Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 14 – L’assurda sentenza emessa dal pretore, avv. Francesco Bertini

Nell’estate del 2010, dopo il riposo impostomi dal medico per l’inizio di “burnout”, mi sentii meglio e mi illusi che cambiando azienda e accettando un lavoro meglio remunerato avrei potuto finalmente vivere in modo tranquillo. Avrei potuto pagare gli alimenti che la “giustizia” ticinese mi avrebbe condannato a pagare (già, giuridicamente si tratta di una condanna) e rimborsare i vari debiti, assicurandomi nel contempo una riserva per la vecchiaia continuando ad applicare la strategia spiegata nel capitolo 7 intitolato “Soldi, soldi, soldi, …”.

Siccome fino a quel momento avevo sempre lavorato a completa soddisfazione del mio datore di lavoro, avrei pure potuto contare su un buon certificato di lavoro. Il certificato di lavoro é un’invenzione tipicamente svizzera e non esiste al di fuori dei confini elvetici. In pratica serve solo a tenere “tranquilli” gli impiegati; é una specie di “certificato di buona condotta”. Spesso è pure codificato, in modo da comunicare giudizi sulla persona (non comunicabili per legge) a coloro che lo leggeranno in futuro. Per decifrarlo bisogna evidentemente conoscerne la chiave di decodifica, di solito riservata agli “iniziati” (impiegati che lavorano nel settore delle risorse umane).

Cercai e trovai un impiego nella periferia di Zurigo (nel canton Argovia), traslocai nuovamente (generando quindi altri costi) e ottenni uno stipendio che, dedotto l’affitto (molto più caro in quella regione!) e le spese per recarmi al posto di lavoro, mi avrebbe permesso di versare fino ad un massimo di ca. Fr. 1’400.-/1’500.- mensili per nostra figlia. Secondo le tabelle di Zurigo 2009 il fabbisogno di nostra figlia era di 1935.-/mese, per cui credetti di potercela fare. Siccome dedotto l’assegno figli sarebbero restati 1735.- da coprire, 1’400.-/1’500.- a carico mio (ingiusto, però con il nuovo stipendio la cosa sarebbe stata fattibile) e soltanto 235.-/335.- a carico della mia ex mi illusi che tutto si sarebbe sistemato.

A gennaio 2011 fui assunto quale “Product Manager” (non era il lavoro dei miei sogni, ma era ben pagato) e dopo i fatidici 3 mesi di prova l’azienda mi confermò il posto, ma con riserva: mi si rese attento al fatto che la situazione monetaria internazionale era difficile e che se le ordinazioni fossero ulteriormente diminuite l’azienda avrebbe dovuto cambiare strategia e il mio posto sarebbe stato soppresso. Ero stato assunto perché l’azienda nel 2010 aveva ricevuto più ordinazioni, il lavoro era aumentato e l’azienda sperava che la ripresa economica e il buon andamento delle ordinazioni continuasse anche in futuro.

Aprile 2011 fu uno fra i mesi più “neri” che ricordo: ricevetti infatti l’assurda sentenza del pretore, avv. Francesco Bertini, come pure la lettera di licenziamento dall’azienda. Il mondo mi crollò addosso e mi resi conto che tutti gli sforzi fatti fino a quel momento divennero improvvisamente vani. In un mese mi ritrovai senza lavoro e con una cifra assurda da versare tutti i mesi. Da buon ingenuo a fine aprile versai Fr. 1’660.- di alimenti (come stabilito dalla sentenza), ma in seguito seppi che non avrei dovuto in quanto la sentenza non era ancora definitiva e avevo la possibilità di ricorrere al Tribunale d’Appello (cosa che feci puntualmente).

