Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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PAS – Sindrome da alienazione genitoriale

Sebbene la PAS (Parental Alienation Syndrome) non sia riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale, non significa che questa non esista!

PASNonostante Richard Gardner l’abbia proposta fin dal 1984, questa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori non adeguatamente mediati, quasi 30 anni dopo non è ancora riconosciuta. L’inesistenza della PAS come patologia clinica non ci assicura però che un certo tipo di comportamenti non esistano.

Credo che il problema, se questa psicopatologia fosse riconosciuta “legalmente”, sarebbe piuttosto un altro: l’uso che ne verrebbe fatto nei tribunali al fine di stumentalizzare le decisioni riguardanti i figli. Immagino sia questa la ragione per cui non si voglia riconoscerne legalmente l’esistenza.
Vorrei ricordare che fino al 2000, siccome nelle cause di divorzio esisteva il concetto di “colpa”, nei tribunali avvenivano feroci liti per stabilire chi fosse “il colpevole” del fallimento del matrimonio. A partire da quell’anno, con l’introduzione del “nuovo diritto matrimoniale”, il concetto di colpa venne eliminato, ma come si può facilmente immaginare -e constatare- non sparirono le feroci liti legate al divorzio, anzi! Non potendo più litigare circa la colpevolezza di uno o dell’altro coniuge, ci si focalizzò su un altro punto; si cominciò quindi a litigare “per i figli”, semplicemente strumentalizzandoli (il famoso concetto di “bene del minore” di cui scrissi nel precedente capitolo prese il ruolo centrale nelle procedure di divorzio). Alla fine comunque, indipendentemente dagli strumenti usati, si litiga sempre per soldi… ricordiamoci che nessuno li porterà con sé al momento di lasciare questo mondo.

E’ fuori dubbio che strumentalizzare i figli per poterne trarre vantaggi personali a discapito dell’ex-coniuge sia una grave forma di tradimento del proprio ruolo educativo. Così facendo il genitore che svilisce e cerca di distruggere l’altro agli occhi dei figli, sta distruggendo i propri figli (e pure se stesso).
Varie e diverse sono le motivazioni che possono scatenare un tale comportamento: vendetta verso l’ex partner, incapacità di accettare la separazione (con il conflitto si mantiene un legame), vantaggi economici e/o presenza di nuovi partner che influenzano le dinamiche familiari (gelosia?).

Vediamo ora qual’è la caratteristica principale di questa sindrome, la quale ci consente di spiegare fenomeni altrimenti non comprensibili: è il “lavaggio del cervello”, l’indottrinamento da parte di un genitore (secondo Gardner la madre nel 90% dei casi -forse perché è a lei che vengono assegnati i figli nel 90% dei casi?-) associata al contributo personale e attivo da parte del figlio opportunamente manipolato. Il tutto in assenza di motivi obiettivi che spieghino questa animosità da parte del figlio contro l’altro genitore (normalmente quello non affidatario).

Le tecniche che il genitore alienante mette in atto (più o meno consapevolmente) per compiere un tale indottrinamento sono descritte in 12 punti:

  1. negare sempre e continuamente l’esistenza dell’altro genitore;
  2. manipolare i fatti sempre a proprio vantaggio e a svantaggio dell’altro
  3. disapprovare i comportamenti dell’altro, facendoli passare come comportamenti “malati”
  4. drammatizzare i fatti e ricordare al bambino di essere il genitore migliore tra i due e l’unico che lo ha cresciuto e si è occupato di lui
  5. sottolineare l’inaffidabilità dell’altro genitore e considerarsi l’unico capace di prendersi cura dei bambini
  6. minacciare una diminuzione del proprio affetto e amore verso il bambino se questi si avvicina troppo all’altro
  7. mettere il bambino nella posizione di riferire e giudicare i comportamenti dell’altro
  8. costantemente allineare i pensieri e i giudizi dei figli con i propri
  9. riscrivere a proprio vantaggio il passato e la realtà, facendo comparire in una veste compromessa l’ex partner
  10. soddisfare le richieste del bambino disapprovate dall’altro
  11. mostrare gusti, pensieri completamente opposti a quelli dell’altro
  12. creare confusione e sensi di colpa nel momento in cui il bambino deve vedere l’altro genitore

Tutto questo espone i bambini al profondo dolore di doversi schierare, per paura di perdere il genitore che si mostra più debole e apparentemente indifeso (vittimismo?).

La distruzione della figura dell’altro genitore è sempre un ricatto morale, spesso perpetrato in maniera molto sottile dal genitore manipolatore.
E’ spesso difficile rilevare un comportamento del genere da parte di un genitore per chi non è un addetto ai lavori e visto che gli addetti ai lavori non riconoscono tale patologia, è pressoché impossibile limitare i danni psicologici che si creano nelle menti dei giovani che subiscono tali comportamenti.

