Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 4 – Il divorzio

Dopo tutto quello che avevo fatto per lei non me lo sarei mai aspettato. Per amore l’avevo perdonata, vivevamo in un bell’appartamento, le avevo creato un posto di lavoro su misura, avevamo appena avuto un figlio… cosa voleva ancora? Il divorzio! Non capii… ma le concessi anche questo.

Siccome la situazione era molto delicata visto che avevamo una bimba di non ancora un anno e parecchi debiti, le chiesi come intendesse muoversi. Mi disse che lei non voleva nulla (né soldi per lei, né soldi per la bimba, né l’appartamento né soprattutto i debiti!) a parte l’affido di nostra figlia e potersene andare al più presto. Accettai, dicendole però che volevo poter vedere nostra figlia più che solo 2 volte al mese per 2 giorni e aggiunsi pure che trovavo ingiusto non versarle almeno un minimo per nostra figlia, visto che in fondo era anche figlia mia!

Nel frattempo lei si trovò un appartamento e, insieme al suo amante, ci si trasferì con nostra figlia (ufficialmente ci abitava da sola con nostra figlia, ma in pratica anche lui abitava lì).

Siccome la legge sul divorzio pochi mesi dopo sarebbe comunque cambiata e il concetto di “colpa” non sarebbe più esistito, rinunciai a denunciare i fatti. Grazie all’aiuto di un avvocato, mettemmo su carta il nostro “accordo” (l’avvocato redasse il documento in forma diversa, ma il contenuto rispecchiava quanto da lei richiesto e da me accettato, come si può vedere dall’omologazione della convenzione) e inoltrammo la richiesta di divorzio. Il pretore ci volle incontrare, ci sentì e si accertò che quanto da noi espresso fosse veramente il nostro volere. Chiese addirittura a mia moglie se non volesse prendersi un avvocato e “lottare” contro di me, ma lei rispose che quello era il suo volere e qualche mese dopo il tutto prese valore legale. In poco tempo e con poche spese eravamo divorziati (Omologazione convenzione).

Tutto quello che mi stava capitando mi parve assurdo, ma capii che quando lei, all’inizio della relazione, mi disse che voleva un figlio da me ma che non intendeva sposarsi, era sincera (almeno quella volta lo è stata)! In seguito, quando ci sposammo, forse non lo fu più, ma questo lo sa solo lei. Forse, visto che io ero contrario ad avere figli senza formare una famiglia, decise di assecondarmi pensando già alla possibilità di divorziare in seguito, ma anche questo è solo lei a saperlo. Di fatto ottenne, a scapito mio e di nostra figlia (che praticamente mai ebbe una famiglia “normale”), quanto desiderato fin da quando ci incontrammo!

Il mio lavoro risentì molto del contraccolpo causato dal divorzio; i clienti che non vedevano più mia moglie chiedevano cosa fosse successo e qualcuno addirittura mi raccontò di qualche “stranezza” che aveva notato negli ultimi tempi. Mi ritrovai ad avere un locale che non corrispondeva alla nuova situazione, con un affitto che in poco tempo divenne per me “un peso”. Decisi quindi di trovare un nuovo locale ad uso ufficio e traslocai nuovamente. I clienti continuarono a diminuire per stabilizzarsi al numero che avevo l’abitudine di gestire prima che mia ex moglie iniziasse ad aiutarmi.
E’ incredibile quanto la presenza continua di una persona in ufficio possa far salire il numero dei clienti! Coloro che passando trovano la porta chiusa, si rivolgono semplicemente altrove, nonostante sulla porta siano indicati i recapiti telefonici. La gente vuole avere una persona con cui parlare, a cui porre delle domande!
Qualche tempo dopo mi trasferii in un nuovo ufficio, più grande ma meno caro e in parte riuscii a stabilizzare la situazione, ma i clienti erano sempre meno, soprattutto a causa della forte concorrenza nel settore.

Paragonare il divorzio a una disgrazia naturale mi sembra corretto; dopo, è tutto da rifare!

Poco dopo la sua partenza, un giorno, trovai un biglietto sul tavolo di casa sul quale mia ex-moglie scrisse “Scusami per tutto il male che ti ho fatto. Spero che un giorno potrai perdonarmi”. Oggi sono convinto che anche quella richiesta di scuse fosse una menzogna.

Quando, un paio d’anni dopo, parlando con un’amica che conobbi poco dopo il divorzio mi sentii dire: -“Finora tua ex moglie ha sempre usato la bambina contro di te e secondo me non smetterà di farlo”, sperai che si sbagliasse, ma purtroppo aveva ragione. Si dice spesso che le donne abbiano un “sesto senso”; sono convinto che lei, il “sesto senso”, ce l’abbia davvero!

