Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 16 – Del bene del minore

Il_bene_dei_figliA distanza di oltre un anno ritengo opportuno pubblicare qualche aggiornamento, soprattutto per coloro che, frequentando da poco il blog, credono che questo sia “morto”. Il blog gode di ottima salute (visite regolari), sebbene da tempo non venga pubblicato nulla di nuovo.
L’occasione è propizia per ringraziare anche tutti coloro (uomini e donne!) che mi hanno contattato senza voler apparire sulle pagine del blog (soprattutto per paura di ritorsioni!) per raccontarmi delle ingiustizie da loro subìte in occasione di separazioni e divorzi.

Quello che più mi ha sorpreso sentendo i vari racconti è però il modo di agire di pretori e giudici che, invocando “il bene del minore” emettono sentenze che vanno proprio contro il bene del minore! Come queste persone possano ancora riuscire ad addormentarsi serenamente la sera e guardarsi nello specchio tutte le mattine nonostante consapevolmente facciano soffrire tanti bambini, non riesco proprio ad immaginarlo.
Scrivo “consapevolmente” perché non riesco neppure ad immaginare che un pretore o un giudice non si renda conto delle conseguenze delle proprie sentenze (altrimenti non sarebbe in grado di svolgere i compiti che la sua carica gli impone). Questi personaggi dovrebbero essere persone colte visto gli studi effettuati… ma un dubbio mi assale: nel curriculum formativo di un avvocato (perché è questa la loro formazione) sono incluse delle basi di psicologia? Ad ogni modo constato che non sappiano neppure cosa sia l’empatia: ho sentito di bambini sottratti a un genitore (o anche ad entrambi, per essere poi affidati a istituzioni o sconosciuti) o addirittura -al contrario- di bambini obbligati controvoglia a stare o recarsi presso un genitore violento, alcolizzato o perfino drogato!
Personalmente voglio evitare questo tipo di sofferenza a mia figlia, quindi evito opportunamente di denunciare le mancanze riguardo il diritto di visita.

Ad ogni modo qualcosa accomuna quasi tutte queste storie: dispetti, cattiverie, ricatti, vendette e odio. In una società che si ritiene cristiana, cattolica o riformata poco importa, questi comportamenti non dovrebbero neppure esistere! Il messaggio del cristianesimo è questo: -“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” Giovanni 15,12 (Testo CEI 2008)

Ribadisco come nell’attuale società manchino amore, lealtà, sincerità, rispetto e, soprattutto, buon senso!

Ottobre 2011:
Eccomi giunto al momento in cui mi ritrovo a non poter più pagare tutto quanto mi viene chiesto… i soldi che avevo da parte sono finiti, le fatture arrivano inesorabilmente e le entrate non sono ancora sufficienti… decido quindi di lasciare da parte, oltre il rimborso del prestito di studio e i relativi interessi, gli alimenti per mia figlia, le fatture giunte dalle imposte e dalla cassa malati. Sono in arretrato di 2 mesi con l’affitto, ma ho pagato tutti i fornitori (altrimenti mi ritroverei presto impossibilitato a continuare la mia attività, che dovrebbe cominciare a portare entrate dal 2012).

Arriva una lettera raccomandata dall’ufficio che si occupa di anticipare gli alimenti nella quale, come da prassi, mi si chiede se ci sono dei validi motivi per non versare più gli alimenti a mia figlia. Rispondo spiegando che ho sempre pagato tutti gli alimenti (anche più di quanto previsto sulla sentenza in vigore), ma che da qualche mese non ho più liquidità e l’attività indipendente da poco intrapresa non porta (ancora) i frutti sperati. Chiedo in quale modo venga tenuto conto del fatto che durante gli ultimi 2 anni, ho versato oltre 8’500.- in più di quanto previsto dalla sentenza, ma non ottengo alcuna risposta (in seguito saprò che quanto pagato “in troppo” è da considerarsi “legalmente perso”).

