Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 16 – Del bene del minore

Il_bene_dei_figliA distanza di oltre un anno ritengo opportuno pubblicare qualche aggiornamento, soprattutto per coloro che, frequentando da poco il blog, credono che questo sia “morto”. Il blog gode di ottima salute (visite regolari), sebbene da tempo non venga pubblicato nulla di nuovo.
L’occasione è propizia per ringraziare anche tutti coloro (uomini e donne!) che mi hanno contattato senza voler apparire sulle pagine del blog (soprattutto per paura di ritorsioni!) per raccontarmi delle ingiustizie da loro subìte in occasione di separazioni e divorzi.

Quello che più mi ha sorpreso sentendo i vari racconti è però il modo di agire di pretori e giudici che, invocando “il bene del minore” emettono sentenze che vanno proprio contro il bene del minore! Come queste persone possano ancora riuscire ad addormentarsi serenamente la sera e guardarsi nello specchio tutte le mattine nonostante consapevolmente facciano soffrire tanti bambini, non riesco proprio ad immaginarlo.
Scrivo “consapevolmente” perché non riesco neppure ad immaginare che un pretore o un giudice non si renda conto delle conseguenze delle proprie sentenze (altrimenti non sarebbe in grado di svolgere i compiti che la sua carica gli impone). Questi personaggi dovrebbero essere persone colte visto gli studi effettuati… ma un dubbio mi assale: nel curriculum formativo di un avvocato (perché è questa la loro formazione) sono incluse delle basi di psicologia? Ad ogni modo constato che non sappiano neppure cosa sia l’empatia: ho sentito di bambini sottratti a un genitore (o anche ad entrambi, per essere poi affidati a istituzioni o sconosciuti) o addirittura -al contrario- di bambini obbligati controvoglia a stare o recarsi presso un genitore violento, alcolizzato o perfino drogato!
Personalmente voglio evitare questo tipo di sofferenza a mia figlia, quindi evito opportunamente di denunciare le mancanze riguardo il diritto di visita.

Ad ogni modo qualcosa accomuna quasi tutte queste storie: dispetti, cattiverie, ricatti, vendette e odio. In una società che si ritiene cristiana, cattolica o riformata poco importa, questi comportamenti non dovrebbero neppure esistere! Il messaggio del cristianesimo è questo: -“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” Giovanni 15,12 (Testo CEI 2008)

Ribadisco come nell’attuale società manchino amore, lealtà, sincerità, rispetto e, soprattutto, buon senso!

Ottobre 2011:
Eccomi giunto al momento in cui mi ritrovo a non poter più pagare tutto quanto mi viene chiesto… i soldi che avevo da parte sono finiti, le fatture arrivano inesorabilmente e le entrate non sono ancora sufficienti… decido quindi di lasciare da parte, oltre il rimborso del prestito di studio e i relativi interessi, gli alimenti per mia figlia, le fatture giunte dalle imposte e dalla cassa malati. Sono in arretrato di 2 mesi con l’affitto, ma ho pagato tutti i fornitori (altrimenti mi ritroverei presto impossibilitato a continuare la mia attività, che dovrebbe cominciare a portare entrate dal 2012).

Arriva una lettera raccomandata dall’ufficio che si occupa di anticipare gli alimenti nella quale, come da prassi, mi si chiede se ci sono dei validi motivi per non versare più gli alimenti a mia figlia. Rispondo spiegando che ho sempre pagato tutti gli alimenti (anche più di quanto previsto sulla sentenza in vigore), ma che da qualche mese non ho più liquidità e l’attività indipendente da poco intrapresa non porta (ancora) i frutti sperati. Chiedo in quale modo venga tenuto conto del fatto che durante gli ultimi 2 anni, ho versato oltre 8’500.- in più di quanto previsto dalla sentenza, ma non ottengo alcuna risposta (in seguito saprò che quanto pagato “in troppo” è da considerarsi “legalmente perso”).

Gennaio 2012:
Dopo quasi 3 mesi ricevo una nuova lettera raccomandata, la quale mi impone di versare i soldi unicamente al loro ufficio. Mi si rende attento al fatto che ogni versamento direttamente pagato alla mia ex, da quel momento, sarà ritenuto come non avvenuto. Mi viene imposto di pagare gli alimenti secondo l’importo della vecchia sentenza (l’unica giuridicamente valida), ossia 200.-/mese in meno di quanto versai fino a quel momento. Mi venne pure comunicato di presentarmi presso il loro ufficio per un colloquio personale.

