Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Divorzio e crimini contro l’umanità

Oggi riporto semplicemente un articolo tratto dal sito http://www.corriereromano.it che esprime molto bene quello che sto provando dentro, un gran senso di vuoto, la depressione. Conosco queste sensazioni per averle già sperimentate in passato e voglio combattere, anche se ormai la mia  sembra essere una battaglia persa in partenza, una battaglia contro i mulini a vento. Che sia un Don Chisciotte pure io? Solo il futuro potrà dirlo e siccome del futuro l’unica certezza é che un giorno tutti coloro che sono nati dovranno morire, non credo sia utile stare a formulare troppe ipotesi per cui vi lascio alla lettura.

Prefazione

Il divorzio predatorio è una piaga sociale diffusa ed in rapida espansione, una pratica che colpisce con cruenza ogni sfera personale (affettiva, lavorativa, morale e materiale) dell’essere umano che ne diventa vittima. Chi ne viene colpito perde i propri figli, la propria casa, i propri soldi, tutte le proprie libertà e le proprie sicurezze.

Terremoto, tsunami, devastazione, shock, alcune delle parole usate per descriverlo dalle migliaia di uomini e papà separati che ne sono stati vittima, almeno da quelli sopravvissuti dato che, solo in Italia, ogni anno 100 di loro non ce la fanno e smettono di vivere.

[da lettere al direttore]

Italia, 27 Maggio 2011 – Ero un ventenne libero e felice, avevo la mia indipendenza, un lavoro, una famiglia. Poi un giorno mia moglie mi tradì ed andò via. Neppure il tempo di lenire le ferite dell’amore. Un giudice decise che ella avesse tutto. D’improvviso non ebbi più i miei soldi, la mia casa, i miei figli, la mia libertà. Il più grande shock della mia vita.

Oggi, sono 10 anni che vivo così. Corpo e mente portano i segni di una persona che non ha smesso di lottare, ma che da quel giorno non è stata più la stessa, e chissà.. se lo sarà mai più.

Ho conosciuto migliaia di uomini come me. Rovinati, chi più chi meno, da persone alle quali avevano affidato la loro vita. Ed i figli stanno crescendo con meno opportunità in un ambiente fatto di odio, sopraffazione, ingiustizia, mancanza totale di senso, comprensione, etica.

Ancora oggi la ex. quando vuole preme un bottone, ed agisce la sua crudeltà: “cosa faccio oggi.. non gli do la pagella o non gli dico del dentista? gli nego i figli a telefono o non li mando a scuola il suo giorno settimanale?” Ancora non le è venuto a noia torturare.

Forse siamo entrati in una nuova dittatura e la società ancora non reagisce.

Ma io vivo e vivrò anche per vedere la fine di questa piaga, risolta per sempre. E per vedere le donne ed i giudici che hanno prodotto questi orrori processati, nei tribunali o nelle piazze, per crimini contro la dignità e la libertà dell’uomo, contro l’umanità.

In fede. L.B.

Ecco, mi consolo sapendo che non sono la sola vittima di un sistema ormai corrotto; sono in compagnia di migliaia di altri padri la cui ex consorte si diverte a torturare e nessuno di coloro che potrebbero fare qualcosa ha il coraggio  di reagire. L’omertà degli addetti ai lavori mi rende profondamente triste, eppure fra di loro ci sono padri… o figli di coppie divorziate, gente che ha sofferto e che soffre senza denunciare. Che tristezza!

Capitolo 6 – La volontà di combattere

Siccome i risultati scolastici di nostra figlia alla scuola pubblica erano ottimi, tentai di esprimere a mia ex moglie i dubbi circa la scelta della scuola privata (secondo me era fuori luogo), soprattutto sapendo che io da un anno ero ormai studente, ma lei rispose molto semplicemente: -“Ti ho forse chiesto soldi?”.

Nel 2003 avevo chiesto una borsa di studio al cantone per la mia formazione, il quale mi aveva concesso e versato dei soldi sotto forma di prestito senza interessi perché “è prassi corrente, finché non viene presa la decisione riguardante la borsa”. Siccome la mia situazione finanziaria era catastrofica, tanto che per ben 2 volte ho dovuto ricorrere agli sportelli dell’assistenza ricevendo 60.-/mese per 4 mesi nel 2003 e 498.-/mese per 11 mesi nel 2005, mai avrei pensato che la borsa di studio mi venisse negata! Oltre a frequentare gli studi lavoravo occasionalmente, ma siccome i soldi non mi bastavano per pagare tutte le fatture chiesi anche a un amico di prestarmene una certa cifra.