Nonostante tutta la mia buona voglia, capii che comunque fosse andata non ce l’avrei più potuta fare! Vissi un periodo “nero”, provando nuovamente quelle sensazioni che ormai avevo imparato a conoscere: i sintomi dell’esaurimento/depressione. Insomma, provai una grande frustrazione per essermi illuso di potermi rifare una vita, di potermi sistemare finanziariamente per poter offrire un futuro migliore a nostra figlia; per esempio per poterle pagarle gli studi dopo le scuole dell’obbligo se avesse deciso di continuare gli studi (cosa che mi ha comunicato intenderebbe fare). Avevo deciso di fare dei sacrifici per il bene futuro di nostra figlia, anche se a scapito della frequenza dei nostri incontri (partire dal Ticino ha ridotto l’interazione con mia figlia a 2 soli incontri al mese e 1 telefonata settimanale, non sempre), ma qualcuno -con il beneplacito della legge- ha deciso di distruggere qualsiasi mio tentativo di miglioramento per il futuro. Che ignoranza! La regola del “tutto e subito, senza sforzo” sembra essere lo standard di certa gente che non vede a 3 dita dal proprio naso!

A quel punto capii che la vita di “lavoratore pendolare” fra la Svizzera interna e il Ticino non avrebbe portato i frutti sperati e siccome non ero disposto a continuare a far sacrifici inutilmente volli tornare in Ticino; più vicino alla mia famiglia, a mia figlia e ai miei amici, per cui decisi di rimettermi a lavorare per conto mio. I ritmi di lavoro imposti dalle grosse aziende mi avevano stancato e esaurito (e comunque in futuro non sarebbero serviti a nulla in quanto mi sarei ritrovato ben presto “fallito” economicamente), quindi decisi di rallentare e fare le cose a un ritmo più “umano”. Sono stato un lavoratore indipendente per quasi tutta la mia vita lavorativa e la possibilità di organizzarmi “a modo mio” mi mancava troppo. Ero disposto a fare sacrifici perché c’era un fine (il miglioramento della mia situazione economica precaria), ma non sono disposto a fare sacrifici senza alcuna possibilità di migliorare una tale situazione.

Come si può leggere nella sentenza del 4 aprile, fui condannato a pagare una cifra ben più grande di quella definita dalle tabelle di Zurigo perché il pretore, avv. Francesco Bertini, per me (grazie pretore!) aumentò pure le poste “affitto” (come se gli affitti in Ticino fossero più  cari che a Zurigo!) e “scuola” (già, perché la scelta unilaterale della mia ex riguardante la scuola privata é stata da lui accettata dicendo che “giova pure al padre”, visto che in caso contrario mia ex moglie non avrebbe potuto lavorare al 100%…) giungendo alla conclusione che nostra figlia aveva bisogno di Fr. 2’413.- mensili. Zurigo é la seconda città al mondo più cara, ma secondo il pretore, avv. Francesco Bertini, i figli di divorziati ticinesi che abitano nella città di Locarno necessitano di più soldi dei figli di divorziati zurighesi; per questo ho definito la sua sentenza completamente assurda!

Scoprii in seguito dal mio avvocato che se si fosse saputo del mio nuovo lavoro e stipendio, la cifra da versare per gli “alimenti” di nostra figlia sarebbe ulteriormente salita (!!??!!). Ma stiamo scherzando? Qualsiasi cifra un padre ticinese divorziato possa guadagnare (eccettuati forse gli stipendi oltre i Fr. 10-12’000.-/mese), resterà sempre e solo con il “minimo vitale”, in quanto la “giustizia” ticinese lo condannerebbe a pagare sempre di più, ben oltre le tabelle di Zurigo! Per il calcolo di quanto spetta al padre si adottano le tabelle LEF, per i suoi figli invece le Tabelle di Zurigo. Ma dov’è il principio di equità di trattamento?

Prima di accettare come “giusta” la decisione della “giustizia” ticinese, esigo che questa venga resa equa! A che serve altrimenti a un padre divorziato lavorare, se qualsiasi cosa egli faccia si ritroverebbe sempre e comunque povero, ridotto a dover campare con il “minimo vitale”?

