Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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PAS – Sindrome da alienazione genitoriale

Sebbene la PAS (Parental Alienation Syndrome) non sia riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale, non significa che questa non esista!

PASNonostante Richard Gardner l’abbia proposta fin dal 1984, questa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori non adeguatamente mediati, quasi 30 anni dopo non è ancora riconosciuta. L’inesistenza della PAS come patologia clinica non ci assicura però che un certo tipo di comportamenti non esistano.

Credo che il problema, se questa psicopatologia fosse riconosciuta “legalmente”, sarebbe piuttosto un altro: l’uso che ne verrebbe fatto nei tribunali al fine di stumentalizzare le decisioni riguardanti i figli. Immagino sia questa la ragione per cui non si voglia riconoscerne legalmente l’esistenza.
Vorrei ricordare che fino al 2000, siccome nelle cause di divorzio esisteva il concetto di “colpa”, nei tribunali avvenivano feroci liti per stabilire chi fosse “il colpevole” del fallimento del matrimonio. A partire da quell’anno, con l’introduzione del “nuovo diritto matrimoniale”, il concetto di colpa venne eliminato, ma come si può facilmente immaginare -e constatare- non sparirono le feroci liti legate al divorzio, anzi! Non potendo più litigare circa la colpevolezza di uno o dell’altro coniuge, ci si focalizzò su un altro punto; si cominciò quindi a litigare “per i figli”, semplicemente strumentalizzandoli (il famoso concetto di “bene del minore” di cui scrissi nel precedente capitolo prese il ruolo centrale nelle procedure di divorzio). Alla fine comunque, indipendentemente dagli strumenti usati, si litiga sempre per soldi… ricordiamoci che nessuno li porterà con sé al momento di lasciare questo mondo.

E’ fuori dubbio che strumentalizzare i figli per poterne trarre vantaggi personali a discapito dell’ex-coniuge sia una grave forma di tradimento del proprio ruolo educativo. Così facendo il genitore che svilisce e cerca di distruggere l’altro agli occhi dei figli, sta distruggendo i propri figli (e pure se stesso).
Varie e diverse sono le motivazioni che possono scatenare un tale comportamento: vendetta verso l’ex partner, incapacità di accettare la separazione (con il conflitto si mantiene un legame), vantaggi economici e/o presenza di nuovi partner che influenzano le dinamiche familiari (gelosia?).

Vediamo ora qual’è la caratteristica principale di questa sindrome, la quale ci consente di spiegare fenomeni altrimenti non comprensibili: è il “lavaggio del cervello”, l’indottrinamento da parte di un genitore (secondo Gardner la madre nel 90% dei casi -forse perché è a lei che vengono assegnati i figli nel 90% dei casi?-) associata al contributo personale e attivo da parte del figlio opportunamente manipolato. Il tutto in assenza di motivi obiettivi che spieghino questa animosità da parte del figlio contro l’altro genitore (normalmente quello non affidatario).

Le tecniche che il genitore alienante mette in atto (più o meno consapevolmente) per compiere un tale indottrinamento sono descritte in 12 punti:

  1. negare sempre e continuamente l’esistenza dell’altro genitore;
  2. manipolare i fatti sempre a proprio vantaggio e a svantaggio dell’altro
  3. disapprovare i comportamenti dell’altro, facendoli passare come comportamenti “malati”
  4. drammatizzare i fatti e ricordare al bambino di essere il genitore migliore tra i due e l’unico che lo ha cresciuto e si è occupato di lui
  5. sottolineare l’inaffidabilità dell’altro genitore e considerarsi l’unico capace di prendersi cura dei bambini
  6. minacciare una diminuzione del proprio affetto e amore verso il bambino se questi si avvicina troppo all’altro
  7. mettere il bambino nella posizione di riferire e giudicare i comportamenti dell’altro
  8. costantemente allineare i pensieri e i giudizi dei figli con i propri
  9. riscrivere a proprio vantaggio il passato e la realtà, facendo comparire in una veste compromessa l’ex partner
  10. soddisfare le richieste del bambino disapprovate dall’altro
  11. mostrare gusti, pensieri completamente opposti a quelli dell’altro
  12. creare confusione e sensi di colpa nel momento in cui il bambino deve vedere l’altro genitore

Tutto questo espone i bambini al profondo dolore di doversi schierare, per paura di perdere il genitore che si mostra più debole e apparentemente indifeso (vittimismo?).

La distruzione della figura dell’altro genitore è sempre un ricatto morale, spesso perpetrato in maniera molto sottile dal genitore manipolatore.
E’ spesso difficile rilevare un comportamento del genere da parte di un genitore per chi non è un addetto ai lavori e visto che gli addetti ai lavori non riconoscono tale patologia, è pressoché impossibile limitare i danni psicologici che si creano nelle menti dei giovani che subiscono tali comportamenti.