A fine 2006 ottenni il diploma e, tutto motivato, cercai un lavoro. Per oltre un anno cercai inutilmente un impiego in Ticino, tanto che estesi in seguito le ricerche a tutta la Svizzera, trovandone finalmente uno. Questo però mi impose un nuovo trasloco, addirittura fuori cantone (chi ne ha già fatti, sa che i traslochi creano molte spese, specialmente se fatti fra cantoni diversi). Lo stipendio era buono, ma non particolarmente alto (in Svizzera “interna” di solito i salari sono migliori, ma non nella regione dove trovai io l’impiego). Mi dovetti adattare a fare il “pendolare” per lavorare e poter vedere mia figlia, ma almeno -per la prima volta nella mia vita- riuscivo ad arrivare a fine mese pagando tutte le bollette e potevo cominciare anche a pensare come rimborsare i debiti, che nel frattempo -evidentemente, a causa del fatto che fui studente durante 3 anni- erano aumentati. Tengo a precisare che gli alimenti per mia figlia sono sempre stati pagati, anche durante il periodo in cui ero studente (a volte anticipati dall’ufficio del sostegno sociale, ma da me sempre ripagati).

Dal 2008 aggiunsi di mia iniziativa Fr. 60.- al montante che versavo ogni mese per nostra figlia, quale contributo per il premi della cassa malati (in ditta ci versavano tale importo, quindi ritenni corretto riversarlo a lei). Sapevo che quanto versavo era poco, ma dovevo risanare la mia situazione finanziaria (mi trovavo con oltre Fr. 15’000.- di scoperto sulle carte di credito!) prima di poter contribuire in modo più cospicuo verso mia figlia.

La mia idea era quella di poter rimborsare il debito contratto con le carte di credito (è il debito che costa più di tutti, quello da rimborsare per primo, a costo di far aspettare un momento gli altri; gli istituti che emettono le carte di credito incassano cifre paurose solo per gli interessi che applicano, al limite dell’usura!), il prestito di studio (ma non era una borsa? Aspettate, in un  prossimo capitolo spiegherò anche questa truffa!) e quindi il prestito che il mio amico mi fece per poter vivere (siccome non mi costava interessi, convenni con lui di rimborsarlo alla fine). Questo durante i 4 anni successivi, in modo da poter avere in seguito la possibilità di aiutare finanziariamente nostra figlia se avesse deciso di continuare gli studi dopo le scuole dell’obbligo. In Ticino abbiamo delle buone scuole pubbliche, per cui non vedo la necessità di rivolgersi agli istituti privati quando la situazione scolastica dei figli è buona/ottima e soprattutto non si vive in una situazione agiata e non si hanno i mezzi finanziari per permetterselo, ma qui potrei aprire un discorso molto ampio su come chi viene dal nulla e vede girare un po’ di soldi crede di poter vivere da gran signora (ne vogliamo parlare nel prossimo capitolo?)!

In primavera 2009 mia ex moglie mi comunicò telefonicamente che non riusciva più ad arrivare a fine mese, che quello che le passavo per nostra figlia non le bastava e che voleva che le versassi più soldi. Le chiesi quanto le serviva e mi disse che dovevo deciderlo io, che sapevo che nostra figlia cresceva, che le spese aumentavano e che a settembre sarebbe andata alla scuola media (sempre in una scuola privata e sempre senza il mio consenso!). Le dissi che per risparmiare avrebbe potuto evitare la retta della scuola media privata e che nostra figlia non aveva bisogno di vestirsi con vestiti di marca (soprattutto visto che crescendo velocemente, dopo pochi mesi, non le sarebbero più andati bene) né di un telefonino e un computer portatile suoi (vi ricordo che sto parlando di una bimba in età di scuola elementare, non di una liceale!), ma ammisi che avendo ora uno stipendio fisso avrei potuto versarle, a partire dal mese di settembre, la cifra stabilita a suo tempo, senza deduzione dell’assegno familiare e con i 60.- di contributo in più. In pratica Fr. 260.-/mese in più. In totale avrebbe quindi ricevuto oltre il doppio di quanto avevamo stabilito che versassi per nostra figlia al momento del divorzio. Ricordo che lei a quel momento non voleva nulla, neppure per nostra figlia. Aggiunsi poi che non appena la mia situazione finanziaria si fosse stabilizzata mi sarei impegnato ad aumentare ancora l’importo.

