Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 2 – Il matrimonio, il tradimento e il perdono

Dopo esserci sposati, anche i rapporti con suo padre si riappacificarono (chissà, forse non credeva che avessi avuto “le palle” di sposare sua figlia contro il suo volere! 😉 ). Tutto andò liscio per… poco più di un anno!  C’é chi sostiene che l’innamoramento duri in media 18 mesi e probabilmente ha ragione.

Durante il primo anno di matrimonio rimase incinta e perse per due volte il bimbo nei primi mesi di gravidanza. Andammo dal ginecologo e ci rassicurò spiegandoci che spesso accade di perdere il bimbo durante i primi mesi e ci consigliò, visto che la fecondazione naturale aveva funzionato, di non accanirci e di prenderci “un po’ di pausa”, di attendere qualche mese prima di fare un nuovo tentativo.

Passarono i mesi e non ci pensai più. Entrambi in quel periodo fummo molto impegnati professionalmente (lei, grazie a un mio conoscente proprietario di un ristorante, lavorava quale cameriera, impiego relativamente ben retribuito nonostante non avesse alcun diploma, ma le lasciava poco tempo libero), ma notai un cambiamento, era divenuta sempre più riservata e “strana”. Ai miei tentativi di capire cosa avesse, rispondeva sempre “niente”. Posso capire che sul piano psicologico quanto accaduto possa aver influito negativamente su di lei, ma perché non parlarmene? In fondo ero suo marito e questi fatti turbarono anche me.

Ecco che, andando a fondo, dovetti scoprire il (primo?) tradimento da parte di mia moglie. Ritengo che quanto accaduto non sia una scusante per aprire le porte al primo che si presenta; a mio modo di vedere non fu un motivo valido per decidere di tradirmi (ma in fondo, esistono dei motivi validi per farlo?).

Ebbi la conferma la sera in cui chiesi agli amici con cui ero uscito a cena di lasciarmi al ristorante dove mia moglie lavorava; dissi loro che sarei poi rientrato a casa con lei. Siccome mi aveva comunicato che avrebbe finito tardi, potete immaginare la mia sorpresa nel constatare che alle 21:30 aveva già finito ed era partita. Chiesi al proprietario del ristorante dove fosse mia moglie e questi mi disse che quel giorno il suo turno terminava alle 21:00.

Capii che c’era qualcosa di strano nella faccenda, ma dentro di me sperai di aver capito male e che il giorno in cui avrebbe dovuto finire tardi fosse stato un altro. Mi organizzai quindi per rientrare velocemente a casa, nel caso mi stesse aspettando. Arrivai a casa ma la trovai vuota; di mia moglie non c’era proprio alcuna traccia! La attesi per qualche ora (credo possiate immaginarvi cosa mi passò per la testa durante quelle interminbili ore) e quando, poco prima delle 2:00, rientrò, le dissi che ero preoccupato e le chiesi dove fosse stata fino a quell’ora. Rispose di avermi avvertito che avrebbe finito tardi e che forse lo avevo dimenticato. Aggiunse che siccome c’era stato parecchio lavoro, dopo la chiusura del locale aveva ancora fatto le pulizie…

Decisi di affrontarla e di parlarle chiaro. Le dissi che ero passato al  ristorante per trovarla e che non l’avevo trovata, le chiesi di dirmi la verità perché ero al corrente di quello che stava succedendo e non avrei sopportato altre menzogne. Confessò e dicutemmo a lungo. Si scusò, mi raccontò che era pentita, che non sapeva neppure lei cose le fosse passato per la testa… mi disse della grande sofferenza subìta per la perdita dei bimbi, mi raccontò che il collega di lavoro che diventò poi il suo amante le era stato molto vicino e l’aveva sostenuta così tanto in quel brutto periodo che quando lui prese l’iniziativa lei non seppe come reagire e subì la relazione suo malgrado (!?! Quanto fui ingenuo, le credetti !?! Oggi so che nessuna donna subìsce una relazione, tutt’al più potrebbe subìre una violenza, ma se accetta di avere una relazione, questa é -contrariamente a ciò che accade per gli uomini- del tipo affettivo/sentimentale: tutt’altro che una semplice “scappatella”!). Ora so che erano tutte balle, ma a quel momento pensai: “poverina, é colpa mia, non sono abbastanza presente, sono un cattivo marito”.

Decisi quindi di perdonarla e di darle una seconda possibilità (gravissimo errore: se avessi divorziato subito e l’avessi sbattuta fuori casa, visto che ai tempi il divorzio “per colpa” esisteva ancora, oggi non mi troverei a scrivere questo blog), chiedendole però, fino a nuovo avviso, di prendere la pillola anticoncezionale (altro errore: avrei dovuto provvedere io alla contraccezione!) e la nostra relazione proseguì più o meno tranquilla per un altro anno.

Mi sembrò veramente che tutto quanto accaduto un anno prima fosse passato, eravamo nuovamente una coppia felice, tanto che per il mio compleanno mi annunciò di avere un bel regalo per me, qualcosa che sapeva io desiderassi da tempo: un bimbo! Appresi la notizia con stupore, in quanto non me l’aspettavo (io ero rimasto al fatto che le avevo chiesto di prendere la pillola, no?), ma lasciai perdere e fui felice per l’avvenimento. Mi spiegò che a mia insaputa si era recata nuovamente dal ginecologo chiedendogli di controllare che fosse tutto a posto e se avesse potuto riprovare a restare incinta. Dalle analisi risultò una lieve carenza di acido folico, quindi le prescrisse delle pillole per compensare (siccome le prendeva al posto di quelle anticoncezionali non mi accorsi di alcunché).