Certi comportamenti tipici e ben distinti dalle normali dinamiche familiari dovrebbero però richiamare l’attenzione di chi li riconosce nei propri figli:

  • il bambino ripete i messaggi di disprezzo e disgusto verso l’altro genitore e le critiche appaiono inconsistenti, poco specifiche o comunque non supportate da dati reali
  • le cause del disprezzo e del disagio verso l’altro genitore vengono spiegate dal bambino con motivazioni superficiali o prive di senso
  • il bambino si dice convinto di quello che pensa e prova verso l’altro genitore e afferma che tali pensieri e sentimenti non sono stati indotti da nessuno, ma sono “farina del suo sacco”
  • il genitore manipolatore è descritto come totalmente e solamente positivo, l’altro come totalmente e solamente negativo e l’appoggio in qualsiasi disputa o conflitto è sempre e solamente dato al genitore alienante
  • la formulazione delle critiche contiene informazioni che solo il genitore manipolatore conosce e può aver trasmesso al bambino
  • il bambino sperimenta rifiuto, paura quando sa che deve incontrare l’altro genitore
  • l’ostilità viene mostrata non solo verso l’altro genitore ma si allarga a tutta la sua famiglia, ai suoi amici, alle nuove relazioni che egli costruisce

Chiunque può immaginare le conseguenze che un tale “lavaggio del cervello” può avere sul bambino: ripercussioni sul suo equilibrio psicologico presente e futuro, che in certi casi possono portare a disturbi e/o patologie della personalità.

Ora, che questa psicopatologia non venga inclusa nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), a mio modo di vedere non è rilevante. Sebbene fin dal 1952 il DSM  sia considerato “la Bibbia della psichiatria” dagli addetti al settore, ritengo doveroso citare che fino al 1972 fra le psicopatologie di tale manuale veniva riportata pure l’omosessualità… per cui l’onere delle conclusioni è lasciato al lettore!

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Qui finalmente si parla di PAS, o meglio, una vittima di PAS parla! http://www.alienazione.genitoriale.com/vittima-di-pas-combatte-per-i-bambini

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Capitolo 16 – Del bene del minore

Il_bene_dei_figliA distanza di oltre un anno ritengo opportuno pubblicare qualche aggiornamento, soprattutto per coloro che, frequentando da poco il blog, credono che questo sia “morto”. Il blog gode di ottima salute (visite regolari), sebbene da tempo non venga pubblicato nulla di nuovo.
L’occasione è propizia per ringraziare anche tutti coloro (uomini e donne!) che mi hanno contattato senza voler apparire sulle pagine del blog (soprattutto per paura di ritorsioni!) per raccontarmi delle ingiustizie da loro subìte in occasione di separazioni e divorzi.

Quello che più mi ha sorpreso sentendo i vari racconti è però il modo di agire di pretori e giudici che, invocando “il bene del minore” emettono sentenze che vanno proprio contro il bene del minore! Come queste persone possano ancora riuscire ad addormentarsi serenamente la sera e guardarsi nello specchio tutte le mattine nonostante consapevolmente facciano soffrire tanti bambini, non riesco proprio ad immaginarlo.
Scrivo “consapevolmente” perché non riesco neppure ad immaginare che un pretore o un giudice non si renda conto delle conseguenze delle proprie sentenze (altrimenti non sarebbe in grado di svolgere i compiti che la sua carica gli impone). Questi personaggi dovrebbero essere persone colte visto gli studi effettuati… ma un dubbio mi assale: nel curriculum formativo di un avvocato (perché è questa la loro formazione) sono incluse delle basi di psicologia? Ad ogni modo constato che non sappiano neppure cosa sia l’empatia: ho sentito di bambini sottratti a un genitore (o anche ad entrambi, per essere poi affidati a istituzioni o sconosciuti) o addirittura -al contrario- di bambini obbligati controvoglia a stare o recarsi presso un genitore violento, alcolizzato o perfino drogato!
Personalmente voglio evitare questo tipo di sofferenza a mia figlia, quindi evito opportunamente di denunciare le mancanze riguardo il diritto di visita.

Ad ogni modo qualcosa accomuna quasi tutte queste storie: dispetti, cattiverie, ricatti, vendette e odio. In una società che si ritiene cristiana, cattolica o riformata poco importa, questi comportamenti non dovrebbero neppure esistere! Il messaggio del cristianesimo è questo: -“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” Giovanni 15,12 (Testo CEI 2008)

Ribadisco come nell’attuale società manchino amore, lealtà, sincerità, rispetto e, soprattutto, buon senso!

Ottobre 2011:
Eccomi giunto al momento in cui mi ritrovo a non poter più pagare tutto quanto mi viene chiesto… i soldi che avevo da parte sono finiti, le fatture arrivano inesorabilmente e le entrate non sono ancora sufficienti… decido quindi di lasciare da parte, oltre il rimborso del prestito di studio e i relativi interessi, gli alimenti per mia figlia, le fatture giunte dalle imposte e dalla cassa malati. Sono in arretrato di 2 mesi con l’affitto, ma ho pagato tutti i fornitori (altrimenti mi ritroverei presto impossibilitato a continuare la mia attività, che dovrebbe cominciare a portare entrate dal 2012).

Arriva una lettera raccomandata dall’ufficio che si occupa di anticipare gli alimenti nella quale, come da prassi, mi si chiede se ci sono dei validi motivi per non versare più gli alimenti a mia figlia. Rispondo spiegando che ho sempre pagato tutti gli alimenti (anche più di quanto previsto sulla sentenza in vigore), ma che da qualche mese non ho più liquidità e l’attività indipendente da poco intrapresa non porta (ancora) i frutti sperati. Chiedo in quale modo venga tenuto conto del fatto che durante gli ultimi 2 anni, ho versato oltre 8’500.- in più di quanto previsto dalla sentenza, ma non ottengo alcuna risposta (in seguito saprò che quanto pagato “in troppo” è da considerarsi “legalmente perso”).