Certi comportamenti tipici e ben distinti dalle normali dinamiche familiari dovrebbero però richiamare l’attenzione di chi li riconosce nei propri figli:

  • il bambino ripete i messaggi di disprezzo e disgusto verso l’altro genitore e le critiche appaiono inconsistenti, poco specifiche o comunque non supportate da dati reali
  • le cause del disprezzo e del disagio verso l’altro genitore vengono spiegate dal bambino con motivazioni superficiali o prive di senso
  • il bambino si dice convinto di quello che pensa e prova verso l’altro genitore e afferma che tali pensieri e sentimenti non sono stati indotti da nessuno, ma sono “farina del suo sacco”
  • il genitore manipolatore è descritto come totalmente e solamente positivo, l’altro come totalmente e solamente negativo e l’appoggio in qualsiasi disputa o conflitto è sempre e solamente dato al genitore alienante
  • la formulazione delle critiche contiene informazioni che solo il genitore manipolatore conosce e può aver trasmesso al bambino
  • il bambino sperimenta rifiuto, paura quando sa che deve incontrare l’altro genitore
  • l’ostilità viene mostrata non solo verso l’altro genitore ma si allarga a tutta la sua famiglia, ai suoi amici, alle nuove relazioni che egli costruisce

Chiunque può immaginare le conseguenze che un tale “lavaggio del cervello” può avere sul bambino: ripercussioni sul suo equilibrio psicologico presente e futuro, che in certi casi possono portare a disturbi e/o patologie della personalità.

Ora, che questa psicopatologia non venga inclusa nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), a mio modo di vedere non è rilevante. Sebbene fin dal 1952 il DSM  sia considerato “la Bibbia della psichiatria” dagli addetti al settore, ritengo doveroso citare che fino al 1972 fra le psicopatologie di tale manuale veniva riportata pure l’omosessualità… per cui l’onere delle conclusioni è lasciato al lettore!

***

Qui finalmente si parla di PAS, o meglio, una vittima di PAS parla! http://www.alienazione.genitoriale.com/vittima-di-pas-combatte-per-i-bambini

Capitolo 16 – Del bene del minore

Il_bene_dei_figliA distanza di oltre un anno ritengo opportuno pubblicare qualche aggiornamento, soprattutto per coloro che, frequentando da poco il blog, credono che questo sia “morto”. Il blog gode di ottima salute (visite regolari), sebbene da tempo non venga pubblicato nulla di nuovo.
L’occasione è propizia per ringraziare anche tutti coloro (uomini e donne!) che mi hanno contattato senza voler apparire sulle pagine del blog (soprattutto per paura di ritorsioni!) per raccontarmi delle ingiustizie da loro subìte in occasione di separazioni e divorzi.

Quello che più mi ha sorpreso sentendo i vari racconti è però il modo di agire di pretori e giudici che, invocando “il bene del minore” emettono sentenze che vanno proprio contro il bene del minore! Come queste persone possano ancora riuscire ad addormentarsi serenamente la sera e guardarsi nello specchio tutte le mattine nonostante consapevolmente facciano soffrire tanti bambini, non riesco proprio ad immaginarlo.
Scrivo “consapevolmente” perché non riesco neppure ad immaginare che un pretore o un giudice non si renda conto delle conseguenze delle proprie sentenze (altrimenti non sarebbe in grado di svolgere i compiti che la sua carica gli impone). Questi personaggi dovrebbero essere persone colte visto gli studi effettuati… ma un dubbio mi assale: nel curriculum formativo di un avvocato (perché è questa la loro formazione) sono incluse delle basi di psicologia? Ad ogni modo constato che non sappiano neppure cosa sia l’empatia: ho sentito di bambini sottratti a un genitore (o anche ad entrambi, per essere poi affidati a istituzioni o sconosciuti) o addirittura -al contrario- di bambini obbligati controvoglia a stare o recarsi presso un genitore violento, alcolizzato o perfino drogato!
Personalmente voglio evitare questo tipo di sofferenza a mia figlia, quindi evito opportunamente di denunciare le mancanze riguardo il diritto di visita.

Ad ogni modo qualcosa accomuna quasi tutte queste storie: dispetti, cattiverie, ricatti, vendette e odio. In una società che si ritiene cristiana, cattolica o riformata poco importa, questi comportamenti non dovrebbero neppure esistere! Il messaggio del cristianesimo è questo: -“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” Giovanni 15,12 (Testo CEI 2008)

Ribadisco come nell’attuale società manchino amore, lealtà, sincerità, rispetto e, soprattutto, buon senso!