Da settembre 2009 avrebbe ricevuto quindi Fr. 710.- mensili per nostra figlia (510.- da parte mia + 200.- assegno figli). Ritenni giusto aumentare il contributo per nostra figlia visto che avevo uno stipendio fisso e potevo quindi contare su un’entrata regolare di soldi. Non mi sembra che l’importo proposto fosse completamente “a sbalzo”, tanto più che sarebbe aumentato di Fr. 50.- l’anno seguente e che mi impegnai ad aumentarlo di nuovo non appena rimborsati i debiti più urgenti. Sul tenore di vita che i figli dei divorziati possono permettersi grazie alle sentenze ticinesi, c’è un bellissimo post sul blog di José Ortiga: “Figli “firmati” di padri straccioni“, che è un’anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto.

Purtroppo in Ticino legge e buon senso non sembrano andare di pari passo, tanto che le cose più assurde che una persona riesce ad immaginare, nel nostro cantone, possono anche risultare legali. Non ci credete o nutrite qualche dubbio al riguardo? Leggendo i prossimi capitoli cambierete sicuramente idea!

Capitolo 5 – La dura vita dopo il divorzio

Ad un certo punto conobbi una ragazza che in seguito divenne la mia compagna e volli credere che fosse la ragazza giusta. Anche lei divorziata, anche lei molto diffidente, ci trovammo bene a frequentarci e decidemmo di proseguire il nostro cammino insieme. Decidemmo di comune accordo di non sposarci e di non avere figli; in canton Ticino, a causa dei una legislazione sul divorzio profondamente ingiusta, trovo che questa sia la scelta migliore che una coppia possa fare (è molto triste, ma purtroppo è così)!

Dopo circa 4 anni di convivenza con il suo amante, mia ex moglie si ritrovò da sola. Ora mi spiego i capricci di nostra figlia, che in quel periodo non voleva più venire a casa da me; molto probabilmente aveva paura che durante la sua assenza succedesse chissà cosa, visto che lo stesso tipo di comportamento si è ripetuto anche in seguito, ad ogni fine di relazione di sua madre.
Chissà cosa passa per la testa ai bimbi, che magari hanno avuto modo di sentire qualche animata discussione fra adulti, quando elaborano quello che hanno sentito, senza averne capito completamente il significato?

Nel frattempo si trasferirono ad abitare in un appartamento nella palazzina dove abitano pure i genitori di lui. I suoi genitori si occupavano spesso di nostra figlia, soprattutto quando mia ex moglie era al lavoro (aveva ripreso il lavoro di cameriera), tanto che nostra figlia ancora oggi li chiama “nonni”. Quando mia ex moglie si ritrovò sola restò ancora per un paio d’anni nella palazzina, abusando spesso della gentilezza di queste persone per adottare dei comportamenti poco consoni a una giovane madre con una figlia a carico. In effetti di sovente delegava a loro l’incombenza di occuparsi di nostra figlia (ma non fu lei a volere l’affido di nostra figlia?) per andare a divertirsi.
Vorrei ringraziare pubblicamente queste persone per quanto fatto per nostra figlia; per averla aiutata a crescere, per averla coccolata e soprattutto amata come fosse veramente nipotina loro.
Ad un certo punto, con ragione e per il bene di nostra figlia, queste persone fecero delle osservazioni a mia ex moglie che per tutta risposta… traslocò! In seguito seppi che cercarono semplicemente di spiegarle che avrebbe dovuto occuparsi un po’ di più della figlia e un po’ meno delle sue pulsioni.

Dal bel paesino dove abitava andò ad abitare in città e iscrisse nostra figlia in una scuola privata (senza neppure chiedere il mio parere), dove poteva lasciarla tutto il giorno senza sentirsi “spiata”. Ricordo che mia figlia pianse spesso per quel cambiamento; lei si trovava bene nel paesino dove aveva una situazione quasi “normale”, con dei “nonni” che si occupavano di lei, dove andava a scuola con i compagni con cui spesso giocava anche a casa, dove, tutto sommato, era felice!