Gennaio 2012:
Dopo quasi 3 mesi ricevo una nuova lettera raccomandata, la quale mi impone di versare i soldi unicamente al loro ufficio. Mi si rende attento al fatto che ogni versamento direttamente pagato alla mia ex, da quel momento, sarà ritenuto come non avvenuto. Mi viene imposto di pagare gli alimenti secondo l’importo della vecchia sentenza (l’unica giuridicamente valida), ossia 200.-/mese in meno di quanto versai fino a quel momento. Mi venne pure comunicato di presentarmi presso il loro ufficio per un colloquio personale.

Febbraio 2012:
Durante il colloquio personale, che si svolse in maniera molto amichevole, mi comunicarono che, vista la possibilità di fare richiesta di assistenza alla cassa disoccupazione (erano trascorsi meno di 12 mesi da quando mi misi in proprio), sono tenuto per legge* a iscrivermi per ricevere tali indennità, in caso contrario sarei perseguibile penalmente per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore” (Art. 217.1 CPS). Spiego le varie ragioni (anche di salute) per cui ho deciso di lavorare in modo autonomo, ma vengo cortesemente e fermamente invitato ad adeguarmi alla legge*, andando ad iscrivermi all’ufficio regionale di collocamento. Mi viene spiegato che questo è un obbligo* per evitare la denuncia penale che verrebbe fatta d’ufficio in caso contrario (secondo l’Art. 217.2 CPS). In pratica secondo questo ufficio devo* procedere come spiegato per evitare le gravi sanzioni previste dalla legge. Mi viene anche spiegato che l’assurda “nuova” sentenza al momento “non c’è, non esiste” (visto che ho inoltrato ricorso al tribunale d’appello) e quindi di non crucciarmi né “fasciarmi la testa prima di averla rotta”. Mi viene comunicato che al momento devo quindi versare Fr. 460.-/mese e ho 5 mesi di arretrati: ne prendo atto.
Lascio volutamente ai lettori il compito di valutare come la mia ex si sia “tirata la zappa sui piedi” avendo voluto introdurre nei nostri rapporti avvocati, pretori e giudici nonché “la giustizia” ticinese. Abbiamo perso tutti, ma chi ha perso di più è evidentemente nostra figlia, altro che “bene del minore”!

* Nei giorni successivi mi venne comunicato che l’ufficio anticipo alimenti, per gli indipendenti, usa per prassi l’intimidazione a cessare l’attività indipendente qualora ci siano problemi a pagare gli alimenti, in quanto per loro in questi casi è molto più difficile recuperare i soldi anticipati.

Ecco, ancora una volta mi viene confermato che nei casi di divorzio tutto ruota solamente e unicamente attorno ai soldi! Forse secondo questi “operatori” l’amore è qualcosa che si può comprare… questo spiegherebbe da solo perché nel nostro Cantone i locali con le “artiste” siano così redditizi (ma attenzione: amore, prostituzione e sesso non sono sinonimi)!

A questo punto, mio malgrado, mi adeguo e il giorno successivo mi presento per l’iscrizione all’URC e alla cassa disoccupazione. In entrambi i casi spiego che sono stato obbligato e che la mia intenzione è quella di continuare con l’attività indipendente. Mi vengono consegnati svariati formulari da riempire e mi viene fissato un appuntamento per 2 giorni dopo.

Mentre torno a casa inizio a percepire quei sintomi che ho imparato a conoscere in occasione dell’inizio di burnout del 2010 e capisco che tutto questo sta creandomi un grosso disagio psicologico che si sta manifestando sotto forma di sintomi fisici.

Da oltre 3 mesi non vedo mia figlia. Da novembre 2011 non vuole più né vedermi né sentirmi “finché non pago gli alimenti” -Ricatto?-. Da un lato posso capirla, è in quella fase della vita di per sé già difficile che si chiama adolescenza e chissà cosa le hanno raccontato o casa avrà sentito, ma dall’altro non credo che tale scelta sia tutta “farina del suo sacco”, per cui attendo. Per il momento rispetto la sua decisione, ma regolarmente le comunico (via SMS) che mi manca la sua presenza e che spero stia comunque bene, sperando di rivederla presto.

Inizio a leggere e riempire i formulari che mi hanno consegnato, deprimendomi e pensando ai vari impegni che avrei da svolgere, oltre al tempo e alle energie che sto sprecando…
Fortunatamente in quel momento ricevo una telefonata da un cliente a cui avevo fatto un’offerta per un grosso lavoro e questi mi comunica che mi da’ il mandato: ecco finalmente una buona notizia ma… che fare? Decido immediatamente che questa è l’indicazione che non devo mollare tutto quanto intrapreso negli ultimi 9 mesi: accetto con gioia il mandato e dentro di me comincio a rivivere.
Avverto per correttezza l’URC che non andrò all’appuntamento perché voglio continuare con l’attività indipendente, forte del fatto che ora posso nuovamente far fronte agli impegni finanziari verso mia figlia, cosa che comunico anche all’ufficio anticipo alimenti che prendendone atto mi fa pure gli auguri.
Queste telefonate mi fanno sentire subito meglio: l’impegno e gli sforzi fatti per mesi stanno finalmente portando i primi frutti!

Novembre 2012:
Al momento i mandati arrivano in modo più o meno regolare e mi permettono di vivere. Non riesco però a rimborsare né la borsa di studio né a pagare le tasse e neppure i premi della cassa malati, per cui sono arrivati dapprima i richiami seguiti dai precetti esecutivi, in seguito gli avvisi di pignoramento e ultimamente pure il signore per effettuare il pignoramento.
Siccome il mio stile di vita è molto semplice e non posseggo nulla di valore non ha potuto pignorare nulla, per cui l’ufficio esecuzione e fallimenti ha redatto degli atti di carenza beni. Pagando regolarmente la pensione alimentare per nostra figlia (è la mia priorità dopo la mia stessa sopravvivenza) non posso venir denunciato per “trascuratezza di obblighi nei confronti del minore”.
Al momento sono contento di poter vivere rispettando i ritmi della natura e del mio corpo lavorando in modo professionale e a piena soddisfazione mia e dei miei clienti.