Febbraio 2012:
Durante il colloquio personale, che si svolse in maniera molto amichevole, mi comunicarono che, vista la possibilità di fare richiesta di assistenza alla cassa disoccupazione (erano trascorsi meno di 12 mesi da quando mi misi in proprio), sono tenuto per legge* a iscrivermi per ricevere tali indennità, in caso contrario sarei perseguibile penalmente per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore” (Art. 217.1 CPS). Spiego le varie ragioni (anche di salute) per cui ho deciso di lavorare in modo autonomo, ma vengo cortesemente e fermamente invitato ad adeguarmi alla legge*, andando ad iscrivermi all’ufficio regionale di collocamento. Mi viene spiegato che questo è un obbligo* per evitare la denuncia penale che verrebbe fatta d’ufficio in caso contrario (secondo l’Art. 217.2 CPS). In pratica secondo questo ufficio devo* procedere come spiegato per evitare le gravi sanzioni previste dalla legge. Mi viene anche spiegato che l’assurda “nuova” sentenza al momento “non c’è, non esiste” (visto che ho inoltrato ricorso al tribunale d’appello) e quindi di non crucciarmi né “fasciarmi la testa prima di averla rotta”. Mi viene comunicato che al momento devo quindi versare Fr. 460.-/mese e ho 5 mesi di arretrati: ne prendo atto.
Lascio volutamente ai lettori il compito di valutare come la mia ex si sia “tirata la zappa sui piedi” avendo voluto introdurre nei nostri rapporti avvocati, pretori e giudici nonché “la giustizia” ticinese. Abbiamo perso tutti, ma chi ha perso di più è evidentemente nostra figlia, altro che “bene del minore”!

* Nei giorni successivi mi venne comunicato che l’ufficio anticipo alimenti, per gli indipendenti, usa per prassi l’intimidazione a cessare l’attività indipendente qualora ci siano problemi a pagare gli alimenti, in quanto per loro in questi casi è molto più difficile recuperare i soldi anticipati.

Ecco, ancora una volta mi viene confermato che nei casi di divorzio tutto ruota solamente e unicamente attorno ai soldi! Forse secondo questi “operatori” l’amore è qualcosa che si può comprare… questo spiegherebbe da solo perché nel nostro Cantone i locali con le “artiste” siano così redditizi (ma attenzione: amore, prostituzione e sesso non sono sinonimi)!

A questo punto, mio malgrado, mi adeguo e il giorno successivo mi presento per l’iscrizione all’URC e alla cassa disoccupazione. In entrambi i casi spiego che sono stato obbligato e che la mia intenzione è quella di continuare con l’attività indipendente. Mi vengono consegnati svariati formulari da riempire e mi viene fissato un appuntamento per 2 giorni dopo.

Mentre torno a casa inizio a percepire quei sintomi che ho imparato a conoscere in occasione dell’inizio di burnout del 2010 e capisco che tutto questo sta creandomi un grosso disagio psicologico che si sta manifestando sotto forma di sintomi fisici.

Da oltre 3 mesi non vedo mia figlia. Da novembre 2011 non vuole più né vedermi né sentirmi “finché non pago gli alimenti” -Ricatto?-. Da un lato posso capirla, è in quella fase della vita di per sé già difficile che si chiama adolescenza e chissà cosa le hanno raccontato o casa avrà sentito, ma dall’altro non credo che tale scelta sia tutta “farina del suo sacco”, per cui attendo. Per il momento rispetto la sua decisione, ma regolarmente le comunico (via SMS) che mi manca la sua presenza e che spero stia comunque bene, sperando di rivederla presto.