Gennaio 2012:
Dopo quasi 3 mesi ricevo una nuova lettera raccomandata, la quale mi impone di versare i soldi unicamente al loro ufficio. Mi si rende attento al fatto che ogni versamento direttamente pagato alla mia ex, da quel momento, sarà ritenuto come non avvenuto. Mi viene imposto di pagare gli alimenti secondo l’importo della vecchia sentenza (l’unica giuridicamente valida), ossia 200.-/mese in meno di quanto versai fino a quel momento. Mi venne pure comunicato di presentarmi presso il loro ufficio per un colloquio personale.

Febbraio 2012:
Durante il colloquio personale, che si svolse in maniera molto amichevole, mi comunicarono che, vista la possibilità di fare richiesta di assistenza alla cassa disoccupazione (erano trascorsi meno di 12 mesi da quando mi misi in proprio), sono tenuto per legge* a iscrivermi per ricevere tali indennità, in caso contrario sarei perseguibile penalmente per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore” (Art. 217.1 CPS). Spiego le varie ragioni (anche di salute) per cui ho deciso di lavorare in modo autonomo, ma vengo cortesemente e fermamente invitato ad adeguarmi alla legge*, andando ad iscrivermi all’ufficio regionale di collocamento. Mi viene spiegato che questo è un obbligo* per evitare la denuncia penale che verrebbe fatta d’ufficio in caso contrario (secondo l’Art. 217.2 CPS). In pratica secondo questo ufficio devo* procedere come spiegato per evitare le gravi sanzioni previste dalla legge. Mi viene anche spiegato che l’assurda “nuova” sentenza al momento “non c’è, non esiste” (visto che ho inoltrato ricorso al tribunale d’appello) e quindi di non crucciarmi né “fasciarmi la testa prima di averla rotta”. Mi viene comunicato che al momento devo quindi versare Fr. 460.-/mese e ho 5 mesi di arretrati: ne prendo atto.
Lascio volutamente ai lettori il compito di valutare come la mia ex si sia “tirata la zappa sui piedi” avendo voluto introdurre nei nostri rapporti avvocati, pretori e giudici nonché “la giustizia” ticinese. Abbiamo perso tutti, ma chi ha perso di più è evidentemente nostra figlia, altro che “bene del minore”!

* Nei giorni successivi mi venne comunicato che l’ufficio anticipo alimenti, per gli indipendenti, usa per prassi l’intimidazione a cessare l’attività indipendente qualora ci siano problemi a pagare gli alimenti, in quanto per loro in questi casi è molto più difficile recuperare i soldi anticipati.

Ecco, ancora una volta mi viene confermato che nei casi di divorzio tutto ruota solamente e unicamente attorno ai soldi! Forse secondo questi “operatori” l’amore è qualcosa che si può comprare… questo spiegherebbe da solo perché nel nostro Cantone i locali con le “artiste” siano così redditizi (ma attenzione: amore, prostituzione e sesso non sono sinonimi)!

A questo punto, mio malgrado, mi adeguo e il giorno successivo mi presento per l’iscrizione all’URC e alla cassa disoccupazione. In entrambi i casi spiego che sono stato obbligato e che la mia intenzione è quella di continuare con l’attività indipendente. Mi vengono consegnati svariati formulari da riempire e mi viene fissato un appuntamento per 2 giorni dopo.

Mentre torno a casa inizio a percepire quei sintomi che ho imparato a conoscere in occasione dell’inizio di burnout del 2010 e capisco che tutto questo sta creandomi un grosso disagio psicologico che si sta manifestando sotto forma di sintomi fisici.

Da oltre 3 mesi non vedo mia figlia. Da novembre 2011 non vuole più né vedermi né sentirmi “finché non pago gli alimenti” -Ricatto?-. Da un lato posso capirla, è in quella fase della vita di per sé già difficile che si chiama adolescenza e chissà cosa le hanno raccontato o casa avrà sentito, ma dall’altro non credo che tale scelta sia tutta “farina del suo sacco”, per cui attendo. Per il momento rispetto la sua decisione, ma regolarmente le comunico (via SMS) che mi manca la sua presenza e che spero stia comunque bene, sperando di rivederla presto.