Ottobre 2011:
Eccomi giunto al momento in cui mi ritrovo a non poter più pagare tutto quanto mi viene chiesto… i soldi che avevo da parte sono finiti, le fatture arrivano inesorabilmente e le entrate non sono ancora sufficienti… decido quindi di lasciare da parte, oltre il rimborso del prestito di studio e i relativi interessi, gli alimenti per mia figlia, le fatture giunte dalle imposte e dalla cassa malati. Sono in arretrato di 2 mesi con l’affitto, ma ho pagato tutti i fornitori (altrimenti mi ritroverei presto impossibilitato a continuare la mia attività, che dovrebbe cominciare a portare entrate dal 2012).

Arriva una lettera raccomandata dall’ufficio che si occupa di anticipare gli alimenti nella quale, come da prassi, mi si chiede se ci sono dei validi motivi per non versare più gli alimenti a mia figlia. Rispondo spiegando che ho sempre pagato tutti gli alimenti (anche più di quanto previsto sulla sentenza in vigore), ma che da qualche mese non ho più liquidità e l’attività indipendente da poco intrapresa non porta (ancora) i frutti sperati. Chiedo in quale modo venga tenuto conto del fatto che durante gli ultimi 2 anni, ho versato oltre 8’500.- in più di quanto previsto dalla sentenza, ma non ottengo alcuna risposta (in seguito saprò che quanto pagato “in troppo” è da considerarsi “legalmente perso”).

Gennaio 2012:
Dopo quasi 3 mesi ricevo una nuova lettera raccomandata, la quale mi impone di versare i soldi unicamente al loro ufficio. Mi si rende attento al fatto che ogni versamento direttamente pagato alla mia ex, da quel momento, sarà ritenuto come non avvenuto. Mi viene imposto di pagare gli alimenti secondo l’importo della vecchia sentenza (l’unica giuridicamente valida), ossia 200.-/mese in meno di quanto versai fino a quel momento. Mi venne pure comunicato di presentarmi presso il loro ufficio per un colloquio personale.

Febbraio 2012:
Durante il colloquio personale, che si svolse in maniera molto amichevole, mi comunicarono che, vista la possibilità di fare richiesta di assistenza alla cassa disoccupazione (erano trascorsi meno di 12 mesi da quando mi misi in proprio), sono tenuto per legge* a iscrivermi per ricevere tali indennità, in caso contrario sarei perseguibile penalmente per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore” (Art. 217.1 CPS). Spiego le varie ragioni (anche di salute) per cui ho deciso di lavorare in modo autonomo, ma vengo cortesemente e fermamente invitato ad adeguarmi alla legge*, andando ad iscrivermi all’ufficio regionale di collocamento. Mi viene spiegato che questo è un obbligo* per evitare la denuncia penale che verrebbe fatta d’ufficio in caso contrario (secondo l’Art. 217.2 CPS). In pratica secondo questo ufficio devo* procedere come spiegato per evitare le gravi sanzioni previste dalla legge. Mi viene anche spiegato che l’assurda “nuova” sentenza al momento “non c’è, non esiste” (visto che ho inoltrato ricorso al tribunale d’appello) e quindi di non crucciarmi né “fasciarmi la testa prima di averla rotta”. Mi viene comunicato che al momento devo quindi versare Fr. 460.-/mese e ho 5 mesi di arretrati: ne prendo atto.
Lascio volutamente ai lettori il compito di valutare come la mia ex si sia “tirata la zappa sui piedi” avendo voluto introdurre nei nostri rapporti avvocati, pretori e giudici nonché “la giustizia” ticinese. Abbiamo perso tutti, ma chi ha perso di più è evidentemente nostra figlia, altro che “bene del minore”!

* Nei giorni successivi mi venne comunicato che l’ufficio anticipo alimenti, per gli indipendenti, usa per prassi l’intimidazione a cessare l’attività indipendente qualora ci siano problemi a pagare gli alimenti, in quanto per loro in questi casi è molto più difficile recuperare i soldi anticipati.

Ecco, ancora una volta mi viene confermato che nei casi di divorzio tutto ruota solamente e unicamente attorno ai soldi! Forse secondo questi “operatori” l’amore è qualcosa che si può comprare… questo spiegherebbe da solo perché nel nostro Cantone i locali con le “artiste” siano così redditizi (ma attenzione: amore, prostituzione e sesso non sono sinonimi)!

A questo punto, mio malgrado, mi adeguo e il giorno successivo mi presento per l’iscrizione all’URC e alla cassa disoccupazione. In entrambi i casi spiego che sono stato obbligato e che la mia intenzione è quella di continuare con l’attività indipendente. Mi vengono consegnati svariati formulari da riempire e mi viene fissato un appuntamento per 2 giorni dopo.

