Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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PAS – Sindrome da alienazione genitoriale

Sebbene la PAS (Parental Alienation Syndrome) non sia riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale, non significa che questa non esista!

PASNonostante Richard Gardner l’abbia proposta fin dal 1984, questa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori non adeguatamente mediati, quasi 30 anni dopo non è ancora riconosciuta. L’inesistenza della PAS come patologia clinica non ci assicura però che un certo tipo di comportamenti non esistano.

Credo che il problema, se questa psicopatologia fosse riconosciuta “legalmente”, sarebbe piuttosto un altro: l’uso che ne verrebbe fatto nei tribunali al fine di stumentalizzare le decisioni riguardanti i figli. Immagino sia questa la ragione per cui non si voglia riconoscerne legalmente l’esistenza.
Vorrei ricordare che fino al 2000, siccome nelle cause di divorzio esisteva il concetto di “colpa”, nei tribunali avvenivano feroci liti per stabilire chi fosse “il colpevole” del fallimento del matrimonio. A partire da quell’anno, con l’introduzione del “nuovo diritto matrimoniale”, il concetto di colpa venne eliminato, ma come si può facilmente immaginare -e constatare- non sparirono le feroci liti legate al divorzio, anzi! Non potendo più litigare circa la colpevolezza di uno o dell’altro coniuge, ci si focalizzò su un altro punto; si cominciò quindi a litigare “per i figli”, semplicemente strumentalizzandoli (il famoso concetto di “bene del minore” di cui scrissi nel precedente capitolo prese il ruolo centrale nelle procedure di divorzio). Alla fine comunque, indipendentemente dagli strumenti usati, si litiga sempre per soldi… ricordiamoci che nessuno li porterà con sé al momento di lasciare questo mondo.

E’ fuori dubbio che strumentalizzare i figli per poterne trarre vantaggi personali a discapito dell’ex-coniuge sia una grave forma di tradimento del proprio ruolo educativo. Così facendo il genitore che svilisce e cerca di distruggere l’altro agli occhi dei figli, sta distruggendo i propri figli (e pure se stesso).
Varie e diverse sono le motivazioni che possono scatenare un tale comportamento: vendetta verso l’ex partner, incapacità di accettare la separazione (con il conflitto si mantiene un legame), vantaggi economici e/o presenza di nuovi partner che influenzano le dinamiche familiari (gelosia?).

Vediamo ora qual’è la caratteristica principale di questa sindrome, la quale ci consente di spiegare fenomeni altrimenti non comprensibili: è il “lavaggio del cervello”, l’indottrinamento da parte di un genitore (secondo Gardner la madre nel 90% dei casi -forse perché è a lei che vengono assegnati i figli nel 90% dei casi?-) associata al contributo personale e attivo da parte del figlio opportunamente manipolato. Il tutto in assenza di motivi obiettivi che spieghino questa animosità da parte del figlio contro l’altro genitore (normalmente quello non affidatario).

Le tecniche che il genitore alienante mette in atto (più o meno consapevolmente) per compiere un tale indottrinamento sono descritte in 12 punti:

  1. negare sempre e continuamente l’esistenza dell’altro genitore;
  2. manipolare i fatti sempre a proprio vantaggio e a svantaggio dell’altro
  3. disapprovare i comportamenti dell’altro, facendoli passare come comportamenti “malati”
  4. drammatizzare i fatti e ricordare al bambino di essere il genitore migliore tra i due e l’unico che lo ha cresciuto e si è occupato di lui
  5. sottolineare l’inaffidabilità dell’altro genitore e considerarsi l’unico capace di prendersi cura dei bambini
  6. minacciare una diminuzione del proprio affetto e amore verso il bambino se questi si avvicina troppo all’altro
  7. mettere il bambino nella posizione di riferire e giudicare i comportamenti dell’altro
  8. costantemente allineare i pensieri e i giudizi dei figli con i propri
  9. riscrivere a proprio vantaggio il passato e la realtà, facendo comparire in una veste compromessa l’ex partner
  10. soddisfare le richieste del bambino disapprovate dall’altro
  11. mostrare gusti, pensieri completamente opposti a quelli dell’altro
  12. creare confusione e sensi di colpa nel momento in cui il bambino deve vedere l’altro genitore

Tutto questo espone i bambini al profondo dolore di doversi schierare, per paura di perdere il genitore che si mostra più debole e apparentemente indifeso (vittimismo?).