Mi resi conto abbastanza presto di non avere alcuna possibilità di sopravvivere con il lavoro che facevo (ho sempre lavorato per passione, mai per “far cassa”). A causa di leggi che impongono sempre più obblighi e burocrazia (i “piccoli” sempre meno spesso riescono a sopravvivere alla burocrazia), ho deciso di abbandonare la mia professione per seguire una nuova formazione che mi permettesse di avere più sicurezza per il futuro. Continuare a svolgere la mia attività significava investire oltre 15’000.- franchi in aggiornamenti professionali e corsi vari nei 4 anni seguenti; cifra che non avevo e non intendevo spendere per continuare a “tirarla” a fine mese. Tentai più volte di trovarmi un impiego fisso, ma con il diploma che avevo non era cosa facile. Cambiare attività senza avere un diploma che attestasse le mie capacità, poi, era semplicemente impossibile.

Mi ritrovai, tutto solo, a dover pagare una quantità di debiti assurda (oltre Fr. 300’000.-) e riuscivo a malapena a pagarne gli interessi; questo mi pesava parecchio dal lato finanziario, ma anche e soprattutto dal lato psicologico (come farò per rimborsarli?). Siccome prima di ottenere il diploma seguii degli studi universitari in ambito tecnico (senza mai terminarli) decisi di tornare sui banchi di scuola per conseguire quel diploma che mi avrebbe permesso in futuro di rimborsare i debiti e di “rifarmi una vita”.

Siccome l’appartamento non era a mio nome, il canton Ticino voleva tassarmi il “presunto reddito da investimento” per la cifra dell’ipoteca! Dopo le mie spiegazioni hanno modificato le cose in modo da tassarmi il “valore locativo”… per la stessa cifra! Se questa non è una presa per il culo, ditemi voi cos’è. La legge? Ah, vero, la legge non sbaglia mai… Ad ogni modo la cifra che mi imposero fu molto più alta della pigione che in seguito potemmo stabilire per affittare l’appartamento (ma la legge è “giusta”, quindi il valore locativo è “equo”!). A volte mi chiedo se gli impiegati del canton Ticino vivono nel nostro cantone, poiché ho la netta impressione che non abbiano alcuna idea della realtà cantonale! Ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di riconsegnar loro l’appartamento in cui vivevo riprendendo pure una parte dell’ipoteca, cosa che mi ha permesso di poter intraprendere la via degli studi con un “peso” in meno.

P.S: l’immagine che ho preso proviene da un altro blog (aldocata’s blog), dove c’è un post riguardante i padri e i nonni che riporto qui sotto in quanto ne condivido il pensiero, profondo e bellissimo:

“Oggi vorrei spezzare una lancia in favore dei padri che dedicano sempre più tempo ai loro bambini, nonostante le difficoltà quotidiane. Magari sono anche genitori separati con affido congiunto e fanno i salti mortali per seguire il meglio possibile i loro figli.

L’altra sera ho appreso dalla TV che è cresciuto in modo significativo, negli ultimi anni, il numero dei padri che ha chiesto i congedi parentali. Sono ammirevoli, comunque quello che conta non è la quantità del  tempo, ma la qualità del tempo che si dedica ai figli.

E non possiamo certo dimenticare i nonni e le nonne che, oggi come ieri, si adoperano, con amore, per accudire i loro nipotini. Ho un ricordo bellissimo di mio padre, condiviso dalle mie amiche d’infanzia, quando ci riunivamo, la sera,  facendo capannello intorno a lui che suonava la chitarra e cantava oppure ci raccontava storie fantastiche, favole, per ore e questo pur lavorando sodo tutto il giorno. Racconta mia mamma che mi è sempre stato molto vicino, anche quando ero piccolissima, anche se non poteva e non avrebbe comunque chiesto, nemmeno un’ora di congedo parentale.”

Storia di Daniel

Oltre un anno fa trovai pubblicata sul sito “ticinonline” la storia di Daniel, padre ticinese che dopo aver divorziato si ritrovò sul lastrico a causa della sentenza prodotta da un pretore ticinese (leggi l’articolo originale, pubblicato sul sito ticinonline). Pensai che questo signore avesse “ingigantito” la sua storia, che avesse volutamente esagerato per “far notizia”. Purtroppo scoprii in seguito a mie spese che tutto quanto lui scrisse corrispondeva al vero, che la realtà del divorzio “alla ticinese” fosse proprio quella poiché anche nel mio caso la sentenza che ricevetti fu simile alla sua!