Inizio a leggere e riempire i formulari che mi hanno consegnato, deprimendomi e pensando ai vari impegni che avrei da svolgere, oltre al tempo e alle energie che sto sprecando…
Fortunatamente in quel momento ricevo una telefonata da un cliente a cui avevo fatto un’offerta per un grosso lavoro e questi mi comunica che mi da’ il mandato: ecco finalmente una buona notizia ma… che fare? Decido immediatamente che questa è l’indicazione che non devo mollare tutto quanto intrapreso negli ultimi 9 mesi: accetto con gioia il mandato e dentro di me comincio a rivivere.
Avverto per correttezza l’URC che non andrò all’appuntamento perché voglio continuare con l’attività indipendente, forte del fatto che ora posso nuovamente far fronte agli impegni finanziari verso mia figlia, cosa che comunico anche all’ufficio anticipo alimenti che prendendone atto mi fa pure gli auguri.
Queste telefonate mi fanno sentire subito meglio: l’impegno e gli sforzi fatti per mesi stanno finalmente portando i primi frutti!

Novembre 2012:
Al momento i mandati arrivano in modo più o meno regolare e mi permettono di vivere. Non riesco però a rimborsare né la borsa di studio né a pagare le tasse e neppure i premi della cassa malati, per cui sono arrivati dapprima i richiami seguiti dai precetti esecutivi, in seguito gli avvisi di pignoramento e ultimamente pure il signore per effettuare il pignoramento.
Siccome il mio stile di vita è molto semplice e non posseggo nulla di valore non ha potuto pignorare nulla, per cui l’ufficio esecuzione e fallimenti ha redatto degli atti di carenza beni. Pagando regolarmente la pensione alimentare per nostra figlia (è la mia priorità dopo la mia stessa sopravvivenza) non posso venir denunciato per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore”.
Al momento sono contento di poter vivere rispettando i ritmi della natura e del mio corpo lavorando in modo professionale e a piena soddisfazione mia e dei miei clienti.

Vorrei segnalare il fatto che nonostante abbia potuto riprendere a pagare regolarmente gli alimenti per nostra figlia, questo non ha a tutt’oggi contribuito a migliorare le cose con lei: nonostante le abbia più volte chiesto di rivederci, non ho ottenuto alcun riscontro positivo. Se non volermi più vedere né sentire fosse quello che realmente vorrebbe, rispetterei la sua decisione per il suo bene (se lei fosse felice così lo sarei anch’io) nonostante questo mi rattristerebbe, ma data la sua età e conoscendo le capacità manipolatrici di sua madre immagino che le cose siano ben più complicate di così (ne parlerò nel prossimo capitolo).

Visto il periodo, dovrei forse scrivere una letterina a Gesù Bambino nella quale chiedo come regalo di Natale di poter vedere e parlare un po’ con mia figlia? Si dice che la speranza sia l’ultima a morire… speriamo!

Conclusione: del “bene del minore” in realtà non importa niente a nessuno, se non forse a chi vuole loro bene veramente: a chi vuole il loro bene!

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Capitolo 15 – Valutazioni per il futuro

Bene, a mali estremi, estremi rimedi! Il sistema ticinese mi vuole rendere povero? Che lo faccia, ma che si assuma in seguito pure le conseguenze di questo suo modo di agire. Io da quando lavoro non ho mai potuto condurre una vita tanto diversa da quella definita dalle autorità cantonali come “povera” (per quanto in Svizzera questa definizione sia molto meno grave che non in tanti altri paesi), quindi non mi preoccupo affatto. Da quel che mi ricordo, da quando ho iniziato a lavorare, ho sempre dovuto “tirarla” a fine mese, ma finora non ho mai avuto problemi di precetti esecutivi o altro. Ho sempre cercato delle soluzioni per pagare tutto, questo spesso a scapito del mio tenore di vita. Se il canton Ticino vuole che io viva con il “minimo vitale”, accetterò anche questo, ma che non venga a chiedermi qualcosa di più o in cambio!

Giunti a questo punto mi sembra doveroso valutare come si presenterebbe lo scenario futuro che il canton Ticino mi riserva. Come già detto non temo di ritrovarmi in una situazione di indigenza “programmata” da chi crede di potermi imporre le proprie scelte in modo molto egoistico.