Mentre torno a casa inizio a percepire quei sintomi che ho imparato a conoscere in occasione dell’inizio di burnout del 2010 e capisco che tutto questo sta creandomi un grosso disagio psicologico che si sta manifestando sotto forma di sintomi fisici.

Da oltre 3 mesi non vedo mia figlia. Da novembre 2011 non vuole più né vedermi né sentirmi “finché non pago gli alimenti” -Ricatto?-. Da un lato posso capirla, è in quella fase della vita di per sé già difficile che si chiama adolescenza e chissà cosa le hanno raccontato o casa avrà sentito, ma dall’altro non credo che tale scelta sia tutta “farina del suo sacco”, per cui attendo. Per il momento rispetto la sua decisione, ma regolarmente le comunico (via SMS) che mi manca la sua presenza e che spero stia comunque bene, sperando di rivederla presto.

Inizio a leggere e riempire i formulari che mi hanno consegnato, deprimendomi e pensando ai vari impegni che avrei da svolgere, oltre al tempo e alle energie che sto sprecando…
Fortunatamente in quel momento ricevo una telefonata da un cliente a cui avevo fatto un’offerta per un grosso lavoro e questi mi comunica che mi da’ il mandato: ecco finalmente una buona notizia ma… che fare? Decido immediatamente che questa è l’indicazione che non devo mollare tutto quanto intrapreso negli ultimi 9 mesi: accetto con gioia il mandato e dentro di me comincio a rivivere.
Avverto per correttezza l’URC che non andrò all’appuntamento perché voglio continuare con l’attività indipendente, forte del fatto che ora posso nuovamente far fronte agli impegni finanziari verso mia figlia, cosa che comunico anche all’ufficio anticipo alimenti che prendendone atto mi fa pure gli auguri.
Queste telefonate mi fanno sentire subito meglio: l’impegno e gli sforzi fatti per mesi stanno finalmente portando i primi frutti!

Novembre 2012:
Al momento i mandati arrivano in modo più o meno regolare e mi permettono di vivere. Non riesco però a rimborsare né la borsa di studio né a pagare le tasse e neppure i premi della cassa malati, per cui sono arrivati dapprima i richiami seguiti dai precetti esecutivi, in seguito gli avvisi di pignoramento e ultimamente pure il signore per effettuare il pignoramento.
Siccome il mio stile di vita è molto semplice e non posseggo nulla di valore non ha potuto pignorare nulla, per cui l’ufficio esecuzione e fallimenti ha redatto degli atti di carenza beni. Pagando regolarmente la pensione alimentare per nostra figlia (è la mia priorità dopo la mia stessa sopravvivenza) non posso venir denunciato per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore”.
Al momento sono contento di poter vivere rispettando i ritmi della natura e del mio corpo lavorando in modo professionale e a piena soddisfazione mia e dei miei clienti.

Vorrei segnalare il fatto che nonostante abbia potuto riprendere a pagare regolarmente gli alimenti per nostra figlia, questo non ha a tutt’oggi contribuito a migliorare le cose con lei: nonostante le abbia più volte chiesto di rivederci, non ho ottenuto alcun riscontro positivo. Se non volermi più vedere né sentire fosse quello che realmente vorrebbe, rispetterei la sua decisione per il suo bene (se lei fosse felice così lo sarei anch’io) nonostante questo mi rattristerebbe, ma data la sua età e conoscendo le capacità manipolatrici di sua madre immagino che le cose siano ben più complicate di così (ne parlerò nel prossimo capitolo).

Visto il periodo, dovrei forse scrivere una letterina a Gesù Bambino nella quale chiedo come regalo di Natale di poter vedere e parlare un po’ con mia figlia? Si dice che la speranza sia l’ultima a morire… speriamo!

Conclusione: del “bene del minore” in realtà non importa niente a nessuno, se non forse a chi vuole loro bene veramente: a chi vuole il loro bene!

Divorzio e crimini contro l’umanità

Oggi riporto semplicemente un articolo tratto dal sito http://www.corriereromano.it che esprime molto bene quello che sto provando dentro, un gran senso di vuoto, la depressione. Conosco queste sensazioni per averle già sperimentate in passato e voglio combattere, anche se ormai la mia  sembra essere una battaglia persa in partenza, una battaglia contro i mulini a vento. Che sia un Don Chisciotte pure io? Solo il futuro potrà dirlo e siccome del futuro l’unica certezza é che un giorno tutti coloro che sono nati dovranno morire, non credo sia utile stare a formulare troppe ipotesi per cui vi lascio alla lettura.

Prefazione

Il divorzio predatorio è una piaga sociale diffusa ed in rapida espansione, una pratica che colpisce con cruenza ogni sfera personale (affettiva, lavorativa, morale e materiale) dell’essere umano che ne diventa vittima. Chi ne viene colpito perde i propri figli, la propria casa, i propri soldi, tutte le proprie libertà e le proprie sicurezze.