Inizio a leggere e riempire i formulari che mi hanno consegnato, deprimendomi e pensando ai vari impegni che avrei da svolgere, oltre al tempo e alle energie che sto sprecando…
Fortunatamente in quel momento ricevo una telefonata da un cliente a cui avevo fatto un’offerta per un grosso lavoro e questi mi comunica che mi da’ il mandato: ecco finalmente una buona notizia ma… che fare? Decido immediatamente che questa è l’indicazione che non devo mollare tutto quanto intrapreso negli ultimi 9 mesi: accetto con gioia il mandato e dentro di me comincio a rivivere.
Avverto per correttezza l’URC che non andrò all’appuntamento perché voglio continuare con l’attività indipendente, forte del fatto che ora posso nuovamente far fronte agli impegni finanziari verso mia figlia, cosa che comunico anche all’ufficio anticipo alimenti che prendendone atto mi fa pure gli auguri.
Queste telefonate mi fanno sentire subito meglio: l’impegno e gli sforzi fatti per mesi stanno finalmente portando i primi frutti!

Novembre 2012:
Al momento i mandati arrivano in modo più o meno regolare e mi permettono di vivere. Non riesco però a rimborsare né la borsa di studio né a pagare le tasse e neppure i premi della cassa malati, per cui sono arrivati dapprima i richiami seguiti dai precetti esecutivi, in seguito gli avvisi di pignoramento e ultimamente pure il signore per effettuare il pignoramento.
Siccome il mio stile di vita è molto semplice e non posseggo nulla di valore non ha potuto pignorare nulla, per cui l’ufficio esecuzione e fallimenti ha redatto degli atti di carenza beni. Pagando regolarmente la pensione alimentare per nostra figlia (è la mia priorità dopo la mia stessa sopravvivenza) non posso venir denunciato per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore”.
Al momento sono contento di poter vivere rispettando i ritmi della natura e del mio corpo lavorando in modo professionale e a piena soddisfazione mia e dei miei clienti.

Vorrei segnalare il fatto che nonostante abbia potuto riprendere a pagare regolarmente gli alimenti per nostra figlia, questo non ha a tutt’oggi contribuito a migliorare le cose con lei: nonostante le abbia più volte chiesto di rivederci, non ho ottenuto alcun riscontro positivo. Se non volermi più vedere né sentire fosse quello che realmente vorrebbe, rispetterei la sua decisione per il suo bene (se lei fosse felice così lo sarei anch’io) nonostante questo mi rattristerebbe, ma data la sua età e conoscendo le capacità manipolatrici di sua madre immagino che le cose siano ben più complicate di così (ne parlerò nel prossimo capitolo).

Visto il periodo, dovrei forse scrivere una letterina a Gesù Bambino nella quale chiedo come regalo di Natale di poter vedere e parlare un po’ con mia figlia? Si dice che la speranza sia l’ultima a morire… speriamo!

Conclusione: del “bene del minore” in realtà non importa niente a nessuno, se non forse a chi vuole loro bene veramente: a chi vuole il loro bene!

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Capitolo 5 – La dura vita dopo il divorzio

Ad un certo punto conobbi una ragazza che in seguito divenne la mia compagna e volli credere che fosse la ragazza giusta. Anche lei divorziata, anche lei molto diffidente, ci trovammo bene a frequentarci e decidemmo di proseguire il nostro cammino insieme. Decidemmo di comune accordo di non sposarci e di non avere figli; in canton Ticino, a causa dei una legislazione sul divorzio profondamente ingiusta, trovo che questa sia la scelta migliore che una coppia possa fare (è molto triste, ma purtroppo è così)!

Dopo circa 4 anni di convivenza con il suo amante, mia ex moglie si ritrovò da sola. Ora mi spiego i capricci di nostra figlia, che in quel periodo non voleva più venire a casa da me; molto probabilmente aveva paura che durante la sua assenza succedesse chissà cosa, visto che lo stesso tipo di comportamento si è ripetuto anche in seguito, ad ogni fine di relazione di sua madre.
Chissà cosa passa per la testa ai bimbi, che magari hanno avuto modo di sentire qualche animata discussione fra adulti, quando elaborano quello che hanno sentito, senza averne capito completamente il significato?

