Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 3 – Il lupo cambia il pelo ma non il vizio

Abitavamo in uno degli appartamenti più vecchi della piccola palazzina di proprietà dei miei genitori. L’appartamento datava degli anni ’50 ed era stato realizzato e utilizzato solo quale appartamento da affittare ai turisti durante la bella stagione. Durante 40 anni l’unico intervento fatto fu quello di aggiungere i termosifoni, così da estendere i mesi di utilizzo a primavera e autunno. Non contavamo più gli interventi dell’idraulico, il quale dovette intervenire a causa di otturazioni e perdite degli scarichi in piombo, di mancanza di acqua calda e di tubi di rame rotti che rendevano l’ambiente molto “umido”. Anche a livello elettrico eravamo messi molto male: i fusibili saltavano in continuazione e mancava completamente la messa a terra. Pure a livello isolazione (cos’é?) e serramenti le cose non erano meglio: il ricambio d’aria era assicurato in permanenza anche con le finestre chiuse. Viverci d’inverno fu un’avventura!

Siccome i miei genitori, economicamente, non avrebbero potuto affrontare la spesa della ristrutturazione, ma per essere abitabile tutto l’anno l’appartamento necessitava di importanti lavori, decidemmo con mia moglie di procedere a nostre spese (l’alternativa era traslocare prendendo un appartamento in affitto, ma non saremmo più stati in casa “nostra”). Ne parlammo con i miei genitori, chiedemmo dei preventivi e ottenemmo un credito di costruzione per migliorie di Fr. 240’000.-, che poi si tramutò in ipoteca a carico nostro. Spendemmo in totale Fr. 270’000.- e pagammo Fr. 30’000.- di tasca nostra. L’idea era quella che un giorno o l’altro l’appartamento sarebbe diventato di nostra proprietà. A quel momento i proprietari legali erano sempre i miei genitori; noi eravamo solo debitori solidari per l’importo dell’ipoteca di cui sopra.

Siccome desideravamo crescere noi nostra figlia ed eravamo contrari a piazzarla in un asilo-nido (sono tutt’ora contrario a questa pratica, definita sovente come “migliore” per i nostri figli da chi -lo stato- vuole obbligarci a “essere produttivi” e vuole imporci le sue regole, spesso “contro natura”), decidemmo di impostare la mia attività professionale in modo che mia moglie potesse aiutarmi e nel contempo occuparsi di nostra figlia. Insieme trovammo il modo di crearle un posto di lavoro “su misura”, dove lei aveva la possibilità di stare con nostra figlia durante tutto l’arco della giornata, aiutandomi nell’amministrazione (in pratica era diventata mia segretaria personale). Per ottenere questo feci nuovamente degli importanti investimenti finanziari (invece di rimborsare un vecchio debito, utilizzai questi soldi per affittare un ufficio più spazioso e chiesi a un amico dei soldi in prestito per realizzare le trasformazioni necessarie, fra cui una “cameretta” per nostra figlia).

Fin da subito l’idea si rivelò un successo e le cose iniziarono a funzionare bene, sebbene a fine mese fossimo sempre “tirati” (ma in fondo, chi se ne frega, eravamo felici, abitavamo in casa nostra, lavoravamo insieme e stavamo per avere un figlio!). Qualche mese più tardi mia moglie partorì una bella bimba sana e qualche settimana dopo il parto volle nuovamente aiutarmi in ufficio, dapprima solo poche ore la settimana, in seguito “a tempo pieno”. Tutto andò a gonfie vele, la bimba era con la mamma e io potevo vederla più volte al giorno, fra un cliente e l’altro.

Passarono i mesi ma, nonostante fosse tornato tutto alla normalità, da dopo il parto mia moglie non mi desiderava più. I primi mesi non ci feci neppure caso, sapevo che avrebbe dovuto “riprendersi” dal parto, ma quando -dopo 10 mesi- ancora non era “pronta”, cercai di capire cosa stava accadendo e scoprii che mia dolce mogliettina non era proprio quella che si definirebbe una santa! Approfittando delle mie assenze per lavoro (io la sera lavoravo e credevo che lei fosse a casa con nostra figlia), frequentava altre persone nei bar alla moda (portandovi pure nostra figlia). Ricevetti delle segnalazioni da conoscenti che mi riferivano di averla vista in compagnia di altri uomini, ma inizialmente non ci feci troppo caso, anche se ci pensai. Come si dice, se qualcuno ti dice che sei scemo non farci caso, ma se cominciano ad essere in tanti a dirtelo… forse hanno ragione!