La distruzione della figura dell’altro genitore è sempre un ricatto morale, spesso perpetrato in maniera molto sottile dal genitore manipolatore.
E’ spesso difficile rilevare un comportamento del genere da parte di un genitore per chi non è un addetto ai lavori e visto che gli addetti ai lavori non riconoscono tale patologia, è pressoché impossibile limitare i danni psicologici che si creano nelle menti dei giovani che subiscono tali comportamenti.

Certi comportamenti tipici e ben distinti dalle normali dinamiche familiari dovrebbero però richiamare l’attenzione di chi li riconosce nei propri figli:

  • il bambino ripete i messaggi di disprezzo e disgusto verso l’altro genitore e le critiche appaiono inconsistenti, poco specifiche o comunque non supportate da dati reali
  • le cause del disprezzo e del disagio verso l’altro genitore vengono spiegate dal bambino con motivazioni superficiali o prive di senso
  • il bambino si dice convinto di quello che pensa e prova verso l’altro genitore e afferma che tali pensieri e sentimenti non sono stati indotti da nessuno, ma sono “farina del suo sacco”
  • il genitore manipolatore è descritto come totalmente e solamente positivo, l’altro come totalmente e solamente negativo e l’appoggio in qualsiasi disputa o conflitto è sempre e solamente dato al genitore alienante
  • la formulazione delle critiche contiene informazioni che solo il genitore manipolatore conosce e può aver trasmesso al bambino
  • il bambino sperimenta rifiuto, paura quando sa che deve incontrare l’altro genitore
  • l’ostilità viene mostrata non solo verso l’altro genitore ma si allarga a tutta la sua famiglia, ai suoi amici, alle nuove relazioni che egli costruisce

Chiunque può immaginare le conseguenze che un tale “lavaggio del cervello” può avere sul bambino: ripercussioni sul suo equilibrio psicologico presente e futuro, che in certi casi possono portare a disturbi e/o patologie della personalità.

Ora, che questa psicopatologia non venga inclusa nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), a mio modo di vedere non è rilevante. Sebbene fin dal 1952 il DSM  sia considerato “la Bibbia della psichiatria” dagli addetti al settore, ritengo doveroso citare che fino al 1972 fra le psicopatologie di tale manuale veniva riportata pure l’omosessualità… per cui l’onere delle conclusioni è lasciato al lettore!

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Qui finalmente si parla di PAS, o meglio, una vittima di PAS parla! http://www.alienazione.genitoriale.com/vittima-di-pas-combatte-per-i-bambini

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Capitolo 10 – Schiavi moderni

Visto che, come descritto nel capitolo precedente, ho constatato personalmente che lo stato decide pure su come noi dobbiamo spendere i “nostri” soldi (vi ricordate i soldi che mio padre ricevette dall’assicurazione vita?), vorrei aprire una parentesi sui cosiddetti “schiavi moderni”.

Credete ancora di essere liberi di fare dei vostri soldi quello che volete? Vi sbagliate di grosso; lo stato vi incita a fare delle scelte che poi in futuro vi si ritorceranno contro. Credete di farle voi spontaneamente, ma in realtà sono scelte “pilotate” dal sistema. In pratica vi ritroverete “schiavi del sistema” senza neppure accorgervi, ma soprattutto “per colpa vostra”. Questo affinché lo stato possa “tenervi per le palle” e approfittare di voi “fino alla morte” (e a volte anche dopo)!

Mio padre e mia madre lavorano ancora oggi 7 giorni su 7, alzandosi alle 5 tutte le mattine e rientrando alle 20 tutte le sere. Sebbene entrambi siano da anni pensionati, non riescono a smettere di lavorare perché quello che l’AVS versa loro tutti i mesi non basterebbe neppure per pagare tutte le tasse e i balzelli vari che il cantone ci impone. Vi assicuro che i miei genitori non sono un caso isolato. Provate a chiedere agli anziani che vivono attorno a voi e che hanno lavorato per una vita intera se riescono a vivere con i soldi che lo stato versa loro. Però il cantone propone agli anziani una soluzione: le prestazioni d’aiuto complementari cantonali. Anche avendone diritto una persona sola arriverebbe al massimo a 1’587.50/mese mentre i coniugi avrebbero 2’381.25/mese (per entrambi, quindi poco più di 1’190.- a testa), quindi c’è poco da stare allegri! Questo documento cantonale ci informa al riguardo: “Prestazioni complementari cantonali (PC) alle rendite AVS e AI“.