Su questa pagina riporto la storia di Daniel:

“Il divorzio mi ha ridotto sul lastrico. Lo Stato mi aiuti a tornare a vivere”

La storia di un uomo disperato. Senza lavoro e indebitato fino al collo, a causa di una sentenza, a suo dire, terribilmente ingiusta. Da 12 anni lotta per avere un rapporto normale con il figlio 15enne. L’ex moglie ha tentato di portargli via anche quello

LUGANO – “In Ticino un padre che divorzia in maniera burrascosa finisce sul lastrico”. A sostenerlo è Daniel, un 48enne ticinese che da 12 anni lotta per suo figlio e contro una sentenza, a suo dire, terribilmente ingiusta. Oggi, dopo avere perso il lavoro, è in assistenza e vive con circa 16 franchi al giorno. E con lo Stato che lo attende al varco: appena troverà lavoro verrà pignorato. Il fatto di dover versare alla ex moglie una cifra esagerata per gli alimenti e la conseguente serie di scelte professionali sfortunate l’hanno fatto precipitare in una situazione finanziaria disastrosa. “A penalizzarmi – spiega – è stato sia l’atteggiamento opportunistico della mia ex moglie, sia quello disinteressato delle istituzioni. Ora chiedo allo Stato di darmi l’opportunità di ricominciare a vivere degnamente e di non trattarmi più come un delinquente”.

L’inizio dell’incubo – Gennaio 1997. Tra Daniel e sua moglie, una donna straniera, che vivono in un appartamento del bellinzonese, le cose non vanno più bene. “Lei voleva avere il controllo su tutto – precisa Daniel -. Oggi sono sicuro che mi ha sposato solo per migliorare la sua situazione personale”. Un mattino, in cucina, Daniel manifesta alla donna il desiderio di mettere a posto le cose, anche per il bene del figlio, che in quel momento ha due anni. “Le ho detto – ricorda – che ero preoccupato e che di questo passo avremmo finito per divorziare. Lei ha replicato: “allora divorziamo”. Non mi ha mai spiegato le motivazioni di questa risposta. Mai”.

Quel maledetto gesto spontaneo – Dopo avere lasciato la casa ed essersi dimostrato disponibile in tutto e per tutto, Daniel decide di sua spontanea volontà di versare mensilmente alla donna oltre 3mila franchi. “Ero sicuro – confessa – che dopo l’emergenza iniziale, in breve tempo avremmo stipulato una convenzione e che la cifra si sarebbe ovviamente abbassata”. Il pretore in seguito conferma che, in attesa della sentenza, Daniel dovrà versare alla moglie 2950 franchi al mese. “Mi sono pentito più volte di avere fatto quel gesto spontaneo – sbotta Daniel -. Soprattutto non immaginavo che la sentenza di divorzio sarebbe stata pronunciata solo 7 anni dopo. Lei ne ha approfittato e ha sempre preteso quella cifra anche quando conviveva con un’altra persona”.

Passano gli anni – La moglie di Daniel non accetta di andare a lavorare e, soffrendo di un disturbo, cerca di ricevere l’invalidità. Invano. Nel 2000 cambia la legge sul divorzio e sparisce il concetto di colpa. “Da quel momento – spiega Daniel – al pretore non interessa più quali colpe stanno alla base del divorzio. E la procedura diventa unicamente una questione legata agli alimenti. La mia ex moglie sapeva che nel 2000 sarebbe cambiata la legge e ha temporeggiato. Così oggi io non conosco ancora le motivazioni profonde che hanno spinto mia moglie a chiedere il divorzio. Il suo atteggiamento comunque mi ha fatto capire che lei voleva sfruttare al massimo le lacune della legge e approfittare della mia disponibilità”.

Le difficoltà per vedere il figlio – Daniel scrolla la testa, mentre racconta il rapporto con suo figlio. “È un ragazzo meraviglioso – dice – oggi ha 15 anni. La mia ex moglie ha fatto di tutto per rendermi un estraneo di fronte agli occhi del ragazzo. Ad esempio nei sabati in cui nostro figlio usciva con me gli imponeva di rientrare entro le 17.30. Il fatto è che lei ha sempre approvato il diritto di visita allargato davanti al giudice. Poi, fuori dall’aula faceva ciò che voleva”. Per un certo periodo, tra il 2005 e il 2006, Daniel lavora oltre Gottardo. “Facevo mille chilometri per vedere nostro figlio – conferma -. Ma la mia ex moglie non mi è mai venuta incontro. Spesso preferiva affidarlo a vicini, piuttosto che a me. E pensare che io con lui ho un bellissimo rapporto”.