Un giorno mi disse di non prendere impegni per il sabato, perché lei si era organizzata con un’amica per andare a giocare a tennis (il tennis lo guardava in TV, ma non sapevo che sapesse giocarci). Vista la stranezza della sua richiesta mi organizzai con la ragazza di un mio caro amico affinché quel sabato pomeriggio potesse tenere lei nostra figlia e decisi di andare a controllare (la storia mi “puzzava”): al tennis non c’era né lei né la sua auto! Feci finta di nulla, andai a riprendere nostra figlia e rientrai a casa per aspettarla e preparare la cena, visto che per quella sera avevamo invitato mia sorella.

Verso l’ora di cena (mia sorella era già arrivata da un po’) suonò il telefono e quando risposi sentii la voce di mia moglie che mi diceva che sarebbe rimasta fuori a cena con la sua amica. Le dissi che avevamo invitato mia sorella per cena e che sarebbe stato meglio rientrare immediatamente. Inoltre le chiesi dove avesse giocato a Tennis, visto che a Locarno non l’avevo vista. Mi chiese se la stavo “spiando” e chiuse la comunicazione.

Spiegai a mia sorella cosa stava accadendo e le chiesi se avesse potuto occuparsi lei della nipotina mentre io andavo a verificare cosa stesse succedendo. Siccome a quel tempo i cellulari non erano ancora così diffusi, aveva usato il telefono fisso del suo nuovo amante. Fu quindi facile e relativamente veloce risalire al nome e al domicilio di questa persona. Mi appostai sotto casa sua e gli telefonai; come rispose gli chiesi di poter parlare con mia moglie e dopo un suo maldestro tentativo di negare l’evidenza le porse il telefono dicendole “é tuo marito”: le dissi di rientrare immediatamente! Pochi minuti dopo vidi i due amanti uscire di casa mano nella mano (vi assicuro che per me fu una scena disgustosa). Salì in auto e partì. La raggiunsi, si fermò e tentai di parlarle, ma lei non volle scendere dall’auto né abbassare il vetro del finestrino. Rientrai allora a casa e decisi che avrebbe potuto tornare dal suo amante per passarci la notte; nel nostro letto non la volevo proprio più! La chiusi fuori casa lasciandole un biglietto con la scritta “tornatene a dormire là dove sei stata finora!”. Visto che sapevo che anche il suo amante aveva una convivente, non le sarebbe stato facile farlo. 😉 In seguito seppi che trascorse la notte in auto.

La mattina seguente la feci entrare e volli parlarle, ma l’unica cosa che mi disse fu: -“Non ti sei accorto che non ti amo più?”. Le chiesi cosa intendesse fare e mi rispose candidamente: -“Divorziamo”. Non credetti alle mie orecchie!

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Capitolo 2 – Il matrimonio, il tradimento e il perdono

Dopo esserci sposati, anche i rapporti con suo padre si riappacificarono (chissà, forse non credeva che avessi avuto “le palle” di sposare sua figlia contro il suo volere! 😉 ). Tutto andò liscio per… poco più di un anno!  C’é chi sostiene che l’innamoramento duri in media 18 mesi e probabilmente ha ragione.

Durante il primo anno di matrimonio rimase incinta e perse per due volte il bimbo nei primi mesi di gravidanza. Andammo dal ginecologo e ci rassicurò spiegandoci che spesso accade di perdere il bimbo durante i primi mesi e ci consigliò, visto che la fecondazione naturale aveva funzionato, di non accanirci e di prenderci “un po’ di pausa”, di attendere qualche mese prima di fare un nuovo tentativo.

Passarono i mesi e non ci pensai più. Entrambi in quel periodo fummo molto impegnati professionalmente (lei, grazie a un mio conoscente proprietario di un ristorante, lavorava quale cameriera, impiego relativamente ben retribuito nonostante non avesse alcun diploma, ma le lasciava poco tempo libero), ma notai un cambiamento, era divenuta sempre più riservata e “strana”. Ai miei tentativi di capire cosa avesse, rispondeva sempre “niente”. Posso capire che sul piano psicologico quanto accaduto possa aver influito negativamente su di lei, ma perché non parlarmene? In fondo ero suo marito e questi fatti turbarono anche me.