Altro esempio: la cassa malati. Il Ticino è uno fra i cantoni più cari in questo ambito, ma per i “meno abbienti” c’è la soluzione cantonale: il sussidio (in pratica a qualcuno viene pagata parte del premio grazie a quanto incassato dalle tasse, pagate da “tutti”)!

Purtroppo i miei genitori hanno voluto credere al modello proposto loro dallo stato negli anni del grande boom economico (i famosi anni ’60 e ’70 del secolo scorso) e in effetti hanno lavorato una vita intera per trovarsi nel famoso e tanto decantato “ceto medio”. Vivono in casa di proprietà (della banca, visto che è ipotecata), e questo fa sì che ai sensi della legge sono considerati “ricchi”… quindi, per usare un’espressione elvetica, delle ottime “vacche svizzere da mungere”!

I miei genitori fanno ancora parte di quella generazione che si è sposata per amore e che nonostante i mille problemi quotidiani hanno combattuto e combattono uniti (a volte, come in tutte le coppie, con qualche screzio) e sono ancora, dopo quasi 50 anni, sposati. A causa di questo fatto lo stato versa loro solamente una rendita… e mezza! Proprio perché sono sposati.

Ma il matrimonio cos’è? Tento di dare una risposta: è quella cosa che ti rovina a vita… se divorzi finisci sul lastrico subito, se resti insieme ti trovi rovinato al momento del pensionamento!
Gente, a queste condizioni non sposatevi più!

Essi in pratica dovrebbero vivere (entrambi) con poche centinaia di franchi in più di quelli che il nostro cantone dice “necessari” a mia figlia secondo le mitiche “Tabelle di Zurigo”! E loro hanno l’assicurazione cassa malati che costa molto più cara di quella di mia figlia e ne devono pure pagare due visto che sono due persone e non una… e mezzo! Per recarsi al lavoro hanno l’auto, visto che dove abitano i trasporti pubblici il mattino presto e la sera sono inesistenti, e pure quello incide sul loro già magro budget. Inoltre loro, contrariamente a mia figlia, devono pure pagare le tasse con l’importo che l’AVS ritiene sufficiente per una coppia! Però i contributi hanno dovuto pagarli entrambi “pieni” (non una volta e mezza) e per una vita intera, con il miraggio di poterne un giorno usufruire. Il potere d’acquisto in questi ultimi 40 anni è sceso di parecchio, tanto che quella rendita che ai tempi era presentata come buona, oggi non permette più di vivere degnamente.

Un articolo che spiega bene la situazione attuale è stato scritto su un blog che ho già citato, quello di José Ortiga: “PIL fasullo”.

Visto che poi hanno “la sfiga” di abitare in casa di proprietà, oltre a dover pagare l’ipoteca (ok, gli interessi possono dedurli dalle imposte – l’ammortamento però no) viene calcolato loro anche il “valore locativo” e questo viene sommato a quanto percepiscono dall’AVS nel calcolo della loro tassazione… in pratica sono “ricchi” schiavi del sistema; schiavi moderni, perché oggi, a 70 anni lui e 66 lei, devono ancora lavorare per oltre 12 ore al giorno per dare allo stato “padrone” ben più della storica “decima”! Lo stato li spreme come limoni imponendo loro tasse e balzelli vari solo perché fanno parte di quella famosa categoria di cui parlavo prima. Essendo sempre stati onesti e avendo sempre dichiarato tutto fino all’ultimo centesimo sono ancor più penalizzati da uno stato che di base tratta i contribuenti indipendenti come evasori fiscali “aggiustando” le cifre come meglio loro aggrada “secondo gli elementi noti all’autorità fiscale…”, e questo nonostante siano tenuti per legge a tenere una contabilità. Che sia forse perché lo stato “ladro” pensi che tutti agiscano come lui agisce?

Chiamatela come volete, ma la “giustizia ticinese” è profondamente ingiusta e assurda: un pensionato ha il dovere di vivere con meno soldi di quelli che sono ritenuti “il fabbisogno” di un’adolescente!