Immaginiamo un po’ chi ci perderebbe nel caso io dovessi “tirare a campare” con il “minimo vitale”:

  • se non potessi continuare a rimborsare la “borsa” di studio, questa andrebbe a carico del canton Ticino
  • se non avessi più la possibilità di pagare le tasse, l’ammanco sarebbe a carico del canton Ticino
  • se non riuscissi neppure più a pagare la cassa malati, anche questa sarebbe a carico del canton Ticino (dal 2012 la legge prevede che sia il cantone a dover versale l’85% dei premi impagati)
  • se non potessi più pagare gli alimenti per nostra figlia l’ufficio per l’anticipo alimenti li anticiperebbe (limitatamente a 700.-/mese per 60 mesi), e pure questi andrebbero a carico del canton Ticino .
    Perché il cantone ritiene sufficienti 700.-/mese? Forse perché quando è il cantone a pagare applica delle “Tabelle ticinesi segrete”? Già, perché 700.- mensili + 200.- di assegno familiare fanno 900.-/mese, quindi il 150% del minimo vitale per un figlio. Perché non rendiamo ufficiale questo metodo di calcolo? Perché il canton Ticino applica la legge secondo il detto “due pesi e due misure”?
  • se io dovessi cadere in povertà totale e non dovessi più essere in grado di provvedere al mio proprio sostentamento e dovessi ricorrere all’assistenza pubblica, anche questa spesa sarebbe a carico del canton Ticino

La cosa più assurda in assoluto però sarebbe che a subire le conseguenze della decisione del canton Ticino (per mano del pretore avv. Francesco Bertini, istigato nel suo compito da mia ex moglie e dalla sua avvocatessa) sarebbe solo e unicamente nostra figlia, che sì a quel momento si potrà sì definire una “povera piccola”, vittima dell’egoismo di chi? Di chi non ha saputo pazientare ma ha voluto tutto e subito (secondo il detto: -“Chi troppo vuole nulla stringe”). Un giorno però forse capirà anche lei come sono andate veramente le cose e ringrazierà  chi avrà rovinato la sua vita (e pure quella di suo padre, accanendosi contro di lui) e se lo dovesse fare non sarebbe neppure la prima a farlo!

Figlia mia, sei intelligente, usa il cervello e valuta tu come stanno le cose! Tu sola puoi sapere come vivono veramente i tuoi genitori, quali sono le cose importanti per tua madre e quali invece sono i valori  importanti per tuo padre. Non voglio importi nulla, desidero soltanto il tuo bene. Valuta tu cosa è importante per te e quale filosofia di vita vorrai seguire.

Cari giudici e pretori del canton Ticino, prima di applicare ciecamente la legge e la giurisprudenza ticinese nelle vostre sentenze e decisioni assurde (la giurisprudenza è per definizione qualcosa di modificabile*), pensate alle conseguenze che queste hanno sui singoli, sulla comunità e non da ultimo sulle finanze cantonali. Da quel che mi risulta fra coloro che sono al beneficio di prestazioni assistenziali in Ticino ci sono molti padri divorziati. Che sia un caso? Non credo, io direi che sia un segno che qualcosa non funziona come dovrebbe. Minando la sopravvivenza dei padri separati, visto l’attuale alto tasso di divorzi, minate direttamente alla base l’intero sistema economico ticinese. Per favore pensate alle conseguenze intrinseche che il vostro modo di agire porta con sé! Con le vostre sentenze e decisioni state mettendo in serio pericolo le famiglie ticinesi e le finanze cantonali!

Inoltre non ritengo per nulla giusto che la comunità ticinese (leggi: i contribuenti) debba accollarsi i costi derivanti da un modo di agire -della “giustizia” ticinese- completamente assurdo. Vorrei ricordare che il gratuito patrocinio, l’anticipo alimenti e le prestazioni assistenziali nonché la mancanza di entrate (p.es. i soldi della “borsa” di studio, quelli delle tasse o quelli pagati per i premi di cassa malati) sono sempre e comunque a carico dei contribuenti!

Io ovviamente non sono d’accordo di accettare una sentenza che mi condanna -ingiustamente- a dover pagare una pensione alimentare determinata facendo riferimento a delle tabelle che definiscono quanto costa un figlio in una città come Zurigo. In Canton Ticino le cose sono diverse e non credo che debba stare a dimostrarlo. Chiunque abbia varcato il Gottardo per andare a lavorare in Svizzera interna nella regione di Zurigo ha potuto constatare come là sia i redditi che le spese siano maggiori che in Ticino. Il problema sorge quando si vogliono prendere i parametri di Zurigo e imporli come “normali” in Ticino. Se ai genitori viene lasciato il minimo vitale, questo parametro dovrebbe essere preso in considerazione anche per calcolare quanto spetta ai figli.