Ecco che, andando a fondo, dovetti scoprire il (primo?) tradimento da parte di mia moglie. Ritengo che quanto accaduto non sia una scusante per aprire le porte al primo che si presenta; a mio modo di vedere non fu un motivo valido per decidere di tradirmi (ma in fondo, esistono dei motivi validi per farlo?).

Ebbi la conferma la sera in cui chiesi agli amici con cui ero uscito a cena di lasciarmi al ristorante dove mia moglie lavorava; dissi loro che sarei poi rientrato a casa con lei. Siccome mi aveva comunicato che avrebbe finito tardi, potete immaginare la mia sorpresa nel constatare che alle 21:30 aveva già finito ed era partita. Chiesi al proprietario del ristorante dove fosse mia moglie e questi mi disse che quel giorno il suo turno terminava alle 21:00.

Capii che c’era qualcosa di strano nella faccenda, ma dentro di me sperai di aver capito male e che il giorno in cui avrebbe dovuto finire tardi fosse stato un altro. Mi organizzai quindi per rientrare velocemente a casa, nel caso mi stesse aspettando. Arrivai a casa ma la trovai vuota; di mia moglie non c’era proprio alcuna traccia! La attesi per qualche ora (credo possiate immaginarvi cosa mi passò per la testa durante quelle interminbili ore) e quando, poco prima delle 2:00, rientrò, le dissi che ero preoccupato e le chiesi dove fosse stata fino a quell’ora. Rispose di avermi avvertito che avrebbe finito tardi e che forse lo avevo dimenticato. Aggiunse che siccome c’era stato parecchio lavoro, dopo la chiusura del locale aveva ancora fatto le pulizie…

Decisi di affrontarla e di parlarle chiaro. Le dissi che ero passato al  ristorante per trovarla e che non l’avevo trovata, le chiesi di dirmi la verità perché ero al corrente di quello che stava succedendo e non avrei sopportato altre menzogne. Confessò e dicutemmo a lungo. Si scusò, mi raccontò che era pentita, che non sapeva neppure lei cose le fosse passato per la testa… mi disse della grande sofferenza subìta per la perdita dei bimbi, mi raccontò che il collega di lavoro che diventò poi il suo amante le era stato molto vicino e l’aveva sostenuta così tanto in quel brutto periodo che quando lui prese l’iniziativa lei non seppe come reagire e subì la relazione suo malgrado (!?! Quanto fui ingenuo, le credetti !?! Oggi so che nessuna donna subìsce una relazione, tutt’al più potrebbe subìre una violenza, ma se accetta di avere una relazione, questa é -contrariamente a ciò che accade per gli uomini- del tipo affettivo/sentimentale: tutt’altro che una semplice “scappatella”!). Ora so che erano tutte balle, ma a quel momento pensai: “poverina, é colpa mia, non sono abbastanza presente, sono un cattivo marito”.

Decisi quindi di perdonarla e di darle una seconda possibilità (gravissimo errore: se avessi divorziato subito e l’avessi sbattuta fuori casa, visto che ai tempi il divorzio “per colpa” esisteva ancora, oggi non mi troverei a scrivere questo blog), chiedendole però, fino a nuovo avviso, di prendere la pillola anticoncezionale (altro errore: avrei dovuto provvedere io alla contraccezione!) e la nostra relazione proseguì più o meno tranquilla per un altro anno.

Mi sembrò veramente che tutto quanto accaduto un anno prima fosse passato, eravamo nuovamente una coppia felice, tanto che per il mio compleanno mi annunciò di avere un bel regalo per me, qualcosa che sapeva io desiderassi da tempo: un bimbo! Appresi la notizia con stupore, in quanto non me l’aspettavo (io ero rimasto al fatto che le avevo chiesto di prendere la pillola, no?), ma lasciai perdere e fui felice per l’avvenimento. Mi spiegò che a mia insaputa si era recata nuovamente dal ginecologo chiedendogli di controllare che fosse tutto a posto e se avesse potuto riprovare a restare incinta. Dalle analisi risultò una lieve carenza di acido folico, quindi le prescrisse delle pillole per compensare (siccome le prendeva al posto di quelle anticoncezionali non mi accorsi di alcunché).

Ritenni chiuso il brutto capitolo, voltai pagina e a fine novembre, per festeggiare, andammo 3 settimane in vacanza ai caraibi! La gravidanza proseguì bene, erano passati i primi 3 mesi (i più rischiosi), il bimbo si stava sviluppando normalmente e noi eravamo felici. Ricordo che quello fu per me uno dei periodi più belli del nostro  matrimonio.

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