Nel frattempo si trasferirono ad abitare in un appartamento nella palazzina dove abitano pure i genitori di lui. I suoi genitori si occupavano spesso di nostra figlia, soprattutto quando mia ex moglie era al lavoro (aveva ripreso il lavoro di cameriera), tanto che nostra figlia ancora oggi li chiama “nonni”. Quando mia ex moglie si ritrovò sola restò ancora per un paio d’anni nella palazzina, abusando spesso della gentilezza di queste persone per adottare dei comportamenti poco consoni a una giovane madre con una figlia a carico. In effetti di sovente delegava a loro l’incombenza di occuparsi di nostra figlia (ma non fu lei a volere l’affido di nostra figlia?) per andare a divertirsi.
Vorrei ringraziare pubblicamente queste persone per quanto fatto per nostra figlia; per averla aiutata a crescere, per averla coccolata e soprattutto amata come fosse veramente nipotina loro.
Ad un certo punto, con ragione e per il bene di nostra figlia, queste persone fecero delle osservazioni a mia ex moglie che per tutta risposta… traslocò! In seguito seppi che cercarono semplicemente di spiegarle che avrebbe dovuto occuparsi un po’ di più della figlia e un po’ meno delle sue pulsioni.

Dal bel paesino dove abitava andò ad abitare in città e iscrisse nostra figlia in una scuola privata (senza neppure chiedere il mio parere), dove poteva lasciarla tutto il giorno senza sentirsi “spiata”. Ricordo che mia figlia pianse spesso per quel cambiamento; lei si trovava bene nel paesino dove aveva una situazione quasi “normale”, con dei “nonni” che si occupavano di lei, dove andava a scuola con i compagni con cui spesso giocava anche a casa, dove, tutto sommato, era felice!

Mi resi conto abbastanza presto di non avere alcuna possibilità di sopravvivere con il lavoro che facevo (ho sempre lavorato per passione, mai per “far cassa”). A causa di leggi che impongono sempre più obblighi e burocrazia (i “piccoli” sempre meno spesso riescono a sopravvivere alla burocrazia), ho deciso di abbandonare la mia professione per seguire una nuova formazione che mi permettesse di avere più sicurezza per il futuro. Continuare a svolgere la mia attività significava investire oltre 15’000.- franchi in aggiornamenti professionali e corsi vari nei 4 anni seguenti; cifra che non avevo e non intendevo spendere per continuare a “tirarla” a fine mese. Tentai più volte di trovarmi un impiego fisso, ma con il diploma che avevo non era cosa facile. Cambiare attività senza avere un diploma che attestasse le mie capacità, poi, era semplicemente impossibile.

Mi ritrovai, tutto solo, a dover pagare una quantità di debiti assurda (oltre Fr. 300’000.-) e riuscivo a malapena a pagarne gli interessi; questo mi pesava parecchio dal lato finanziario, ma anche e soprattutto dal lato psicologico (come farò per rimborsarli?). Siccome prima di ottenere il diploma seguii degli studi universitari in ambito tecnico (senza mai terminarli) decisi di tornare sui banchi di scuola per conseguire quel diploma che mi avrebbe permesso in futuro di rimborsare i debiti e di “rifarmi una vita”.

Siccome l’appartamento non era a mio nome, il canton Ticino voleva tassarmi il “presunto reddito da investimento” per la cifra dell’ipoteca! Dopo le mie spiegazioni hanno modificato le cose in modo da tassarmi il “valore locativo”… per la stessa cifra! Se questa non è una presa per il culo, ditemi voi cos’è. La legge? Ah, vero, la legge non sbaglia mai… Ad ogni modo la cifra che mi imposero fu molto più alta della pigione che in seguito potemmo stabilire per affittare l’appartamento (ma la legge è “giusta”, quindi il valore locativo è “equo”!). A volte mi chiedo se gli impiegati del canton Ticino vivono nel nostro cantone, poiché ho la netta impressione che non abbiano alcuna idea della realtà cantonale! Ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di riconsegnar loro l’appartamento in cui vivevo riprendendo pure una parte dell’ipoteca, cosa che mi ha permesso di poter intraprendere la via degli studi con un “peso” in meno.

P.S: l’immagine che ho preso proviene da un altro blog (aldocata’s blog), dove c’è un post riguardante i padri e i nonni che riporto qui sotto in quanto ne condivido il pensiero, profondo e bellissimo:

“Oggi vorrei spezzare una lancia in favore dei padri che dedicano sempre più tempo ai loro bambini, nonostante le difficoltà quotidiane. Magari sono anche genitori separati con affido congiunto e fanno i salti mortali per seguire il meglio possibile i loro figli.