Terremoto, tsunami, devastazione, shock, alcune delle parole usate per descriverlo dalle migliaia di uomini e papà separati che ne sono stati vittima, almeno da quelli sopravvissuti dato che, solo in Italia, ogni anno 100 di loro non ce la fanno e smettono di vivere.

[da lettere al direttore]

Italia, 27 Maggio 2011 – Ero un ventenne libero e felice, avevo la mia indipendenza, un lavoro, una famiglia. Poi un giorno mia moglie mi tradì ed andò via. Neppure il tempo di lenire le ferite dell’amore. Un giudice decise che ella avesse tutto. D’improvviso non ebbi più i miei soldi, la mia casa, i miei figli, la mia libertà. Il più grande shock della mia vita.

Oggi, sono 10 anni che vivo così. Corpo e mente portano i segni di una persona che non ha smesso di lottare, ma che da quel giorno non è stata più la stessa, e chissà.. se lo sarà mai più.

Ho conosciuto migliaia di uomini come me. Rovinati, chi più chi meno, da persone alle quali avevano affidato la loro vita. Ed i figli stanno crescendo con meno opportunità in un ambiente fatto di odio, sopraffazione, ingiustizia, mancanza totale di senso, comprensione, etica.

Ancora oggi la ex. quando vuole preme un bottone, ed agisce la sua crudeltà: “cosa faccio oggi.. non gli do la pagella o non gli dico del dentista? gli nego i figli a telefono o non li mando a scuola il suo giorno settimanale?” Ancora non le è venuto a noia torturare.

Forse siamo entrati in una nuova dittatura e la società ancora non reagisce.

Ma io vivo e vivrò anche per vedere la fine di questa piaga, risolta per sempre. E per vedere le donne ed i giudici che hanno prodotto questi orrori processati, nei tribunali o nelle piazze, per crimini contro la dignità e la libertà dell’uomo, contro l’umanità.

In fede. L.B.

Ecco, mi consolo sapendo che non sono la sola vittima di un sistema ormai corrotto; sono in compagnia di migliaia di altri padri la cui ex consorte si diverte a torturare e nessuno di coloro che potrebbero fare qualcosa ha il coraggio  di reagire. L’omertà degli addetti ai lavori mi rende profondamente triste, eppure fra di loro ci sono padri… o figli di coppie divorziate, gente che ha sofferto e che soffre senza denunciare. Che tristezza!

Della lingua italiana e delle assuefazioni in generale

Mi si è fatto notare come “suoni male” quando, leggendo gli articoli da me pubblicati, il lettore incappa nell’espressione “mia ex moglie”, ossia quando io scrivo la frase omettendo l’articolo “la”. E’ vero, nell’uso comune, quello di tutti i giorni, specialmente nella lingua parlata, si sente spesso dire “la mia ex moglie”, che forse a qualcuno potrebbe anche “suonare meglio”. Ma cosa mi direbbe la stessa persona se dovessi scrivere “la mia moglie” invece di scrivere “mia moglie”? Capite cosa intendo? E’ esattamente la stessa cosa, solo che manca “ex”. Ai tempi delle scuole elementari (per me ormai sono trascorsi ben 35 anni!) mi fu insegnato che si omette l’articolo quando si usa il pronome possessivo, per cui si dice, per esempio, “mia mamma” e non “la mia mamma”.
Un’altra di queste “stonature” entrate nel linguaggio comune è l’uso scorretto del verbo disfare al gerundio: si sente spesso dire “sto disfando (…)”, quando l’uso corretto sarebbe “sto disfacendo (…)”. Coloro che usano la forma sbagliata “disfando” però dicono correttamente “sto facendo (…)” e mai direbbero “sto fando (…)”, quindi, se da un lato c’è poca coerenza, dall’altro c’è molta assuefazione.

Questa dell’assuefazione è una cosa che non colpisce solo la lingua italiana, ma molti altri settori. Per esempio una cosa a cui non facciamo neppure più caso da anni nelle città é l’inquinamento fonico… il rumore. Spesso ci si rende conto dell’assenza di rumore per esempio quando si va in vacanza in zone tranquille e questo desta in alcuni di noi preoccupazione… per taluni il rumore, l’inquinamento fonico, é addirittura tranquillizzante… mentre la tranquillità e il silenzio sono ritenuti inquietanti! Altri esempi dell’assuefazione potrebbero essere l’inquinamento ottico dato dalle luci (e questo fatto crea sempre più difficoltà alla fauna notturna), la quantità di automobili che giornalmente imperversa sulle strade e a cui pochi fanno realmente attenzione (per molti sta diventando “normale” stare fermi in colonna  per ore) o ancora i “boschi” di cartelli pubblicitari “cresciuti” accanto alle strade (e chi li “vede” più?)…