Per evitare la situazione presentata qui sopra io una proposta di soluzione l’avrei: decidiamo semplicemente che nostra figlia possa vivere per il 50% presso la madre e per l’altro 50% presso il padre e molto semplicemente ognuno paga le proprie spese. L’assegno figli basta da solo a coprire la spesa fissa della cassa malati. Per le spese straordinarie (salute, formazione o altro) si contribuisce in ragione di 1/2. In caso di disaccordo riguardante le scelte importanti (tipicamente il frequentare una scuola privata o interventi facoltativi), se la decisione è presa unilateralmente da parte di uno dei genitori senza l’accordo dell’altro, sarà colui che ha preso la decisione a doverne sopportare le conseguenze finanziarie.

Io sono naturalmente d’accordo di pagare al 50% le spese per nostra figlia, ma sono fermamente contrario a “buttare dalla finestra” dei soldi che non ho. Non vedo perché la mia ex debba ricevere per nostra figlia “per legge” una quantità di soldi spropositata per la realtà cantonale ticinese. Il fatto di vivere al di sopra delle proprie capacità finanziarie pensando che comunque c’è sempre qualcuno che pagherà non è di sicuro educativo per nostra figlia; permetterle di vivere nel lusso e istigarla a vivere in modo consumistico non le fa di sicuro bene. Questo soprattutto quando in realtà di soldi non ce ne sono mai stati, ma si vorrebbero ottenerli condannando il padre all’indigenza!

* Da wikipedia: “(…) Si deve inoltre riconoscere all’elaborazione giurisprudenziale il merito di aver creato concezioni nuove che rispondono alle mutevoli esigenze che contraddistinguono il nostro tempo.

Capitolo 6 – La volontà di combattere

Siccome i risultati scolastici di nostra figlia alla scuola pubblica erano ottimi, tentai di esprimere a mia ex moglie i dubbi circa la scelta della scuola privata (secondo me era fuori luogo), soprattutto sapendo che io da un anno ero ormai studente, ma lei rispose molto semplicemente: -“Ti ho forse chiesto soldi?”.

Nel 2003 avevo chiesto una borsa di studio al cantone per la mia formazione, il quale mi aveva concesso e versato dei soldi sotto forma di prestito senza interessi perché “è prassi corrente, finché non viene presa la decisione riguardante la borsa”. Siccome la mia situazione finanziaria era catastrofica, tanto che per ben 2 volte ho dovuto ricorrere agli sportelli dell’assistenza ricevendo 60.-/mese per 4 mesi nel 2003 e 498.-/mese per 11 mesi nel 2005, mai avrei pensato che la borsa di studio mi venisse negata! Oltre a frequentare gli studi lavoravo occasionalmente, ma siccome i soldi non mi bastavano per pagare tutte le fatture chiesi anche a un amico di prestarmene una certa cifra.

A fine 2006 ottenni il diploma e, tutto motivato, cercai un lavoro. Per oltre un anno cercai inutilmente un impiego in Ticino, tanto che estesi in seguito le ricerche a tutta la Svizzera, trovandone finalmente uno. Questo però mi impose un nuovo trasloco, addirittura fuori cantone (chi ne ha già fatti, sa che i traslochi creano molte spese, specialmente se fatti fra cantoni diversi). Lo stipendio era buono, ma non particolarmente alto (in Svizzera “interna” di solito i salari sono migliori, ma non nella regione dove trovai io l’impiego). Mi dovetti adattare a fare il “pendolare” per lavorare e poter vedere mia figlia, ma almeno -per la prima volta nella mia vita- riuscivo ad arrivare a fine mese pagando tutte le bollette e potevo cominciare anche a pensare come rimborsare i debiti, che nel frattempo -evidentemente, a causa del fatto che fui studente durante 3 anni- erano aumentati. Tengo a precisare che gli alimenti per mia figlia sono sempre stati pagati, anche durante il periodo in cui ero studente (a volte anticipati dall’ufficio del sostegno sociale, ma da me sempre ripagati).

