri figli frequentano costose scuole private. Quello che non mostrano però é come sono giunte sul tanto ambito “gradino”; troppo spesso in modo disonesto, tramite matrimoni e divorzi di convenienza, sfruttando le falle della legge ticinese e costringendo l’ex marito all’indigenza, senza alcun rispetto per la sua dignità umana!

Vorrei ancora segnalare una cosa: quando mia ex moglie era ancora incinta, un giorno mi disse: -“Quando nostro figlio/a sarà in età scolastica voglio che frequenti la scuola privata”. Sul momento non diedi alcun peso alla sua frase, ma oggi so che non parlava solo per parlare…

Capitolo 10 – Schiavi moderni

Visto che, come descritto nel capitolo precedente, ho constatato personalmente che lo stato decide pure su come noi dobbiamo spendere i “nostri” soldi (vi ricordate i soldi che mio padre ricevette dall’assicurazione vita?), vorrei aprire una parentesi sui cosiddetti “schiavi moderni”.

Credete ancora di essere liberi di fare dei vostri soldi quello che volete? Vi sbagliate di grosso; lo stato vi incita a fare delle scelte che poi in futuro vi si ritorceranno contro. Credete di farle voi spontaneamente, ma in realtà sono scelte “pilotate” dal sistema. In pratica vi ritroverete “schiavi del sistema” senza neppure accorgervi, ma soprattutto “per colpa vostra”. Questo affinché lo stato possa “tenervi per le palle” e approfittare di voi “fino alla morte” (e a volte anche dopo)!

Mio padre e mia madre lavorano ancora oggi 7 giorni su 7, alzandosi alle 5 tutte le mattine e rientrando alle 20 tutte le sere. Sebbene entrambi siano da anni pensionati, non riescono a smettere di lavorare perché quello che l’AVS versa loro tutti i mesi non basterebbe neppure per pagare tutte le tasse e i balzelli vari che il cantone ci impone. Vi assicuro che i miei genitori non sono un caso isolato. Provate a chiedere agli anziani che vivono attorno a voi e che hanno lavorato per una vita intera se riescono a vivere con i soldi che lo stato versa loro. Però il cantone propone agli anziani una soluzione: le prestazioni d’aiuto complementari cantonali. Anche avendone diritto una persona sola arriverebbe al massimo a 1’587.50/mese mentre i coniugi avrebbero 2’381.25/mese (per entrambi, quindi poco più di 1’190.- a testa), quindi c’è poco da stare allegri! Questo documento cantonale ci informa al riguardo: “Prestazioni complementari cantonali (PC) alle rendite AVS e AI“.

Altro esempio: la cassa malati. Il Ticino è uno fra i cantoni più cari in questo ambito, ma per i “meno abbienti” c’è la soluzione cantonale: il sussidio (in pratica a qualcuno viene pagata parte del premio grazie a quanto incassato dalle tasse, pagate da “tutti”)!

Purtroppo i miei genitori hanno voluto credere al modello proposto loro dallo stato negli anni del grande boom economico (i famosi anni ’60 e ’70 del secolo scorso) e in effetti hanno lavorato una vita intera per trovarsi nel famoso e tanto decantato “ceto medio”. Vivono in casa di proprietà (della banca, visto che è ipotecata), e questo fa sì che ai sensi della legge sono considerati “ricchi”… quindi, per usare un’espressione elvetica, delle ottime “vacche svizzere da mungere”!

I miei genitori fanno ancora parte di quella generazione che si è sposata per amore e che nonostante i mille problemi quotidiani hanno combattuto e combattono uniti (a volte, come in tutte le coppie, con qualche screzio) e sono ancora, dopo quasi 50 anni, sposati. A causa di questo fatto lo stato versa loro solamente una rendita… e mezza! Proprio perché sono sposati.

Ma il matrimonio cos’è? Tento di dare una risposta: è quella cosa che ti rovina a vita… se divorzi finisci sul lastrico subito, se resti insieme ti trovi rovinato al momento del pensionamento!
Gente, a queste condizioni non sposatevi più!

Essi in pratica dovrebbero vivere (entrambi) con poche centinaia di franchi in più di quelli che il nostro cantone dice “necessari” a mia figlia secondo le mitiche “Tabelle di Zurigo”! E loro hanno l’assicurazione cassa malati che costa molto più cara di quella di mia figlia e ne devono pure pagare due visto che sono due persone e non una… e mezzo! Per recarsi al lavoro hanno l’auto, visto che dove abitano i trasporti pubblici il mattino presto e la sera sono inesistenti, e pure quello incide sul loro già magro budget. Inoltre loro, contrariamente a mia figlia, devono pure pagare le tasse con l’importo che l’AVS ritiene sufficiente per una coppia! Però i contributi hanno dovuto pagarli entrambi “pieni” (non una volta e mezza) e per una vita intera, con il miraggio di poterne un giorno usufruire. Il potere d’acquisto in questi ultimi 40 anni è sceso di parecchio, tanto che quella rendita che ai tempi era presentata come buona, oggi non permette più di vivere degnamente.

Un articolo che spiega bene la situazione attuale è stato scritto su un blog che ho già citato, quello di José Ortiga: “PIL fasullo”.

Visto che poi hanno “la sfiga” di abitare in casa di proprietà, oltre a dover pagare l’ipoteca (ok, gli interessi possono dedurli dalle imposte – l’ammortamento però no) viene calcolato loro anche il “valore locativo” e questo viene sommato a quanto percepiscono dall’AVS nel calcolo della loro tassazione… in pratica sono “ricchi” schiavi del sistema; schiavi moderni, perché oggi, a 70 anni lui e 66 lei, devono ancora lavorare per oltre 12 ore al giorno per dare allo stato “padrone” ben più della storica “decima”! Lo stato li spreme come limoni imponendo loro tasse e balzelli vari solo perché fanno parte di quella famosa categoria di cui parlavo prima. Essendo sempre stati onesti e avendo sempre dichiarato tutto fino all’ultimo centesimo sono ancor più penalizzati da uno stato che di base tratta i contribuenti indipendenti come evasori fiscali “aggiustando” le cifre come meglio loro aggrada “secondo gli elementi noti all’autorità fiscale…”, e questo nonostante siano tenuti per legge a tenere una contabilità. Che sia forse perché lo stato “ladro” pensi che tutti agiscano come lui agisce?

Chiamatela come volete, ma la “giustizia ticinese” è profondamente ingiusta e assurda: un pensionato ha il dovere di vivere con meno soldi di quelli che sono ritenuti “il fabbisogno” di un’adolescente!

Vi siete mai chiesti il perché? Posso azzardare una risposta anche a questo: forse perché se è lo stato a dover pagare, deve minimizzare l’uscita, mentre se a pagare è il contribuente allora lo stato deve massimizzare l’entrata. In pratica il contribuente (il cittadino del famoso “ceto medio”) è da “mungere” sempre e comunque! Già, perché il cittadino benestante ha la possibilità di usare quegli stratagemmi messi a sua disposizione dalla legge per pagare meno di quello che dovrebbe mentre a mantenere quello povero (da ovunque egli provenga) ci pensa lo stato stesso, dandogli i soldi “rubati” a quei cittadini che fanno parte del “ceto medio” e che pagano sempre e per tutti (e se qualcuno di questi volesse ribellarsi al sistema, la legge avrebbe pronti gli strumenti legali per punirlo).

Che il sistema si sia ispirato al leggendario racconto di “Robin Hood”, il famoso personaggio che rubava ai ricchi per dare ai poveri? Solo ispirato, non copiato fedelmente, perché nella leggenda originale l’eroe rubava ai veri ricchi!

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