L’altra sera ho appreso dalla TV che è cresciuto in modo significativo, negli ultimi anni, il numero dei padri che ha chiesto i congedi parentali. Sono ammirevoli, comunque quello che conta non è la quantità del  tempo, ma la qualità del tempo che si dedica ai figli.

E non possiamo certo dimenticare i nonni e le nonne che, oggi come ieri, si adoperano, con amore, per accudire i loro nipotini. Ho un ricordo bellissimo di mio padre, condiviso dalle mie amiche d’infanzia, quando ci riunivamo, la sera,  facendo capannello intorno a lui che suonava la chitarra e cantava oppure ci raccontava storie fantastiche, favole, per ore e questo pur lavorando sodo tutto il giorno. Racconta mia mamma che mi è sempre stato molto vicino, anche quando ero piccolissima, anche se non poteva e non avrebbe comunque chiesto, nemmeno un’ora di congedo parentale.”

Capitolo 3 – Il lupo cambia il pelo ma non il vizio

Abitavamo in uno degli appartamenti più vecchi della piccola palazzina di proprietà dei miei genitori. L’appartamento datava degli anni ’50 ed era stato realizzato e utilizzato solo quale appartamento da affittare ai turisti durante la bella stagione. Durante 40 anni l’unico intervento fatto fu quello di aggiungere i termosifoni, così da estendere i mesi di utilizzo a primavera e autunno. Non contavamo più gli interventi dell’idraulico, il quale dovette intervenire a causa di otturazioni e perdite degli scarichi in piombo, di mancanza di acqua calda e di tubi di rame rotti che rendevano l’ambiente molto “umido”. Anche a livello elettrico eravamo messi molto male: i fusibili saltavano in continuazione e mancava completamente la messa a terra. Pure a livello isolazione (cos’é?) e serramenti le cose non erano meglio: il ricambio d’aria era assicurato in permanenza anche con le finestre chiuse. Viverci d’inverno fu un’avventura!

Siccome i miei genitori, economicamente, non avrebbero potuto affrontare la spesa della ristrutturazione, ma per essere abitabile tutto l’anno l’appartamento necessitava di importanti lavori, decidemmo con mia moglie di procedere a nostre spese (l’alternativa era traslocare prendendo un appartamento in affitto, ma non saremmo più stati in casa “nostra”). Ne parlammo con i miei genitori, chiedemmo dei preventivi e ottenemmo un credito di costruzione per migliorie di Fr. 240’000.-, che poi si tramutò in ipoteca a carico nostro. Spendemmo in totale Fr. 270’000.- e pagammo Fr. 30’000.- di tasca nostra. L’idea era quella che un giorno o l’altro l’appartamento sarebbe diventato di nostra proprietà. A quel momento i proprietari legali erano sempre i miei genitori; noi eravamo solo debitori solidari per l’importo dell’ipoteca di cui sopra.

Siccome desideravamo crescere noi nostra figlia ed eravamo contrari a piazzarla in un asilo-nido (sono tutt’ora contrario a questa pratica, definita sovente come “migliore” per i nostri figli da chi -lo stato- vuole obbligarci a “essere produttivi” e vuole imporci le sue regole, spesso “contro natura”), decidemmo di impostare la mia attività professionale in modo che mia moglie potesse aiutarmi e nel contempo occuparsi di nostra figlia. Insieme trovammo il modo di crearle un posto di lavoro “su misura”, dove lei aveva la possibilità di stare con nostra figlia durante tutto l’arco della giornata, aiutandomi nell’amministrazione (in pratica era diventata mia segretaria personale). Per ottenere questo feci nuovamente degli importanti investimenti finanziari (invece di rimborsare un vecchio debito, utilizzai questi soldi per affittare un ufficio più spazioso e chiesi a un amico dei soldi in prestito per realizzare le trasformazioni necessarie, fra cui una “cameretta” per nostra figlia).