La redazione di questo articolo avviene per me in modo naturale nel discorso generale sul divorzio, ma forse qualcuno si starà chiedendo il perché. In generale si può dire che ci siamo assuefatti al divorzio. Solo 30 anni fa chi aveva i genitori divorziati se ne vergognava; per i ragazzi di oggi avere i genitori divorziati é una cosa “normale”. Quelli che vivono in una famiglia unita sono l’eccezione. La cosa peggiore é però legata all’affido dei figli; cercherò ora di spiegare cosa intendo nel modo più semplice possibile. Da anni ormai in Ticino, in caso di divorzio, si affidano i figli alle madri (genitore affidatario) e si applicano le famigerate “Tabelle di Zurigo” per stabilire quale debba essere l’importo che il padre (genitore non affidatario) debba versare quale “pensione alimentare” per i figli. Che siano le madri a dover allevare i figli e i padri a dover pagare é una cosa a cui ormai i pretori e i giudici ticinesi (ma anche di altri cantoni) si sono talmente assuefatti che é divenuta “prassi corrente” in ogni decisione di divorzio. Ora, che tale modo di procedere venga applicato da decenni senza che pretori e giudici si pongano più alcuna domanda sulla realtà attuale dei divorzi, é un dato di fatto.

In altri cantoni (e in altri stati) viene spesso riconosciuto però anche l’affido congiunto. Ho recentemente visto una trasmissione sulla televisione della svizzera romanda dove, fra le altre cose, si denunciava il fatto che spesso le madri si oppongono a tale richiesta “per motivi finanziari”. Questo documentario (in francese) mostra anche quanto sia difficile per un padre ottenere da pretori e giudici l’affido dei figli, anche se questo è desiderato e richiesto dai figli stessi. Ho la forte impressione che da parte degli addetti ai lavori ci sia un’idea preconcetta, ossia che il padre sia “il cattivo” e la madre sia “la buona”, per cui i figli vanno per forza assegnati alla madre e il padre deve pagare. E’ anche vero che la sindrome da alienazione genitoriale (PAS – Parental Alienation Syndrome*) è spesso una realtà, ma questo può avvenire sia da parte del padre che da parte della madre. Purtroppo però spesso viene diagnosticata e accettata legalmente solo quando i figli chiedono di essere affidati al padre e quasi mai nel caso contrario. Guarda la trasmissione del 1° settembre 2011 (TSR): “Temps présent – Enfants, otages du divorce”.

Ricordo che nel 2000 la legge sul  divorzio é cambiata e il concetto di colpa é andato perso. Se fino a quel tempo gli ex coniugi litigavano per stabilire chi fosse il colpevole del fallimento del matrimonio, oggi gli stessi litigano per stabilire chi terrà i figli e chi, di conseguenza, dovrà pagare. Nessuno si pone più la domanda di cosa sia giusto o sbagliato, di cosa sia realmente meglio per i figli. I pretori e i giudici ticinesi dicono di volere il bene dei nostri figli, ma da anni applicano sempre la stessa prassi (alla mamma l’affido dei figli, ai padri il pagamento della pensione alimentare) e la stessa giurisprudenza in materia (importo della pensione alimentare definito dalle “Tabelle di Zurigo”), incuranti delle conseguenze nefaste causate dalle loro decisioni.

Vista la società odierna, orientata sempre più al materialismo e al consumismo, questo modo di fare non mi sorprende in modo particolare, ma mi preoccupa molto: i figli sono divenuti ormai “moneta di scambio” e vengono contesi fra i genitori che combattono per l’affidamento e quindi per ricevere l’importo della pensione alimentare dal genitore non affidatario (di regola il padre).

Anche le peggiori madri, quelle a cui non interessa assolutamente il bene dei propri pargoli, vogliono ottenere a tutti i costi l’affido dei figli e questo -spesso- solo per una mera questione finanziaria. Queste donne vengono spesso aiutate, se non addirittura spronate da certi avvocati senza scrupoli, a raggiungere il loro fine utilizzando stratagemmi immorali e mentendo spudoratamente (false denunce, ma di questo parlerò in un prossimo articolo). Grazie alla cospiqua cifra degli “alimenti” ricevuti per i figli, molte di queste madri possono permettersi di aumentare il proprio tenore di vita (ricordo che i soldi versati ai figli vengono amministrati dalle madri come a loro pare e piace) e siccome le cifre in gioco sono alte, l’egoismo e l’avidità hanno spesso la meglio sul buon senso e sul bene dei figli!