Vi siete mai chiesti il perché? Posso azzardare una risposta anche a questo: forse perché se è lo stato a dover pagare, deve minimizzare l’uscita, mentre se a pagare è il contribuente allora lo stato deve massimizzare l’entrata. In pratica il contribuente (il cittadino del famoso “ceto medio”) è da “mungere” sempre e comunque! Già, perché il cittadino benestante ha la possibilità di usare quegli stratagemmi messi a sua disposizione dalla legge per pagare meno di quello che dovrebbe mentre a mantenere quello povero (da ovunque egli provenga) ci pensa lo stato stesso, dandogli i soldi “rubati” a quei cittadini che fanno parte del “ceto medio” e che pagano sempre e per tutti (e se qualcuno di questi volesse ribellarsi al sistema, la legge avrebbe pronti gli strumenti legali per punirlo).

Che il sistema si sia ispirato al leggendario racconto di “Robin Hood”, il famoso personaggio che rubava ai ricchi per dare ai poveri? Solo ispirato, non copiato fedelmente, perché nella leggenda originale l’eroe rubava ai veri ricchi!

Capitolo 9 – La “borsa” di studio divenuta “prestito”

Ad ogni modo, tornando alla mia storia, la prima delusione l’ho avuta a inizio 2009 ricevendo (ben 6 anni dopo la mia domanda!) la decisione del cantone riguardante la borsa di studio: negata. Per motivare la decisione negativa, il cantone sostenne che poiché mio padre l’anno prima (che il cantone prendesse la decisione) andò in pensione, vendendo la sua attività e ricevendo pure dei soldi di un’assicurazione vita, “egli avrebbe potuto e dovuto aiutarmi a pagare gli studi”. Guarda caso è la legge a dirlo… Ma la legge non dice pure che chiunque ha diritto a ricevere una decisione in tempi ragionevoli? Forse che per il cantone il termine “ragionevole” è da interpretare come “opportuno”?

Ma che c’entra mio padre in questa faccenda? Avevo ben 34 anni ed ero fuori casa da 12 quando ho deciso di tornare a scuola. Se lui ha ricevuto quattro soldi dall’assicurazione vita (ricordo: tempo dopo la fine dei miei studi), sono suoi! E’ lui che ha fatto sacrifici per lavorare e pagare l’assicurazione vita, forse anche per poter in seguito farne quello che buon gli pare (tipo ammortizzare una parte di ipoteca o farsi finalmente una vacanza con mia madre, visto che l’ultima che hanno fatto loro due insieme risale a oltre 20 anni fa…). Ma in più c’è stato anche il fatto che abbia venduto l’attività commerciale che aveva acquistato anni prima e che questa vendita (siccome rifiutò parecchi potenziali acquirenti che volevano versargli dei soldi “in nero” per fare tutto in modo onesto e “alla luce del sole”) gli venne aggiunta al reddito facendo letteralmente “esplodere” le cifre dalla tassazione dei miei genitori. In pratica fu l’unico anno in cui il loro imponibile variò rispetto la consuetudine per divenire oltre il doppio del solito! Ancora oggi stanno lavorando per pagare le tasse di quell’anno (che tradotte in franchi furono ben 15’000.-!!!). Il fatto di essere sempre stati onesti e leali verso tutti, ha portato loro (e di conseguenza me, visto che per la legge il cordone ombelicale non si taglia mai!) ad aver ancora più debiti di quelli che già c’erano, oltre a dover pagare delle cifre spropositate e ingiuste.

Se lo vorranno, un giorno e in un post specifico, pubblicherò anche la loro storia. Un buon riassunto potrebbe essere questo: “per non pesare sulla collettività (da bravi svizzeri) hanno sempre cercato il modo di arrangiarsi da soli, ipotecando la casa e accendendo debiti per pagare sempre tutto (anche quando questo fu palesemente frutto di ingiustizia). Quando non ce l’hanno proprio più fatta, si sono resi conto che comportandosi in maniera onesta si sono “fregati” con le loro stesse mani e che nessuno mai avrebbe ridato loro quello che pagarono ingiustamente“. Questa sembra essere la trama preferita dalla giustizia ticinese, che basandosi sul ritornello dalla canzone napoletana “Simmo e Napule, paisá”, lo applica alla lettera. Per chi non lo sapesse, il ritornello in italiano suona così: “chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scordiamoci il passato…”.
Il cantone applica questo genere di atteggiamento, però, sempre e soltanto quando non ha nulla da perdere… perché se c’è la possibilità per il cantone di “arraffare” un po’ di più di quanto ha già incassato, allora “una revisione s’impone”!