Ritenni chiuso il brutto capitolo, voltai pagina e a fine novembre, per festeggiare, andammo 3 settimane in vacanza ai caraibi! La gravidanza proseguì bene, erano passati i primi 3 mesi (i più rischiosi), il bimbo si stava sviluppando normalmente e noi eravamo felici. Ricordo che quello fu per me uno dei periodi più belli del nostro  matrimonio.

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Tutti mentono

Anche in Ticino tutti mentono!

“La polizia mente. Gli avvocati mentono. I testimoni mentono. Mentono le vittime. Un processo é una gara di menzogne. In aula lo sanno tutti; lo sa il giudice, lo sanno i giurati. Entrano in tribunale consapevoli che verranno raccontate loro solo bugie. Prendono posto al banco e accettano di ascoltarle. Il segreto, se sei seduto al tavolo della difesa, é avere pazienza. Aspettare. Non una bugia qualsiasi, ma la bugia, quella giusta, quella da cogliere e modellare come metallo incandescente per trasformarla in una lama affilata. E con quella lama sventrare il caso, spargendone a terra le viscere. Il mio lavoro é questo: forgiare la lama. Affilarla. Usarla senza pietà e senza scrupoli. Essere la verità in un luogo in cui tutti mentono.”

Questo é il testo del primo capitolo del libro “La lista” di Michael Connelly, scrittore di thriller di fama mondiale. Riassume bene la situazione che si viene a creare quando c’é di mezzo la giustizia, quando a gestire una situazione in tribunale ci sono di mezzo avvocati, pretori e giudici.

Quando lessi questo libro, nel 2010, capii che spesso i libri non sono frutto di sola fantasia; spesso alla base ci sono fatti reali. Leggendo, mi ritrovai a pensare a quanto appreso durante l’infanzia, pensai a quello che i nostri genitori ci insegnarono: “se sei onesto e dici la verità tutto andrà bene, sarai addirittura premiato”. Purtroppo nella mia vita ho dovuto più volte constatare il contrario: più sei onesto, leale e sincero più verrai penalizzato! E questo perché? Forse perché sei l’unico che non si inventa quell’arma, quella famosa lama affilata descritta dall’avvocato Mickey Haller nel romanzo di Michael Connelly, che in seguito servirà per vincere la causa. No, in Ticino anche se un padre dovesse mentire non avrebbe scampo: la legge e la giurisprudenza ticinese sono fatti “a misura di donna”; che quest’ultima sia colpevole o meno non é importante, in ogni e qualsiasi caso in Ticino vincerà lei!

Le storie che potrete leggere su questo blog non sono frutto di fantasia e non sono basate su fatti reali, SONO fatti reali! Fatti incontestabili, accaduti in Ticino in questi anni, fatti che accadono tuttora e che continueranno ad accadere se il canton Ticino non provvederà quanto prima a modificare i parametri con il quali applica la legge sul divorzio nelle preture e nei tribunali ticinesi.

La mia richiesta (e credo anche quella di tutti i padri divorziati ticinesi, ma scrivetemi il contrario se dovessi sbagliarmi) é semplice: giustizia e uguaglianza di trattamento per gli ex-coniugi in caso di divorzio! Non mi sembra di chiedere la luna, esigo però che per calcolare i contributi di mantenimento dei figli ci sia una base di calcolo ticinese, che rispecchi il costo della vita in Ticino. Le cifre utilizzate attualmente sono prese dalle famose “Tabelle di Zurigo“, le quali come denunciato anche da altri, non rispecchiano la situazione ticinese. Attualmente (21 luglio 2011) é stata inoltrata dal deputato leghista Lorenzo Quadri una mozione che chiede al Consiglio di Stato ticinese di adattare tali tabelle alla realtà cantonale ticinese (leggi articolo).

Ora, non so se per pigrizia, incompetenza o altro, le preture del nostro cantone da anni utilizzano come base di calcolo le cifre contenute in queste tabelle e il tribunale d’appello continua imperterrito a confermare tali cifre, condannando di fatto i padri divorziati ticinesi al  fallimento personale. Agli occhi dell’opinione pubblica si delinea poi la figura del “padre cattivo che non paga gli alimenti per i suoi figli”, in quanto la gente comune non é a conoscenza delle ingiustizie intrinseche nell’applicazione della legge sul divorzio nel nostro cantone.

Giunti al punto in cui il padre, ex marito divorziato, dopo aver dato fondo anche agli ultimi sudati risparmi, a causa di una sentenza totalmente ingiusta emessa dal boia (pretore o giudice), i quali agiscono su mandato del carnefice (il canton Ticino) non ce la fa più e fallisce. Dopo averti spogliato di tutto, il cantone interviene nuovamente, ora però in veste di buon samaritano, a pagare al posto tuo 700.-/mese per figlio (ma tu avresti dovuto versarne oltre il doppio!), a darti un alloggio e un’assistenza economica (in pratica ti mantiene, ma tu diventi di fatto un suo schiavo!).

Se questa sia “giustizia” lo lascio definire a voi; a me non sembra proprio una cosa giusta!

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