Che gli importi riportati nelle ormai famose “Tabelle di Zurigo” siano cresciuti in modo completamente sproporzionato alla realtà ticinese, nessuno lo può negare. Che a Zurigo città (seconda città più cara al mondo secondo un recente studio dell’UBS) vengano imposti tali importi é ancora concepibile visti gli stipendi versati ai lavoratori di quella zona, ma che questi importi vengano imposti anche in canton Ticino é proprio fuori luogo! Dico questo perché anche nelle zone periferiche del canton Zurigo e nei cantoni adiacenti gli importi riportati nelle tabelle zurighesi vengono diminuiti in proporzione al reale costo della vita del luogo.

Per il solo fatto che da anni vengono applicati certi parametri e che questo abbia ormai creato una certa qual assuefazione per gli “addetti ai lavori”, non significa per forza che siano equi o giusti! Che per i giovani ticinesi, figli di divorziati, siano “necessari” oltre  2’000.-/mese per vivere é una cosa completamente assurda! Come faranno i nostri figli a sopravvivere il giorno che si ritroveranno a dover vivere con il frutto del loro lavoro? Non credo che tutti i figli dei divorziati ticinesi otterranno una laurea o che tutti potranno svolgere professioni quali ad esempio medico, dentista, direttore/direttrice di grosse aziende o banche, avvocato/a, sportivo/a d’élite o fotomodello/a… e se lo spendere senza ritegno a quel momento sarà per loro divenuto normale, sarà molto difficile che questi nuovi adulti abbiano compreso quale sia il reale valore dei soldi! Educare i figli significa anche spiegar loro come gestirsi finanziariamente, ma forse a qualcuno (quelli che “tirano le cordicelle” dell’economia) va bene che le cose vadano così…

Immagino che sia anche per questi motivi che il politico Lorenzo Quadri abbia inoltrato una mozione parlamentare al consiglio di Stato ticinese e che il movimento papageno stia raccogliendo le firme per inoltrare una petizione ai giudici della prima Camera Civile del Tribunale d’appello di Lugano, entrambe a sostegno della riduzione dei parametri delle “Tabelle di Zurigo”.

* « Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile » (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).


Capitolo 12 – L’auto nuova, a tutti i costi!

Nel calcolo del fabbisogno minimo della mia ex era inclusa pure la posta “leasing” dell’auto, che lei cambia regolarmente ogni 4 anni (quindi in pratica è un debito). Questo perché “vivendo al di sotto del minimo vitale non poteva permettersi di acquistare un’auto”… Ho purtroppo dovuto più volte constatare che chi non può permettersi neppure una piccola auto d’occasione ne sceglie spesso una nuova (che costa molto di più) in “leasing”. Tanto con l’opzione “affitto mensile” (il lesing è questo) ci si può permettere anche il modello più caro!

Facciamo un esempio: compro una piccola auto d’occasione per Fr. 4’000.- oppure un modello simile ma nuovo, con sistema leasing, per “soli” 250.-/mese (per 48 mesi, valore residuo Fr. 4’000.-). In entrambi i casi il primo anno spendo Fr. 5’000.- (Acquisto: 4’000.- acquisto + 1’000.- per targhe e assicurazione RC) oppure (Leasing: 3’000.- leasing + 2’000.- per targhe, assicurazione RC + casco totale). Durante i seguenti 3 anni l’opzione “leasing” comporta costi fissi supplementari per ben 12’000.- in più! Ammettiamo anche, nel caso di un veicolo d’occasione, di dover procedere a riparazioni e manutenzione extra per 1’500.-/anno. Rimangono comunque sempre Fr. 6’000.- di differenza a favore dell’acquisto. Inoltre, dopo i 4 anni, il veicolo “a leasing” sarebbe da restituire al garage perdendo quindi tutto (soldi pagati e auto); proprio come accade per un appartamento in affitto.
Spesso però i garages permettono di acquistare il veicolo “noleggiato” pagando solo il “valore residuo” a colui che lo ha usato per la durata del contratto. Come si può ben vedere, l’acquisto del veicolo d’occasione da parte di colui che lo ha usato durante il periodo del “leasing” risulta essere un’opzione molto interessante. L’obiezione potrebbe essere: e se non ho Fr. 4’000.- per pagare il valore residuo? Semplice: invece di fare un nuovo leasing per un veicolo nuovo (e quindi impegnarsi per altri 4 anni), basta fare un prestito personale della durata di 12/18 mesi, in modo da mantenere i costi simili a quelli del “leasing”, ma per molto meno tempo (risparmiando di conseguenza parecchi soldi)!

Il “leasing” per le auto è un ottimo strumento per le ditte, le quali possono dedurlo dalle imposte sotto la voce “spese” e permette loro di mantenere la liquidità. Per i privati invece comporta solamente costi eccessivi. Perché dobbiamo per forza guidare sempre auto nuove? Perché questa voglia di voler “apparire” dentro un veicolo che non potremmo altrimenti permetterci? Questa “malattia” dei tempi moderni porta delle conseguenze che si pagano in termini di “debiti nascosti”, perché proiettati nel futuro. La cifra del debito non è direttamente visibile, di visibile c’è solo la rata da pagare tutti i mesi… un po’ come la restituzione di un prestito, o no?