Fin da subito l’idea si rivelò un successo e le cose iniziarono a funzionare bene, sebbene a fine mese fossimo sempre “tirati” (ma in fondo, chi se ne frega, eravamo felici, abitavamo in casa nostra, lavoravamo insieme e stavamo per avere un figlio!). Qualche mese più tardi mia moglie partorì una bella bimba sana e qualche settimana dopo il parto volle nuovamente aiutarmi in ufficio, dapprima solo poche ore la settimana, in seguito “a tempo pieno”. Tutto andò a gonfie vele, la bimba era con la mamma e io potevo vederla più volte al giorno, fra un cliente e l’altro.

Passarono i mesi ma, nonostante fosse tornato tutto alla normalità, da dopo il parto mia moglie non mi desiderava più. I primi mesi non ci feci neppure caso, sapevo che avrebbe dovuto “riprendersi” dal parto, ma quando -dopo 10 mesi- ancora non era “pronta”, cercai di capire cosa stava accadendo e scoprii che mia dolce mogliettina non era proprio quella che si definirebbe una santa! Approfittando delle mie assenze per lavoro (io la sera lavoravo e credevo che lei fosse a casa con nostra figlia), frequentava altre persone nei bar alla moda (portandovi pure nostra figlia). Ricevetti delle segnalazioni da conoscenti che mi riferivano di averla vista in compagnia di altri uomini, ma inizialmente non ci feci troppo caso, anche se ci pensai. Come si dice, se qualcuno ti dice che sei scemo non farci caso, ma se cominciano ad essere in tanti a dirtelo… forse hanno ragione!

Un giorno mi disse di non prendere impegni per il sabato, perché lei si era organizzata con un’amica per andare a giocare a tennis (il tennis lo guardava in TV, ma non sapevo che sapesse giocarci). Vista la stranezza della sua richiesta mi organizzai con la ragazza di un mio caro amico affinché quel sabato pomeriggio potesse tenere lei nostra figlia e decisi di andare a controllare (la storia mi “puzzava”): al tennis non c’era né lei né la sua auto! Feci finta di nulla, andai a riprendere nostra figlia e rientrai a casa per aspettarla e preparare la cena, visto che per quella sera avevamo invitato mia sorella.

Verso l’ora di cena (mia sorella era già arrivata da un po’) suonò il telefono e quando risposi sentii la voce di mia moglie che mi diceva che sarebbe rimasta fuori a cena con la sua amica. Le dissi che avevamo invitato mia sorella per cena e che sarebbe stato meglio rientrare immediatamente. Inoltre le chiesi dove avesse giocato a Tennis, visto che a Locarno non l’avevo vista. Mi chiese se la stavo “spiando” e chiuse la comunicazione.

Spiegai a mia sorella cosa stava accadendo e le chiesi se avesse potuto occuparsi lei della nipotina mentre io andavo a verificare cosa stesse succedendo. Siccome a quel tempo i cellulari non erano ancora così diffusi, aveva usato il telefono fisso del suo nuovo amante. Fu quindi facile e relativamente veloce risalire al nome e al domicilio di questa persona. Mi appostai sotto casa sua e gli telefonai; come rispose gli chiesi di poter parlare con mia moglie e dopo un suo maldestro tentativo di negare l’evidenza le porse il telefono dicendole “é tuo marito”: le dissi di rientrare immediatamente! Pochi minuti dopo vidi i due amanti uscire di casa mano nella mano (vi assicuro che per me fu una scena disgustosa). Salì in auto e partì. La raggiunsi, si fermò e tentai di parlarle, ma lei non volle scendere dall’auto né abbassare il vetro del finestrino. Rientrai allora a casa e decisi che avrebbe potuto tornare dal suo amante per passarci la notte; nel nostro letto non la volevo proprio più! La chiusi fuori casa lasciandole un biglietto con la scritta “tornatene a dormire là dove sei stata finora!”. Visto che sapevo che anche il suo amante aveva una convivente, non le sarebbe stato facile farlo. 😉 In seguito seppi che trascorse la notte in auto.

La mattina seguente la feci entrare e volli parlarle, ma l’unica cosa che mi disse fu: -“Non ti sei accorto che non ti amo più?”. Le chiesi cosa intendesse fare e mi rispose candidamente: -“Divorziamo”. Non credetti alle mie orecchie!