Per quanto riguarda la legge ticinese sulle borse di studio (non so come si comportano gli altri cantoni) la cosa è chiara: se colui che chiede la borsa di studio ha i genitori in Svizzera, il loro imponibile è preso in considerazione e cumulato a quello del richiedente. Se questi è uno svizzero adulto, che vive per conto suo da anni, che paga le tasse in Svizzera, che decide di rifarsi una vita e studiare per migliorare la propria situazione, viene puntualmente penalizzato e spesso non otterrà la borsa ma solo il prestito (che chiaramente è da ridare). Il prestito poi è senza interessi per 3 anni dopo la fine degli studi, in seguito è con interesse e il tasso di referenza è quello della Banca dello Stato del canton Ticino. Chiaramente la decisione mi è giunta “in tempo” per attivare l’interesse (esattamente 3 anni dopo la fine dei miei studi). La prassi corrente in Ticino è quella di concedere l’importo della borsa sotto forma di prestito e di decidere in seguito, in pratica quando a loro fa più comodo (economicamente parlando).

In conclusione, se la decisione riguardante la borsa di studio l’avessero presa in base a quanto i miei genitori guadagnavano durante gli anni in cui ero agli studi, probabilmente avrei avuto diritto alla borsa (e quindi non mi sarei ritrovato con Fr. 40’000.- di debito in più). Provai a reclamare, inutilmente, spiegando che vivevo fuori casa da anni e che avevo intrapreso una nuova formazione per migliorare la mia situazione finanziaria e in seguito poter rimborsare i debiti precedentemente contratti e mantenere mia figlia, ma tutto fu inutile. La risposta fu: “legge parla chiaro in proposito…”.

Visto che la legge sulle borse di studio (e la legge in generale) è “giusta” e “equa” e che gli impiegati cantonali sono molto “celeri” nello svolgere le loro funzioni, non ebbi diritto ad alcuna borsa di studio!

Non voglio comunque generalizzare quanto detto sugli impiegati del nostro cantone perché per fortuna mi è anche capitato di trovare persone agli sportelli cantonali con le quali ho potuto avere rapporti umani e che ringrazio per avermi trattato come una persona e non come un numero.

Capitolo 2 – Il matrimonio, il tradimento e il perdono

Dopo esserci sposati, anche i rapporti con suo padre si riappacificarono (chissà, forse non credeva che avessi avuto “le palle” di sposare sua figlia contro il suo volere! 😉 ). Tutto andò liscio per… poco più di un anno!  C’é chi sostiene che l’innamoramento duri in media 18 mesi e probabilmente ha ragione.

Durante il primo anno di matrimonio rimase incinta e perse per due volte il bimbo nei primi mesi di gravidanza. Andammo dal ginecologo e ci rassicurò spiegandoci che spesso accade di perdere il bimbo durante i primi mesi e ci consigliò, visto che la fecondazione naturale aveva funzionato, di non accanirci e di prenderci “un po’ di pausa”, di attendere qualche mese prima di fare un nuovo tentativo.

Passarono i mesi e non ci pensai più. Entrambi in quel periodo fummo molto impegnati professionalmente (lei, grazie a un mio conoscente proprietario di un ristorante, lavorava quale cameriera, impiego relativamente ben retribuito nonostante non avesse alcun diploma, ma le lasciava poco tempo libero), ma notai un cambiamento, era divenuta sempre più riservata e “strana”. Ai miei tentativi di capire cosa avesse, rispondeva sempre “niente”. Posso capire che sul piano psicologico quanto accaduto possa aver influito negativamente su di lei, ma perché non parlarmene? In fondo ero suo marito e questi fatti turbarono anche me.

Ecco che, andando a fondo, dovetti scoprire il (primo?) tradimento da parte di mia moglie. Ritengo che quanto accaduto non sia una scusante per aprire le porte al primo che si presenta; a mio modo di vedere non fu un motivo valido per decidere di tradirmi (ma in fondo, esistono dei motivi validi per farlo?).