Dal 2008 aggiunsi di mia iniziativa Fr. 60.- al montante che versavo ogni mese per nostra figlia, quale contributo per il premi della cassa malati (in ditta ci versavano tale importo, quindi ritenni corretto riversarlo a lei). Sapevo che quanto versavo era poco, ma dovevo risanare la mia situazione finanziaria (mi trovavo con oltre Fr. 15’000.- di scoperto sulle carte di credito!) prima di poter contribuire in modo più cospicuo verso mia figlia.

La mia idea era quella di poter rimborsare il debito contratto con le carte di credito (è il debito che costa più di tutti, quello da rimborsare per primo, a costo di far aspettare un momento gli altri; gli istituti che emettono le carte di credito incassano cifre paurose solo per gli interessi che applicano, al limite dell’usura!), il prestito di studio (ma non era una borsa? Aspettate, in un  prossimo capitolo spiegherò anche questa truffa!) e quindi il prestito che il mio amico mi fece per poter vivere (siccome non mi costava interessi, convenni con lui di rimborsarlo alla fine). Questo durante i 4 anni successivi, in modo da poter avere in seguito la possibilità di aiutare finanziariamente nostra figlia se avesse deciso di continuare gli studi dopo le scuole dell’obbligo. In Ticino abbiamo delle buone scuole pubbliche, per cui non vedo la necessità di rivolgersi agli istituti privati quando la situazione scolastica dei figli è buona/ottima e soprattutto non si vive in una situazione agiata e non si hanno i mezzi finanziari per permetterselo, ma qui potrei aprire un discorso molto ampio su come chi viene dal nulla e vede girare un po’ di soldi crede di poter vivere da gran signora (ne vogliamo parlare nel prossimo capitolo?)!

In primavera 2009 mia ex moglie mi comunicò telefonicamente che non riusciva più ad arrivare a fine mese, che quello che le passavo per nostra figlia non le bastava e che voleva che le versassi più soldi. Le chiesi quanto le serviva e mi disse che dovevo deciderlo io, che sapevo che nostra figlia cresceva, che le spese aumentavano e che a settembre sarebbe andata alla scuola media (sempre in una scuola privata e sempre senza il mio consenso!). Le dissi che per risparmiare avrebbe potuto evitare la retta della scuola media privata e che nostra figlia non aveva bisogno di vestirsi con vestiti di marca (soprattutto visto che crescendo velocemente, dopo pochi mesi, non le sarebbero più andati bene) né di un telefonino e un computer portatile suoi (vi ricordo che sto parlando di una bimba in età di scuola elementare, non di una liceale!), ma ammisi che avendo ora uno stipendio fisso avrei potuto versarle, a partire dal mese di settembre, la cifra stabilita a suo tempo, senza deduzione dell’assegno familiare e con i 60.- di contributo in più. In pratica Fr. 260.-/mese in più. In totale avrebbe quindi ricevuto oltre il doppio di quanto avevamo stabilito che versassi per nostra figlia al momento del divorzio. Ricordo che lei a quel momento non voleva nulla, neppure per nostra figlia. Aggiunsi poi che non appena la mia situazione finanziaria si fosse stabilizzata mi sarei impegnato ad aumentare ancora l’importo.

Da settembre 2009 avrebbe ricevuto quindi Fr. 710.- mensili per nostra figlia (510.- da parte mia + 200.- assegno figli). Ritenni giusto aumentare il contributo per nostra figlia visto che avevo uno stipendio fisso e potevo quindi contare su un’entrata regolare di soldi. Non mi sembra che l’importo proposto fosse completamente “a sbalzo”, tanto più che sarebbe aumentato di Fr. 50.- l’anno seguente e che mi impegnai ad aumentarlo di nuovo non appena rimborsati i debiti più urgenti. Sul tenore di vita che i figli dei divorziati possono permettersi grazie alle sentenze ticinesi, c’è un bellissimo post sul blog di José Ortiga: “Figli “firmati” di padri straccioni“, che è un’anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto.

Purtroppo in Ticino legge e buon senso non sembrano andare di pari passo, tanto che le cose più assurde che una persona riesce ad immaginare, nel nostro cantone, possono anche risultare legali. Non ci credete o nutrite qualche dubbio al riguardo? Leggendo i prossimi capitoli cambierete sicuramente idea!