Vorrei segnalare il fatto che nonostante abbia potuto riprendere a pagare regolarmente gli alimenti per nostra figlia, questo non ha a tutt’oggi contribuito a migliorare le cose con lei: nonostante le abbia più volte chiesto di rivederci, non ho ottenuto alcun riscontro positivo. Se non volermi più vedere né sentire fosse quello che realmente vorrebbe, rispetterei la sua decisione per il suo bene (se lei fosse felice così lo sarei anch’io) nonostante questo mi rattristerebbe, ma data la sua età e conoscendo le capacità manipolatrici di sua madre immagino che le cose siano ben più complicate di così (ne parlerò nel prossimo capitolo).

Visto il periodo, dovrei forse scrivere una letterina a Gesù Bambino nella quale chiedo come regalo di Natale di poter vedere e parlare un po’ con mia figlia? Si dice che la speranza sia l’ultima a morire… speriamo!

Conclusione: del “bene del minore” in realtà non importa niente a nessuno, se non forse a chi vuole loro bene veramente: a chi vuole il loro bene!

Capitolo 15 – Valutazioni per il futuro

Bene, a mali estremi, estremi rimedi! Il sistema ticinese mi vuole rendere povero? Che lo faccia, ma che si assuma in seguito pure le conseguenze di questo suo modo di agire. Io da quando lavoro non ho mai potuto condurre una vita tanto diversa da quella definita dalle autorità cantonali come “povera” (per quanto in Svizzera questa definizione sia molto meno grave che non in tanti altri paesi), quindi non mi preoccupo affatto. Da quel che mi ricordo, da quando ho iniziato a lavorare, ho sempre dovuto “tirarla” a fine mese, ma finora non ho mai avuto problemi di precetti esecutivi o altro. Ho sempre cercato delle soluzioni per pagare tutto, questo spesso a scapito del mio tenore di vita. Se il canton Ticino vuole che io viva con il “minimo vitale”, accetterò anche questo, ma che non venga a chiedermi qualcosa di più o in cambio!

Giunti a questo punto mi sembra doveroso valutare come si presenterebbe lo scenario futuro che il canton Ticino mi riserva. Come già detto non temo di ritrovarmi in una situazione di indigenza “programmata” da chi crede di potermi imporre le proprie scelte in modo molto egoistico.

Immaginiamo un po’ chi ci perderebbe nel caso io dovessi “tirare a campare” con il “minimo vitale”:

  • se non potessi continuare a rimborsare la “borsa” di studio, questa andrebbe a carico del canton Ticino
  • se non avessi più la possibilità di pagare le tasse, l’ammanco sarebbe a carico del canton Ticino
  • se non riuscissi neppure più a pagare la cassa malati, anche questa sarebbe a carico del canton Ticino (dal 2012 la legge prevede che sia il cantone a dover versale l’85% dei premi impagati)
  • se non potessi più pagare gli alimenti per nostra figlia l’ufficio per l’anticipo alimenti li anticiperebbe (limitatamente a 700.-/mese per 60 mesi), e pure questi andrebbero a carico del canton Ticino .
    Perché il cantone ritiene sufficienti 700.-/mese? Forse perché quando è il cantone a pagare applica delle “Tabelle ticinesi segrete”? Già, perché 700.- mensili + 200.- di assegno familiare fanno 900.-/mese, quindi il 150% del minimo vitale per un figlio. Perché non rendiamo ufficiale questo metodo di calcolo? Perché il canton Ticino applica la legge secondo il detto “due pesi e due misure”?
  • se io dovessi cadere in povertà totale e non dovessi più essere in grado di provvedere al mio proprio sostentamento e dovessi ricorrere all’assistenza pubblica, anche questa spesa sarebbe a carico del canton Ticino

La cosa più assurda in assoluto però sarebbe che a subire le conseguenze della decisione del canton Ticino (per mano del pretore avv. Francesco Bertini, istigato nel suo compito da mia ex moglie e dalla sua avvocatessa) sarebbe solo e unicamente nostra figlia, che sì a quel momento si potrà sì definire una “povera piccola”, vittima dell’egoismo di chi? Di chi non ha saputo pazientare ma ha voluto tutto e subito (secondo il detto: -“Chi troppo vuole nulla stringe”). Un giorno però forse capirà anche lei come sono andate veramente le cose e ringrazierà  chi avrà rovinato la sua vita (e pure quella di suo padre, accanendosi contro di lui) e se lo dovesse fare non sarebbe neppure la prima a farlo!

Figlia mia, sei intelligente, usa il cervello e valuta tu come stanno le cose! Tu sola puoi sapere come vivono veramente i tuoi genitori, quali sono le cose importanti per tua madre e quali invece sono i valori  importanti per tuo padre. Non voglio importi nulla, desidero soltanto il tuo bene. Valuta tu cosa è importante per te e quale filosofia di vita vorrai seguire.