Tensione alle stelle – Fino a dicembre 2002 la donna riceve 2950 franchi al mese da Daniel per gli alimenti. Lui, tuttavia, è ancora in attesa della sentenza definitiva. “Speravo che le autorità prendessero una decisione equa – dice il 48enne -. Io ho sempre ritenuto giusto pagare degli alimenti a mio figlio. Ma non alla mia ex moglie. Dal 2001 ha convissuto con un’altra persona. Anche se lei lo ha sempre negato. Inoltre, pur avendone la possibilità, non ha mai voluto lavorare. Diceva che doveva occuparsi del figlio. E questo pur sapendo che io come padre ero disponibilissimo”. Nel 2003 Daniel, che nel frattempo è diventato indipendente, resta a piedi con il lavoro. E quindi per diversi mesi non riesce a versare alla moglie gli alimenti.

Sentenza shock – Nel 2004 arriva la decisione del giudice della pretura di Bellinzona. “Non è cambiato nulla – ammette Daniel -. Avrei dovuto continuare a versare 2950 franchi al mese. Nonostante io avessi più volte parlato della convivenza della mia ex moglie, o del fatto che non riuscivo ad arrivare alla fine del mese, nessuno mi ha ascoltato. Ero disperato. Dal 2005, per sopravvivere, sono stato costretto a pagare solo una parte degli alimenti. Sono finito in depressione per questa storia”.

Il paradosso – Nei periodi in cui Daniel non ha pagato è stato lo Stato ad anticipare gli alimenti alla donna. “Adesso – sospira Daniel – lo Stato pretende indietro questi soldi dal sottoscritto. Ma io sono ridotto sul lastrico. Da oltre un anno sono in assistenza”. C’è, tuttavia, un paradosso in tutta questa storia. “Quel poco con cui vivo ora – conferma Daniel – è comunque sempre di più del saldo netto con cui vivevo quando lavoravo. Prima pagavo la cassa malati, avevo le spese per i pasti di lavoro e per gli spostamenti in auto, dovevo pagare le imposte…” Adesso tutte queste spese, essendo in assistenza, Daniel non le ha più. E lo Stato non può pignorarlo perché lui attualmente va avanti con il minimo vitale. “A questo punto potrebbe sembrare a chiunque che sia meglio stare in assistenza – conclude – . Mi viene quasi da pensare che rinunciare subito a qualsiasi lavoro sarebbe stata l’unica soluzione per evitare di indebitarmi. Io vorrei tanto tornare a lavorare. Vorrei soprattutto tornare ad avere una vita sociale. Ma so che verrei subito pignorato dallo Stato. Mi trovo in un vicolo cieco”.

Articolo apparso il 12 dicembre 2009 su “ticinonline“, a cura di Patrick Mancini

Prefazione

Forse sei finito qui per caso o forse no, se stai cercando informazioni riguardanti il divorzio in Ticino, questo blog potrebbe interessarti.

Ti do il benvenuto su questa piattaforma che, oltre alla possibilità di leggere la storia di altre persone divorziate, ti permette di scrivere la tua. Leggerai storie tutte ticinesi, di altri uomini normali e uguali a te, che dopo il divorzio si sono ritrovati nell’indigenza e nella povertà.

Siccome la legge ticinese tratta gli uomini divorziati alla stessa stregua di coloro che falliscono, gli uomini divorziati sono costretti a dover sopravvivere con “il minimo vitale”, versando tutto quel che supera tale cifra alla ex moglie e/o ai figli.

Se credi che a te non capiterà, sei un illuso. Se credi che anche in Ticino ci sia una giustizia, ti sbagli. Il canton Ticino sembra essere l’unico cantone in Svizzera che agisce così, ma nessuno -neppure il Tribunale federale- può far cambiare le cose perché di per sé il modo di agire della “giustizia” ticinese è perfettamente legale, sebbene non sia per nulla equo.

Questo blog si prefigge di pubblicare in modo anonimo anche la tua storia, affinchè tutti possano leggere, conoscere e sapere come vanno le cose nel nostro cantone!

Sono consapevole che ci sono altri blog e siti dedicati a queste problematiche e sostengo l’operato di tutti coloro che si sono operati, operano e opereranno per far sì che un giorno le cose cambino e diventino giuste anche da noi.

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