Capitolo 5 – La dura vita dopo il divorzio

Ad un certo punto conobbi una ragazza che in seguito divenne la mia compagna e volli credere che fosse la ragazza giusta. Anche lei divorziata, anche lei molto diffidente, ci trovammo bene a frequentarci e decidemmo di proseguire il nostro cammino insieme. Decidemmo di comune accordo di non sposarci e di non avere figli; in canton Ticino, a causa dei una legislazione sul divorzio profondamente ingiusta, trovo che questa sia la scelta migliore che una coppia possa fare (è molto triste, ma purtroppo è così)!

Dopo circa 4 anni di convivenza con il suo amante, mia ex moglie si ritrovò da sola. Ora mi spiego i capricci di nostra figlia, che in quel periodo non voleva più venire a casa da me; molto probabilmente aveva paura che durante la sua assenza succedesse chissà cosa, visto che lo stesso tipo di comportamento si è ripetuto anche in seguito, ad ogni fine di relazione di sua madre.
Chissà cosa passa per la testa ai bimbi, che magari hanno avuto modo di sentire qualche animata discussione fra adulti, quando elaborano quello che hanno sentito, senza averne capito completamente il significato?

Nel frattempo si trasferirono ad abitare in un appartamento nella palazzina dove abitano pure i genitori di lui. I suoi genitori si occupavano spesso di nostra figlia, soprattutto quando mia ex moglie era al lavoro (aveva ripreso il lavoro di cameriera), tanto che nostra figlia ancora oggi li chiama “nonni”. Quando mia ex moglie si ritrovò sola restò ancora per un paio d’anni nella palazzina, abusando spesso della gentilezza di queste persone per adottare dei comportamenti poco consoni a una giovane madre con una figlia a carico. In effetti di sovente delegava a loro l’incombenza di occuparsi di nostra figlia (ma non fu lei a volere l’affido di nostra figlia?) per andare a divertirsi.
Vorrei ringraziare pubblicamente queste persone per quanto fatto per nostra figlia; per averla aiutata a crescere, per averla coccolata e soprattutto amata come fosse veramente nipotina loro.
Ad un certo punto, con ragione e per il bene di nostra figlia, queste persone fecero delle osservazioni a mia ex moglie che per tutta risposta… traslocò! In seguito seppi che cercarono semplicemente di spiegarle che avrebbe dovuto occuparsi un po’ di più della figlia e un po’ meno delle sue pulsioni.

Dal bel paesino dove abitava andò ad abitare in città e iscrisse nostra figlia in una scuola privata (senza neppure chiedere il mio parere), dove poteva lasciarla tutto il giorno senza sentirsi “spiata”. Ricordo che mia figlia pianse spesso per quel cambiamento; lei si trovava bene nel paesino dove aveva una situazione quasi “normale”, con dei “nonni” che si occupavano di lei, dove andava a scuola con i compagni con cui spesso giocava anche a casa, dove, tutto sommato, era felice!

Mi resi conto abbastanza presto di non avere alcuna possibilità di sopravvivere con il lavoro che facevo (ho sempre lavorato per passione, mai per “far cassa”). A causa di leggi che impongono sempre più obblighi e burocrazia (i “piccoli” sempre meno spesso riescono a sopravvivere alla burocrazia), ho deciso di abbandonare la mia professione per seguire una nuova formazione che mi permettesse di avere più sicurezza per il futuro. Continuare a svolgere la mia attività significava investire oltre 15’000.- franchi in aggiornamenti professionali e corsi vari nei 4 anni seguenti; cifra che non avevo e non intendevo spendere per continuare a “tirarla” a fine mese. Tentai più volte di trovarmi un impiego fisso, ma con il diploma che avevo non era cosa facile. Cambiare attività senza avere un diploma che attestasse le mie capacità, poi, era semplicemente impossibile.