Ebbi la conferma la sera in cui chiesi agli amici con cui ero uscito a cena di lasciarmi al ristorante dove mia moglie lavorava; dissi loro che sarei poi rientrato a casa con lei. Siccome mi aveva comunicato che avrebbe finito tardi, potete immaginare la mia sorpresa nel constatare che alle 21:30 aveva già finito ed era partita. Chiesi al proprietario del ristorante dove fosse mia moglie e questi mi disse che quel giorno il suo turno terminava alle 21:00.

Capii che c’era qualcosa di strano nella faccenda, ma dentro di me sperai di aver capito male e che il giorno in cui avrebbe dovuto finire tardi fosse stato un altro. Mi organizzai quindi per rientrare velocemente a casa, nel caso mi stesse aspettando. Arrivai a casa ma la trovai vuota; di mia moglie non c’era proprio alcuna traccia! La attesi per qualche ora (credo possiate immaginarvi cosa mi passò per la testa durante quelle interminbili ore) e quando, poco prima delle 2:00, rientrò, le dissi che ero preoccupato e le chiesi dove fosse stata fino a quell’ora. Rispose di avermi avvertito che avrebbe finito tardi e che forse lo avevo dimenticato. Aggiunse che siccome c’era stato parecchio lavoro, dopo la chiusura del locale aveva ancora fatto le pulizie…

Decisi di affrontarla e di parlarle chiaro. Le dissi che ero passato al  ristorante per trovarla e che non l’avevo trovata, le chiesi di dirmi la verità perché ero al corrente di quello che stava succedendo e non avrei sopportato altre menzogne. Confessò e dicutemmo a lungo. Si scusò, mi raccontò che era pentita, che non sapeva neppure lei cose le fosse passato per la testa… mi disse della grande sofferenza subìta per la perdita dei bimbi, mi raccontò che il collega di lavoro che diventò poi il suo amante le era stato molto vicino e l’aveva sostenuta così tanto in quel brutto periodo che quando lui prese l’iniziativa lei non seppe come reagire e subì la relazione suo malgrado (!?! Quanto fui ingenuo, le credetti !?! Oggi so che nessuna donna subìsce una relazione, tutt’al più potrebbe subìre una violenza, ma se accetta di avere una relazione, questa é -contrariamente a ciò che accade per gli uomini- del tipo affettivo/sentimentale: tutt’altro che una semplice “scappatella”!). Ora so che erano tutte balle, ma a quel momento pensai: “poverina, é colpa mia, non sono abbastanza presente, sono un cattivo marito”.

Decisi quindi di perdonarla e di darle una seconda possibilità (gravissimo errore: se avessi divorziato subito e l’avessi sbattuta fuori casa, visto che ai tempi il divorzio “per colpa” esisteva ancora, oggi non mi troverei a scrivere questo blog), chiedendole però, fino a nuovo avviso, di prendere la pillola anticoncezionale (altro errore: avrei dovuto provvedere io alla contraccezione!) e la nostra relazione proseguì più o meno tranquilla per un altro anno.

Mi sembrò veramente che tutto quanto accaduto un anno prima fosse passato, eravamo nuovamente una coppia felice, tanto che per il mio compleanno mi annunciò di avere un bel regalo per me, qualcosa che sapeva io desiderassi da tempo: un bimbo! Appresi la notizia con stupore, in quanto non me l’aspettavo (io ero rimasto al fatto che le avevo chiesto di prendere la pillola, no?), ma lasciai perdere e fui felice per l’avvenimento. Mi spiegò che a mia insaputa si era recata nuovamente dal ginecologo chiedendogli di controllare che fosse tutto a posto e se avesse potuto riprovare a restare incinta. Dalle analisi risultò una lieve carenza di acido folico, quindi le prescrisse delle pillole per compensare (siccome le prendeva al posto di quelle anticoncezionali non mi accorsi di alcunché).

Ritenni chiuso il brutto capitolo, voltai pagina e a fine novembre, per festeggiare, andammo 3 settimane in vacanza ai caraibi! La gravidanza proseguì bene, erano passati i primi 3 mesi (i più rischiosi), il bimbo si stava sviluppando normalmente e noi eravamo felici. Ricordo che quello fu per me uno dei periodi più belli del nostro  matrimonio.