Cari giudici e pretori del canton Ticino, prima di applicare ciecamente la legge e la giurisprudenza ticinese nelle vostre sentenze e decisioni assurde (la giurisprudenza è per definizione qualcosa di modificabile*), pensate alle conseguenze che queste hanno sui singoli, sulla comunità e non da ultimo sulle finanze cantonali. Da quel che mi risulta fra coloro che sono al beneficio di prestazioni assistenziali in Ticino ci sono molti padri divorziati. Che sia un caso? Non credo, io direi che sia un segno che qualcosa non funziona come dovrebbe. Minando la sopravvivenza dei padri separati, visto l’attuale alto tasso di divorzi, minate direttamente alla base l’intero sistema economico ticinese. Per favore pensate alle conseguenze intrinseche che il vostro modo di agire porta con sé! Con le vostre sentenze e decisioni state mettendo in serio pericolo le famiglie ticinesi e le finanze cantonali!

Inoltre non ritengo per nulla giusto che la comunità ticinese (leggi: i contribuenti) debba accollarsi i costi derivanti da un modo di agire -della “giustizia” ticinese- completamente assurdo. Vorrei ricordare che il gratuito patrocinio, l’anticipo alimenti e le prestazioni assistenziali nonché la mancanza di entrate (p.es. i soldi della “borsa” di studio, quelli delle tasse o quelli pagati per i premi di cassa malati) sono sempre e comunque a carico dei contribuenti!

Io ovviamente non sono d’accordo di accettare una sentenza che mi condanna -ingiustamente- a dover pagare una pensione alimentare determinata facendo riferimento a delle tabelle che definiscono quanto costa un figlio in una città come Zurigo. In Canton Ticino le cose sono diverse e non credo che debba stare a dimostrarlo. Chiunque abbia varcato il Gottardo per andare a lavorare in Svizzera interna nella regione di Zurigo ha potuto constatare come là sia i redditi che le spese siano maggiori che in Ticino. Il problema sorge quando si vogliono prendere i parametri di Zurigo e imporli come “normali” in Ticino. Se ai genitori viene lasciato il minimo vitale, questo parametro dovrebbe essere preso in considerazione anche per calcolare quanto spetta ai figli.

Per evitare la situazione presentata qui sopra io una proposta di soluzione l’avrei: decidiamo semplicemente che nostra figlia possa vivere per il 50% presso la madre e per l’altro 50% presso il padre e molto semplicemente ognuno paga le proprie spese. L’assegno figli basta da solo a coprire la spesa fissa della cassa malati. Per le spese straordinarie (salute, formazione o altro) si contribuisce in ragione di 1/2. In caso di disaccordo riguardante le scelte importanti (tipicamente il frequentare una scuola privata o interventi facoltativi), se la decisione è presa unilateralmente da parte di uno dei genitori senza l’accordo dell’altro, sarà colui che ha preso la decisione a doverne sopportare le conseguenze finanziarie.

Io sono naturalmente d’accordo di pagare al 50% le spese per nostra figlia, ma sono fermamente contrario a “buttare dalla finestra” dei soldi che non ho. Non vedo perché la mia ex debba ricevere per nostra figlia “per legge” una quantità di soldi spropositata per la realtà cantonale ticinese. Il fatto di vivere al di sopra delle proprie capacità finanziarie pensando che comunque c’è sempre qualcuno che pagherà non è di sicuro educativo per nostra figlia; permetterle di vivere nel lusso e istigarla a vivere in modo consumistico non le fa di sicuro bene. Questo soprattutto quando in realtà di soldi non ce ne sono mai stati, ma si vorrebbero ottenerli condannando il padre all’indigenza!

* Da wikipedia: “(…) Si deve inoltre riconoscere all’elaborazione giurisprudenziale il merito di aver creato concezioni nuove che rispondono alle mutevoli esigenze che contraddistinguono il nostro tempo.

Capitolo 8 – Chi si accontenta gode

Guidavo una vecchia auto di 12 anni con oltre 280’000 km acquistata d’occasione per poche migliaia di franchi qualche anno prima, quando aveva 190’000 km (se non l’avessi presa io sarebbe stata esportata). Sebbene sia una grossa auto -ricordo che regolarmente rientro in Ticino per vedere mia figlia e quindi percorro molti km in autostrada- è quella che finora mi è costata meno di tutte quelle che ho avuto in passato e so di cosa parlo visto che per lavoro ho avuto parecchie auto nuove! Attualmente questa ha ben 14 anni e oltre 340’000 km, ma nonostante gli anni e i km è ancora in buono stato e continua a funzionare in modo impeccabile, consumando tuttora 8.5 litri / 100 km (motore a benzina)! Della manutenzione me ne sono sempre occupato personalmente, da un lato perché mi piace e dall’altro perché portarla in agenzia costerebbe uno sproposito viste le tariffe orarie applicate delle agenzie ufficiali. Siccome è un modello europeo anche a livello di materiale d’usura (pezzi di ricambio) costa poco. Essendo poi un vecchio modello invece di comprare copertoni nuovi ho sempre trovato ruote d’occasione su internet (per le 4 ruote complete ho pagato fra Fr. 40.- e  130.-. Mi è già capitato di pagare anche 550.-, ma per 4 ruote invernali nuove). Di regola con le ruote d’occasione percorro ancora 15-20’000 km e quando il profilo scende sotto i 1.8-2.0 mm le butto.