Mi ritrovai, tutto solo, a dover pagare una quantità di debiti assurda (oltre Fr. 300’000.-) e riuscivo a malapena a pagarne gli interessi; questo mi pesava parecchio dal lato finanziario, ma anche e soprattutto dal lato psicologico (come farò per rimborsarli?). Siccome prima di ottenere il diploma seguii degli studi universitari in ambito tecnico (senza mai terminarli) decisi di tornare sui banchi di scuola per conseguire quel diploma che mi avrebbe permesso in futuro di rimborsare i debiti e di “rifarmi una vita”.

Siccome l’appartamento non era a mio nome, il canton Ticino voleva tassarmi il “presunto reddito da investimento” per la cifra dell’ipoteca! Dopo le mie spiegazioni hanno modificato le cose in modo da tassarmi il “valore locativo”… per la stessa cifra! Se questa non è una presa per il culo, ditemi voi cos’è. La legge? Ah, vero, la legge non sbaglia mai… Ad ogni modo la cifra che mi imposero fu molto più alta della pigione che in seguito potemmo stabilire per affittare l’appartamento (ma la legge è “giusta”, quindi il valore locativo è “equo”!). A volte mi chiedo se gli impiegati del canton Ticino vivono nel nostro cantone, poiché ho la netta impressione che non abbiano alcuna idea della realtà cantonale! Ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di riconsegnar loro l’appartamento in cui vivevo riprendendo pure una parte dell’ipoteca, cosa che mi ha permesso di poter intraprendere la via degli studi con un “peso” in meno.

P.S: l’immagine che ho preso proviene da un altro blog (aldocata’s blog), dove c’è un post riguardante i padri e i nonni che riporto qui sotto in quanto ne condivido il pensiero, profondo e bellissimo:

“Oggi vorrei spezzare una lancia in favore dei padri che dedicano sempre più tempo ai loro bambini, nonostante le difficoltà quotidiane. Magari sono anche genitori separati con affido congiunto e fanno i salti mortali per seguire il meglio possibile i loro figli.

L’altra sera ho appreso dalla TV che è cresciuto in modo significativo, negli ultimi anni, il numero dei padri che ha chiesto i congedi parentali. Sono ammirevoli, comunque quello che conta non è la quantità del  tempo, ma la qualità del tempo che si dedica ai figli.

E non possiamo certo dimenticare i nonni e le nonne che, oggi come ieri, si adoperano, con amore, per accudire i loro nipotini. Ho un ricordo bellissimo di mio padre, condiviso dalle mie amiche d’infanzia, quando ci riunivamo, la sera,  facendo capannello intorno a lui che suonava la chitarra e cantava oppure ci raccontava storie fantastiche, favole, per ore e questo pur lavorando sodo tutto il giorno. Racconta mia mamma che mi è sempre stato molto vicino, anche quando ero piccolissima, anche se non poteva e non avrebbe comunque chiesto, nemmeno un’ora di congedo parentale.”

Prefazione

Forse sei finito qui per caso o forse no, se stai cercando informazioni riguardanti il divorzio in Ticino, questo blog potrebbe interessarti.

Ti do il benvenuto su questa piattaforma che, oltre alla possibilità di leggere la storia di altre persone divorziate, ti permette di scrivere la tua. Leggerai storie tutte ticinesi, di altri uomini normali e uguali a te, che dopo il divorzio si sono ritrovati nell’indigenza e nella povertà.

Siccome la legge ticinese tratta gli uomini divorziati alla stessa stregua di coloro che falliscono, gli uomini divorziati sono costretti a dover sopravvivere con “il minimo vitale”, versando tutto quel che supera tale cifra alla ex moglie e/o ai figli.

Se credi che a te non capiterà, sei un illuso. Se credi che anche in Ticino ci sia una giustizia, ti sbagli. Il canton Ticino sembra essere l’unico cantone in Svizzera che agisce così, ma nessuno -neppure il Tribunale federale- può far cambiare le cose perché di per sé il modo di agire della “giustizia” ticinese è perfettamente legale, sebbene non sia per nulla equo.

Questo blog si prefigge di pubblicare in modo anonimo anche la tua storia, affinchè tutti possano leggere, conoscere e sapere come vanno le cose nel nostro cantone!

Sono consapevole che ci sono altri blog e siti dedicati a queste problematiche e sostengo l’operato di tutti coloro che si sono operati, operano e opereranno per far sì che un giorno le cose cambino e diventino giuste anche da noi.

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