Capitolo 1 – L’inizio di un amore

Da oltre 3 anni stavo con una ragazza ticinese, ma ultimamente fra di noi le cose non erano più così rosee come un tempo. Avevo appena finito la mia formazione professionale e avevo iniziato a lavorare come libero professionista. Chi lavora o ha lavorato quale indipendente sa quanto il lavoro influisce sulla vita di coppia (telefonate di clienti a qualsiasi orario di qualsiasi giorno della settimana, interventi urgenti, …). In effetti in quel periodo concedei meno tempo alla nostra relazione e questo non aiutò affatto le cose. Una sera, in occasione di una cena, incontrai una ragazza straniera che mi piacque fin da subito e poco tempo dopo decisi di troncare la relazione con la mia ragazza per frequentare questa nuova amica, sperando che la bella ragazza straniera fosse interessata ad andare oltre la semplice amicizia.

Fu una cosa reciproca fin dai primi incontri e la relazione fra noi si instaurò quasi istantaneamente. Oltre a essere (a mio modo di vedere) una bella ragazza, si dimostrò di sani princìpi, molto devota e attaccata alla casa. Ben diversa dalle ragazze ticinesi frequentate fino a quel momento, questa mi parve subito la donna giusta per poter finalmente pensare a qualcosa di più serio (io avevo 24 anni e iniziavo a desiderare una famiglia e dei figli e lei nonostante avesse solo 20 anni mi sembrava molto matura). Parlai con lei riguardo le sue aspettative per il futuro e mi disse che avrebbe desiderato un figlio, ma che fino a quel momento non aveva preso in considerazione il matrimonio. Decidemmo di continuare la nostra relazione rimandando le decisioni “importanti” a un prossimo futuro.

Dopo qualche tempo la ragazza mi comunicò di avere un ritardo e le suggerii di andare a farsi visitare da un medico. Mi comunicò di essere incinta, ma dopo qualche giorno ebbe il ciclo. Mi sentii felice fin da subito per la gravidanza (anche se arrivata molto presto) e mi rattristai molto quando seppi che tutto era finito. Siccome fra la mia cerchia di amici avevo anche un bravo ginecologo (specialista in un centro di fertilità) e non mi convinse troppo colui a cui lei si era rivolta, le proposi di andare insieme dal mio conoscente. Quest’ultimo, per rassicurarci, ci propose di sottomerterci entrambi a un test per vedere se fossimo compatibili e se non ci fossero eventuali problemi che avrebbero impedito una fecondazione naturale. Fu proprio in occasione di tali esami che scoprii di essere meno fertile della media degli uomini (ma a scuola a voi non insegnavano mica che ne bastava uno per restare incinta? 🙂 ). Secondo l’esperto però eravamo compatibili, sebbene avessimo meno probabilità di avere un bimbo “al primo colpo”. Decidemmo allora di lasciare al fato l’arrivo o meno di un figlio.

Tutto sommato la situazione non era così male e questa vicenda mi parve rafforzare e migliorare ulteriormente la nostra relazione di coppia; nei mesi seguenti decidemmo addirittura di sposarci. Quando ne parlammo ai suoi genitori si scatenò il finimondo: il futuro suocero mi disse, testuali parole: -“Non voglio uno svizzero per mia figlia!”. Gli chiesi il motivo e questi mi rispose: -“Voi svizzeri non avete i nostri valori: vi sposate e dopo poco tempo divorziate. Per noi la famiglia é qualcosa di sacro.”. Cosa gli avreste detto voi? Io gli dissi che non era fra le mie intenzioni divorziare e che volevo una famiglia vera, con figli. Aggiunsi che ero intenzionato a crearla con sua figlia. Mantenne la sua posizione e fece operare una scelta a sua figlia: -“O me o lui, scegli. Se però scegli lui, in questa casa non potrai più tornare”. Malgrado i modi di fare poco ortodossi di suo padre, la “mia” ragazza decise di lasciare la casa di suo padre per stabilirsi nella mia, con mia grande gioia. Decidemmo nel contempo di proseguire nel nostro intento di sposarci e creare una nostra famiglia, con o senza il permesso di suo padre.

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