Il consumismo fa sì che le auto siano costruite in modo che, dopo qualche anno, inizino a dare qualche problema e spesso il costo per risolvere tali problemi è talmente alto che la gente decide di cambiare veicolo, tanto ormai l’auto “è vecchia”. Quando questi problemi avvengono l’auto è già fuori garanzia e anche in agenzia spesso non sanno cosa fare (o forse lo sanno, ma per loro è meglio vendere un nuovo veicolo e poi riparare quello ripreso e rivenderlo d’occasione). Alla gente poi in generale piace cambiare veicolo regolarmente. Spesso si tratta di auto che hanno percorso solo 80’000 km e hanno 5-6 anni di vita o meno. Se non ci credete andate a guardare quante auto d’occasione trovate con questi km e questi anni! Secondo me sono problemi creati apposta dai costruttori per farvi comprare il modello nuovo, e potrei portarvi più di una prova (magari un giorno lo farò anche, in un articolo apposito però!). Ad ogni modo se non mi credete provate ad osservare attorno a voi le auto che circolano: il parco veicoli ticinese è per la stragrande maggioranza formato da auto nuove in “leasing” (leggi: ancora da pagare, quindi un debito!).

Durante i periodi di vacanza mi sono sempre organizzato per spendere il meno possibile, vuoi pernottando da parenti, amici e conoscenti, vuoi selezionando alberghi e pensioni in modo oculato. Intendiamoci, non ho mai accettato di soggiornare in ambienti insalubri: igiene e pulizia per me devono essere di rigore! Se appena cercate un po’, troverete degli alberghi confortevoli per 49 Euro/notte la camera doppia (per es. la catena “accor”); se poi non volete rinunciare al lusso e siete fuori stagione, puntate su grandi hotel 4 stelle: spesso ottenete offerte per 70 Euro/notte la camera doppia (per es. i “Sheraton”). L’importante è non farsi problemi a chiedere una tariffa migliore. Per raggiungere i vari luoghi di soggiorno le offerte migliori sono i last minute (specialmente, ancora una volta, fuori stagione); queste offerte sono spesso molto più convenienti di quello che si possa credere: voli intercontinentali -andata e ritorno- per meno di Fr. 600.- sono una realtà, basta non rivolgersi alle agenzie viaggio “di lusso” ma navigare un po’ su internet. E non venite a dirmi che si rischia perché sono compagnie scadenti; l’offerta a meno di Fr. 600.- incluse tasse varie proveniva dalla compagnia aerea tedesca che detiene pure la nostra compagnia di bandiera, altro che compagnia scadente! Chiaramente su internet trovate di tutto, bisogna stare attenti a non farsi fregare!

Se ci si accontenta di vivere semplicemente e ci si adatta esistono soluzioni a tutti i problemi (anche se non ci sono molti soldi a disposizione). Se invece ci si vuole vestire “alla moda”, si vogliono frequentare i bar “chic”, si vuole andare in vacanza in luoghi “in” e si vogliono guidare sempre gli ultimi modelli delle auto… ci vogliono soldi, tanti, tantissimi soldi! Questi soldi che chiaramente non basteranno mai, perché il problema è che avuta una certa cosa, se ne vuole subito un’altra. Questo modo di agire e di pensare a noi ticinesi veniva spiegato alla scuola media per far sì di non entrare a far parte di coloro che cadono nel circolo vizioso del “sarò contento quando avrò…”. Spero vivamente che questo venga ancora spiegato e che venga spiegato anche nelle scuole private. E’ un vero peccato che la mia ex non abbia frequentato nessuna scuola in Svizzera, forse avrebbe imparato come apprezzare la vita… Già, all’estero si crede sempre ancora che in Svizzera si viene per “far soldi” e per “vivere da nababbi”. Di questo concetto posso pure fare un esempio: quando mia ex moglie, dopo essere arrivata in Svizzera e aver lavorato per un paio d’anni, è rientrata al suo paese con l’auto che si era comprata, un suo amico rimasto in patria le ha detto: -”Sai, quell’auto posso comprarmela anch’io; non ho bisogno di andare in Svizzera per permettermela!”.

La morale è sempre la stessa: “chi si accontenta, gode”. Oggi, dove tutto è basato sul consumismo, spesso si dimenticano i proverbi che i nostri vecchi ci hanno tramandato per generazioni. Per chi non sapesse il suo significato, “in italiano si suole far ricorso a questa famosa frase quando vogliamo far capire a qualcuno che l’essere avidi, il volere sempre qualcosa in più di ciò che si possiede, il non fermarsi mai a godere delle cose (o delle persone) che ci circondano, non ci renderà mai felici”.

In effetti accontentarsi di ciò che si ha, senza desiderare sempre qualcosa d’altro o in più, porta a godere di quello che abbiamo già a nostra disposizione (e spesso questo, soprattutto in Svizzera, è tantissimo, a volte troppo!).

Capitolo 7 – Soldi, soldi, soldi…

Come sapete se avete letto i capitoli precedenti, nel 2009 stavo attuando quella strategia finanziaria che mi avrebbe portato dapprima a stabilizzare e poi forse anche a risolvere (almeno in parte) i miei problemi finanziari. Il mio scopo era quello di giungere in 5 anni a una situazione finanziaria per me sostenibile, questo per riuscire finalmente a vivere normalmente e a sostenere, anche finanziariamente, le scelte di formazione di nostra figlia. Lavoravo e pagavo tutto quello che potevo per rimborsare i debiti, concedendomi ben poco oltre al minimo indispensabile.

Al fine di pagare meno tasse, di potermi garantire un pensionamento adeguato e per poter finalmente rimborsare i debiti, immaginai una strategia “lenta ma sicura” che mi avrebbe portato a “salvar capra e cavoli”. Vi ricordo che prima lavoravo quale indipendente e poi tornai a studiare, quindi non avevo alcuna cassa pensione né risparmi su di un III° pilastro!