Capitolo 1 – L’inizio di un amore

Da oltre 3 anni stavo con una ragazza ticinese, ma ultimamente fra di noi le cose non erano più così rosee come un tempo. Avevo appena finito la mia formazione professionale e avevo iniziato a lavorare come libero professionista. Chi lavora o ha lavorato quale indipendente sa quanto il lavoro influisce sulla vita di coppia (telefonate di clienti a qualsiasi orario di qualsiasi giorno della settimana, interventi urgenti, …). In effetti in quel periodo concedei meno tempo alla nostra relazione e questo non aiutò affatto le cose. Una sera, in occasione di una cena, incontrai una ragazza straniera che mi piacque fin da subito e poco tempo dopo decisi di troncare la relazione con la mia ragazza per frequentare questa nuova amica, sperando che la bella ragazza straniera fosse interessata ad andare oltre la semplice amicizia.

Fu una cosa reciproca fin dai primi incontri e la relazione fra noi si instaurò quasi istantaneamente. Oltre a essere (a mio modo di vedere) una bella ragazza, si dimostrò di sani princìpi, molto devota e attaccata alla casa. Ben diversa dalle ragazze ticinesi frequentate fino a quel momento, questa mi parve subito la donna giusta per poter finalmente pensare a qualcosa di più serio (io avevo 24 anni e iniziavo a desiderare una famiglia e dei figli e lei nonostante avesse solo 20 anni mi sembrava molto matura). Parlai con lei riguardo le sue aspettative per il futuro e mi disse che avrebbe desiderato un figlio, ma che fino a quel momento non aveva preso in considerazione il matrimonio. Decidemmo di continuare la nostra relazione rimandando le decisioni “importanti” a un prossimo futuro.

Dopo qualche tempo la ragazza mi comunicò di avere un ritardo e le suggerii di andare a farsi visitare da un medico. Mi comunicò di essere incinta, ma dopo qualche giorno ebbe il ciclo. Mi sentii felice fin da subito per la gravidanza (anche se arrivata molto presto) e mi rattristai molto quando seppi che tutto era finito. Siccome fra la mia cerchia di amici avevo anche un bravo ginecologo (specialista in un centro di fertilità) e non mi convinse troppo colui a cui lei si era rivolta, le proposi di andare insieme dal mio conoscente. Quest’ultimo, per rassicurarci, ci propose di sottomerterci entrambi a un test per vedere se fossimo compatibili e se non ci fossero eventuali problemi che avrebbero impedito una fecondazione naturale. Fu proprio in occasione di tali esami che scoprii di essere meno fertile della media degli uomini (ma a scuola a voi non insegnavano mica che ne bastava uno per restare incinta? 🙂 ). Secondo l’esperto però eravamo compatibili, sebbene avessimo meno probabilità di avere un bimbo “al primo colpo”. Decidemmo allora di lasciare al fato l’arrivo o meno di un figlio.

Tutto sommato la situazione non era così male e questa vicenda mi parve rafforzare e migliorare ulteriormente la nostra relazione di coppia; nei mesi seguenti decidemmo addirittura di sposarci. Quando ne parlammo ai suoi genitori si scatenò il finimondo: il futuro suocero mi disse, testuali parole: -“Non voglio uno svizzero per mia figlia!”. Gli chiesi il motivo e questi mi rispose: -“Voi svizzeri non avete i nostri valori: vi sposate e dopo poco tempo divorziate. Per noi la famiglia é qualcosa di sacro.”. Cosa gli avreste detto voi? Io gli dissi che non era fra le mie intenzioni divorziare e che volevo una famiglia vera, con figli. Aggiunsi che ero intenzionato a crearla con sua figlia. Mantenne la sua posizione e fece operare una scelta a sua figlia: -“O me o lui, scegli. Se però scegli lui, in questa casa non potrai più tornare”. Malgrado i modi di fare poco ortodossi di suo padre, la “mia” ragazza decise di lasciare la casa di suo padre per stabilirsi nella mia, con mia grande gioia. Decidemmo nel contempo di proseguire nel nostro intento di sposarci e creare una nostra famiglia, con o senza il permesso di suo padre.

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