Negli anni seguenti conobbi più ragazze, ma con nessuna ebbi voglia di creare nuovamente una famiglia. Avevo perso la fiducia e ancora oggi soffro per il male che mia ex moglie continua a farmi, perché se pensate che sia finita qui vi sbagliate. Non avrei mai scritto un blog per raccontare una storia così banale!

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Capitolo 1 – L’inizio di un amore

Da oltre 3 anni stavo con una ragazza ticinese, ma ultimamente fra di noi le cose non erano più così rosee come un tempo. Avevo appena finito la mia formazione professionale e avevo iniziato a lavorare come libero professionista. Chi lavora o ha lavorato quale indipendente sa quanto il lavoro influisce sulla vita di coppia (telefonate di clienti a qualsiasi orario di qualsiasi giorno della settimana, interventi urgenti, …). In effetti in quel periodo concedei meno tempo alla nostra relazione e questo non aiutò affatto le cose. Una sera, in occasione di una cena, incontrai una ragazza straniera che mi piacque fin da subito e poco tempo dopo decisi di troncare la relazione con la mia ragazza per frequentare questa nuova amica, sperando che la bella ragazza straniera fosse interessata ad andare oltre la semplice amicizia.

Fu una cosa reciproca fin dai primi incontri e la relazione fra noi si instaurò quasi istantaneamente. Oltre a essere (a mio modo di vedere) una bella ragazza, si dimostrò di sani princìpi, molto devota e attaccata alla casa. Ben diversa dalle ragazze ticinesi frequentate fino a quel momento, questa mi parve subito la donna giusta per poter finalmente pensare a qualcosa di più serio (io avevo 24 anni e iniziavo a desiderare una famiglia e dei figli e lei nonostante avesse solo 20 anni mi sembrava molto matura). Parlai con lei riguardo le sue aspettative per il futuro e mi disse che avrebbe desiderato un figlio, ma che fino a quel momento non aveva preso in considerazione il matrimonio. Decidemmo di continuare la nostra relazione rimandando le decisioni “importanti” a un prossimo futuro.

Dopo qualche tempo la ragazza mi comunicò di avere un ritardo e le suggerii di andare a farsi visitare da un medico. Mi comunicò di essere incinta, ma dopo qualche giorno ebbe il ciclo. Mi sentii felice fin da subito per la gravidanza (anche se arrivata molto presto) e mi rattristai molto quando seppi che tutto era finito. Siccome fra la mia cerchia di amici avevo anche un bravo ginecologo (specialista in un centro di fertilità) e non mi convinse troppo colui a cui lei si era rivolta, le proposi di andare insieme dal mio conoscente. Quest’ultimo, per rassicurarci, ci propose di sottomerterci entrambi a un test per vedere se fossimo compatibili e se non ci fossero eventuali problemi che avrebbero impedito una fecondazione naturale. Fu proprio in occasione di tali esami che scoprii di essere meno fertile della media degli uomini (ma a scuola a voi non insegnavano mica che ne bastava uno per restare incinta? 🙂 ). Secondo l’esperto però eravamo compatibili, sebbene avessimo meno probabilità di avere un bimbo “al primo colpo”. Decidemmo allora di lasciare al fato l’arrivo o meno di un figlio.

Tutto sommato la situazione non era così male e questa vicenda mi parve rafforzare e migliorare ulteriormente la nostra relazione di coppia; nei mesi seguenti decidemmo addirittura di sposarci. Quando ne parlammo ai suoi genitori si scatenò il finimondo: il futuro suocero mi disse, testuali parole: -“Non voglio uno svizzero per mia figlia!”. Gli chiesi il motivo e questi mi rispose: -“Voi svizzeri non avete i nostri valori: vi sposate e dopo poco tempo divorziate. Per noi la famiglia é qualcosa di sacro.”. Cosa gli avreste detto voi? Io gli dissi che non era fra le mie intenzioni divorziare e che volevo una famiglia vera, con figli. Aggiunsi che ero intenzionato a crearla con sua figlia. Mantenne la sua posizione e fece operare una scelta a sua figlia: -“O me o lui, scegli. Se però scegli lui, in questa casa non potrai più tornare”. Malgrado i modi di fare poco ortodossi di suo padre, la “mia” ragazza decise di lasciare la casa di suo padre per stabilirsi nella mia, con mia grande gioia. Decidemmo nel contempo di proseguire nel nostro intento di sposarci e creare una nostra famiglia, con o senza il permesso di suo padre.

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