Spiegai la mia idea all’amico che già in passato mi aveva aiutato e gli chiesi nuovamente un prestito per poterla attuare. Mi disse che di me si fidava e che mi avrebbe nuovamente aiutato; oggi voglio ringraziarlo per la sua grande disponibilità nei miei confronti. A dicembre 2009 mi prestò Fr. 4’000.- che, aggiunti alla tredicesima e a parte dello stipendio di dicembre 2009, rappresentavano ca. Fr. 12’000.-. Li versai subito sul II° pilastro (cassa pensione) e su un conto III° pilastro aperto per l’occasione, questo per aver la possibilità, nell’anno seguente, di dover pagare meno tasse. Senza questo accorgimento avrei dovuto versare oltre Fr. 6’000.- di tasse l’anno successivo; grazie a questo accorgimento invece ne pagai solamente 2’500.-.

Per coloro ai quali questo tipo di strategia non è chiara, riporto qualche calcolo per chiarire il sistema da me immaginato:

Con contributi alla previdenza personale:
Entrata mensile: 5’500.-. Spese mensili (tirandola): 4’000.-. Rimanente: 1’500.-.
In 2 anni (24 mesi): 36’000.-. 2 tredicesime: 11’000.-. Totale disponibile: 47’000.-.
Spese extra per la manovra: 15’500.-*.
Importo utilizzabile per rimborsare i debiti: 27’500.-** (+ 12’000.- in previdenza).
Tasse pagate: 8’500.- (2’500.- + 6’000.-).

* di cui 12’000.- (inizialmente) + 3’500.- (conguaglio tasse alla fine dei 2 anni)
** 31’500.- – 4’000.- da ridare all’amico

Senza contributi alla previdenza personale:
Entrata mensile: 5’500.-. Spese mensili (tirandola): 4’300.-* . Rimanente: 1’200.-.
In 2 anni (24 mesi): 28’800.-. 2 tredicesime: 11’000.-. Totale disponibile: 39’800.-.
Importo utilizzabile per rimborsare i debiti: 39’800.- (+ 0.- in previdenza).
Tasse pagate: 12’000.- (6’000.- + 6’000.-).

* ci sono ca. 300.-/mese di tasse in più da pagare!

Come potete vedere questa manovra, anche se attuata una sola volta, mi avrebbe permesso di risparmiare 3’500.- di tasse e di accumulare 12’000.- in previdenza per la vecchiaia, rimborsando comunque Fr. 27’500.- (debito con le carte di credito + 1/3 del prestito di studio) entro fine 2011 (in soli 2 anni)! Continuando con questo stratagemma per altri 3 anni, entro fine 2013 avrei potuto rimborsare tutto il prestito di studio (come richiestomi dal cantone) per poi poter nel 2014 rimborsare anche quello fattomi dall’amico. Tutto questo pagando le spese correnti e accumulando nel frattempo anche qualche soldo per la vecchiaia (della vecchiaia ne parlerò in un prossimo capitolo).

Per essere efficace questo tipo di strategia dovrebbe essere attuata su più anni consecutivi, ma per i motivi che vedrete nei prossimi capitoli ho dovuto abbandonarla dopo il primo anno. Peccato, se mia ex moglie non avesse deciso di farsi aiutare dalla legge ticinese per distruggermi, probabilmente a quest’ora tutto starebbe andando nel migliore dei modi e anche nostra figlia ne avrebbe potuto approfittare.

Investire una certa cifra nella previdenza personale permette di abbassare dello stesso importo l’imponibile della tassazione di quell’anno, quindi è una possibilità molto interessante a livello fiscale per abbassare l’importo delle imposte da pagare come pure per garantirsi una certa solidità finanziaria per la vecchiaia. Questa manovra è perfettamente legale e in teoria la possono fare tutti; in pratica però è possibile solo per chi ha uno stipendio abbastanza alto da poterselo permettere (constato ancora una volta che piove sempre sul bagnato)! Come potete vedere dalle cifre che ho riportato non è una cosa alla portata di tutti; in effetti per riuscire a farlo ho dovuto chiedere aiuto a un amico e “tirarla” parecchio!

Senza sacrifici non si ottiene nulla dice un proverbio, quindi al fine di poter risolvere i miei problemi finanziari ero disposto a rinunciare a quasi tutto, mantenendo però una vita dignitosa. Nel prossimo capitolo vi svelerò alcune delle tante strategie da me adottate per limitare al massimo le spese e continuare a vivere “come se nulla fosse”.

Capitolo 6 – La volontà di combattere

Siccome i risultati scolastici di nostra figlia alla scuola pubblica erano ottimi, tentai di esprimere a mia ex moglie i dubbi circa la scelta della scuola privata (secondo me era fuori luogo), soprattutto sapendo che io da un anno ero ormai studente, ma lei rispose molto semplicemente: -“Ti ho forse chiesto soldi?”.

Nel 2003 avevo chiesto una borsa di studio al cantone per la mia formazione, il quale mi aveva concesso e versato dei soldi sotto forma di prestito senza interessi perché “è prassi corrente, finché non viene presa la decisione riguardante la borsa”. Siccome la mia situazione finanziaria era catastrofica, tanto che per ben 2 volte ho dovuto ricorrere agli sportelli dell’assistenza ricevendo 60.-/mese per 4 mesi nel 2003 e 498.-/mese per 11 mesi nel 2005, mai avrei pensato che la borsa di studio mi venisse negata! Oltre a frequentare gli studi lavoravo occasionalmente, ma siccome i soldi non mi bastavano per pagare tutte le fatture chiesi anche a un amico di prestarmene una certa cifra.