I miei debiti invece erano ben visibili, ma non vennero tenuti in considerazione. Siccome non ho alcun “leasing” per l’auto, io non potei far valere alcuna deduzione mensile per i debiti. Scoprii pure una cosa interessante: i debiti e le imposte non vanno conteggiate nel fabbisogno minimo se non in situazioni “di agio finanziario” (ma chi definisce e cosa vuole dire “agio finanziario”?). L’unico debito che mi è stato “concesso” era il famoso “prestito di studio”, gentilmente concessomi al posto della borsa… dal cantone stesso! Chissà perché? Forse perché sono soldi che devo restituire allo stato?

Si fece pure notare come l’auto fosse “indispensabile” a mia ex moglie a causa degli orari irregolari (ma quando? lavora in un centro commerciale!), nonostante abiti in città e abbia a disposizione i trasporti pubblici ogni 15 minuti dalle 6:00 alle 23:00. Inoltre abitando a meno di 2 km dal posto di lavoro (20 minuti a piedi o 5 in bus) potrebbe veramente evitare l’uso dell’auto.
Per quanto riguarda nostra figlia il discorso è analogo, anche se la scuola si trova ca. 1 km più lontana (comunque a meno di 3 km da casa). Viste le distanze in gioco, il fatto di portare i figli a scuola in auto è -a mio modo di vedere- un’aberrazione  dei tempi moderni.

Che questa mania si sia imposta sempre più negli ultimi decenni é un dato di fatto: provate a passare davanti alle scuole all’ora di entrata o a quella d’uscita e vedrete che, contrariamente a quando voi andavate a scuola, non si vedono fiotte di scolari bensì di veicoli. Davanti alle scuole private poi c’é la “sfilata” degli ultimi modelli delle varie case automobilistiche; si spazia dalle piccole utilitarie ultra accessioriate ai grossi  SUV (4×4) di lusso!
Gente, lasciamo andare a scuola i nostri figli a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici come si é fatto per anni in precedenza! Questo favorisce le relazioni sociali e lo sviluppo psico-fisico dei nostri pargoli; inoltre diminuirebbe il traffico contribuendo pure alla salvaguardia dell’ambiente!

Vero che inizialmente almeno i più piccoli andrebbero “istruiti”, quindi accompagnati a scuola da qualcuno che possa mostrar loro i pericoli, in modo che in futuro diventino autonomi e possano recarsi a scuola in modo indipendente.

Vogliamo smetterla di proteggere in modo assurdo i nostri cuccioli? E’ un circolo vizioso: se a causa dei pericoli del traffico si portano i figli a scuola in auto, ci sono meno bambini a piedi o in bici e più auto in strada e questo crea più traffico! Siate almeno consapevoli del fatto che non ne hanno bisogno e che l’iper protezione non fa loro bene! E’ da secoli che  l’umanità sopravvive ed evolve proprio grazie alle difficoltà che incontra nella propria esistenza. Non é certamente tenendo i nostri figli al riparo da tutti i pericoli e da tutto quello che potrebbe capitar loro che questi possano imparare e prepararsi ad affrontare la loro futura vita da adulti, anzi!
Se però il progetto dello stato fosse quello di avere una mandria di persone incapaci di gestirsi autonomamente, quindi dipendenti dal sistema stesso, allora andando avanti così saremmo sulla strada giusta per deresponsabilizzare i nostri figli a favore di uno stato che li governi “a modo suo”.
Ma questa non sarebbe forse una forma occulta di comunismo?

Nel caso dell’arrampicatrice sociale, la scuola privata e l’automobile sono di rigore! Siccome questi individui ricevono appagamento dal mostrare agli altri su quale “gradino” sono giunti, l’accompagnare con l’auto i figli a scuola permette loro di mostrarsi e mostrare a tutti che i propri figli frequentano costose scuole private. Quello che non mostrano però é come sono giunte sul tanto ambito “gradino”; troppo spesso in modo disonesto, tramite matrimoni e divorzi di convenienza, sfruttando le falle della legge ticinese e costringendo l’ex marito all’indigenza, senza alcun rispetto per la sua dignità umana!

Vorrei ancora segnalare una cosa: quando mia ex moglie era ancora incinta, un giorno mi disse: -“Quando nostro figlio/a sarà in età scolastica voglio che frequenti la scuola privata”. Sul momento non diedi alcun peso alla sua frase, ma oggi so che non parlava solo per parlare…

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