A fine 2006 ottenni il diploma e, tutto motivato, cercai un lavoro. Per oltre un anno cercai inutilmente un impiego in Ticino, tanto che estesi in seguito le ricerche a tutta la Svizzera, trovandone finalmente uno. Questo però mi impose un nuovo trasloco, addirittura fuori cantone (chi ne ha già fatti, sa che i traslochi creano molte spese, specialmente se fatti fra cantoni diversi). Lo stipendio era buono, ma non particolarmente alto (in Svizzera “interna” di solito i salari sono migliori, ma non nella regione dove trovai io l’impiego). Mi dovetti adattare a fare il “pendolare” per lavorare e poter vedere mia figlia, ma almeno -per la prima volta nella mia vita- riuscivo ad arrivare a fine mese pagando tutte le bollette e potevo cominciare anche a pensare come rimborsare i debiti, che nel frattempo -evidentemente, a causa del fatto che fui studente durante 3 anni- erano aumentati. Tengo a precisare che gli alimenti per mia figlia sono sempre stati pagati, anche durante il periodo in cui ero studente (a volte anticipati dall’ufficio del sostegno sociale, ma da me sempre ripagati).

Dal 2008 aggiunsi di mia iniziativa Fr. 60.- al montante che versavo ogni mese per nostra figlia, quale contributo per il premi della cassa malati (in ditta ci versavano tale importo, quindi ritenni corretto riversarlo a lei). Sapevo che quanto versavo era poco, ma dovevo risanare la mia situazione finanziaria (mi trovavo con oltre Fr. 15’000.- di scoperto sulle carte di credito!) prima di poter contribuire in modo più cospicuo verso mia figlia.

La mia idea era quella di poter rimborsare il debito contratto con le carte di credito (è il debito che costa più di tutti, quello da rimborsare per primo, a costo di far aspettare un momento gli altri; gli istituti che emettono le carte di credito incassano cifre paurose solo per gli interessi che applicano, al limite dell’usura!), il prestito di studio (ma non era una borsa? Aspettate, in un  prossimo capitolo spiegherò anche questa truffa!) e quindi il prestito che il mio amico mi fece per poter vivere (siccome non mi costava interessi, convenni con lui di rimborsarlo alla fine). Questo durante i 4 anni successivi, in modo da poter avere in seguito la possibilità di aiutare finanziariamente nostra figlia se avesse deciso di continuare gli studi dopo le scuole dell’obbligo. In Ticino abbiamo delle buone scuole pubbliche, per cui non vedo la necessità di rivolgersi agli istituti privati quando la situazione scolastica dei figli è buona/ottima e soprattutto non si vive in una situazione agiata e non si hanno i mezzi finanziari per permetterselo, ma qui potrei aprire un discorso molto ampio su come chi viene dal nulla e vede girare un po’ di soldi crede di poter vivere da gran signora (ne vogliamo parlare nel prossimo capitolo?)!

In primavera 2009 mia ex moglie mi comunicò telefonicamente che non riusciva più ad arrivare a fine mese, che quello che le passavo per nostra figlia non le bastava e che voleva che le versassi più soldi. Le chiesi quanto le serviva e mi disse che dovevo deciderlo io, che sapevo che nostra figlia cresceva, che le spese aumentavano e che a settembre sarebbe andata alla scuola media (sempre in una scuola privata e sempre senza il mio consenso!). Le dissi che per risparmiare avrebbe potuto evitare la retta della scuola media privata e che nostra figlia non aveva bisogno di vestirsi con vestiti di marca (soprattutto visto che crescendo velocemente, dopo pochi mesi, non le sarebbero più andati bene) né di un telefonino e un computer portatile suoi (vi ricordo che sto parlando di una bimba in età di scuola elementare, non di una liceale!), ma ammisi che avendo ora uno stipendio fisso avrei potuto versarle, a partire dal mese di settembre, la cifra stabilita a suo tempo, senza deduzione dell’assegno familiare e con i 60.- di contributo in più. In pratica Fr. 260.-/mese in più. In totale avrebbe quindi ricevuto oltre il doppio di quanto avevamo stabilito che versassi per nostra figlia al momento del divorzio. Ricordo che lei a quel momento non voleva nulla, neppure per nostra figlia. Aggiunsi poi che non appena la mia situazione finanziaria si fosse stabilizzata mi sarei impegnato ad aumentare ancora l’importo.

Da settembre 2009 avrebbe ricevuto quindi Fr. 710.- mensili per nostra figlia (510.- da parte mia + 200.- assegno figli). Ritenni giusto aumentare il contributo per nostra figlia visto che avevo uno stipendio fisso e potevo quindi contare su un’entrata regolare di soldi. Non mi sembra che l’importo proposto fosse completamente “a sbalzo”, tanto più che sarebbe aumentato di Fr. 50.- l’anno seguente e che mi impegnai ad aumentarlo di nuovo non appena rimborsati i debiti più urgenti. Sul tenore di vita che i figli dei divorziati possono permettersi grazie alle sentenze ticinesi, c’è un bellissimo post sul blog di José Ortiga: “Figli “firmati” di padri straccioni“, che è un’anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto.

Purtroppo in Ticino legge e buon senso non sembrano andare di pari passo, tanto che le cose più assurde che una persona riesce ad immaginare, nel nostro cantone, possono anche risultare legali. Non ci credete o nutrite qualche dubbio al riguardo? Leggendo i prossimi capitoli cambierete sicuramente idea!

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