Capitolo 10 – Schiavi moderni

Visto che, come descritto nel capitolo precedente, ho constatato personalmente che lo stato decide pure su come noi dobbiamo spendere i “nostri” soldi (vi ricordate i soldi che mio padre ricevette dall’assicurazione vita?), vorrei aprire una parentesi sui cosiddetti “schiavi moderni”.

Credete ancora di essere liberi di fare dei vostri soldi quello che volete? Vi sbagliate di grosso; lo stato vi incita a fare delle scelte che poi in futuro vi si ritorceranno contro. Credete di farle voi spontaneamente, ma in realtà sono scelte “pilotate” dal sistema. In pratica vi ritroverete “schiavi del sistema” senza neppure accorgervi, ma soprattutto “per colpa vostra”. Questo affinché lo stato possa “tenervi per le palle” e approfittare di voi “fino alla morte” (e a volte anche dopo)!

Mio padre e mia madre lavorano ancora oggi 7 giorni su 7, alzandosi alle 5 tutte le mattine e rientrando alle 20 tutte le sere. Sebbene entrambi siano da anni pensionati, non riescono a smettere di lavorare perché quello che l’AVS versa loro tutti i mesi non basterebbe neppure per pagare tutte le tasse e i balzelli vari che il cantone ci impone. Vi assicuro che i miei genitori non sono un caso isolato. Provate a chiedere agli anziani che vivono attorno a voi e che hanno lavorato per una vita intera se riescono a vivere con i soldi che lo stato versa loro. Però il cantone propone agli anziani una soluzione: le prestazioni d’aiuto complementari cantonali. Anche avendone diritto una persona sola arriverebbe al massimo a 1’587.50/mese mentre i coniugi avrebbero 2’381.25/mese (per entrambi, quindi poco più di 1’190.- a testa), quindi c’è poco da stare allegri! Questo documento cantonale ci informa al riguardo: “Prestazioni complementari cantonali (PC) alle rendite AVS e AI“.

Altro esempio: la cassa malati. Il Ticino è uno fra i cantoni più cari in questo ambito, ma per i “meno abbienti” c’è la soluzione cantonale: il sussidio (in pratica a qualcuno viene pagata parte del premio grazie a quanto incassato dalle tasse, pagate da “tutti”)!

Purtroppo i miei genitori hanno voluto credere al modello proposto loro dallo stato negli anni del grande boom economico (i famosi anni ’60 e ’70 del secolo scorso) e in effetti hanno lavorato una vita intera per trovarsi nel famoso e tanto decantato “ceto medio”. Vivono in casa di proprietà (della banca, visto che è ipotecata), e questo fa sì che ai sensi della legge sono considerati “ricchi”… quindi, per usare un’espressione elvetica, delle ottime “vacche svizzere da mungere”!

I miei genitori fanno ancora parte di quella generazione che si è sposata per amore e che nonostante i mille problemi quotidiani hanno combattuto e combattono uniti (a volte, come in tutte le coppie, con qualche screzio) e sono ancora, dopo quasi 50 anni, sposati. A causa di questo fatto lo stato versa loro solamente una rendita… e mezza! Proprio perché sono sposati.

Ma il matrimonio cos’è? Tento di dare una risposta: è quella cosa che ti rovina a vita… se divorzi finisci sul lastrico subito, se resti insieme ti trovi rovinato al momento del pensionamento!
Gente, a queste condizioni non sposatevi più!

Essi in pratica dovrebbero vivere (entrambi) con poche centinaia di franchi in più di quelli che il nostro cantone dice “necessari” a mia figlia secondo le mitiche “Tabelle di Zurigo”! E loro hanno l’assicurazione cassa malati che costa molto più cara di quella di mia figlia e ne devono pure pagare due visto che sono due persone e non una… e mezzo! Per recarsi al lavoro hanno l’auto, visto che dove abitano i trasporti pubblici il mattino presto e la sera sono inesistenti, e pure quello incide sul loro già magro budget. Inoltre loro, contrariamente a mia figlia, devono pure pagare le tasse con l’importo che l’AVS ritiene sufficiente per una coppia! Però i contributi hanno dovuto pagarli entrambi “pieni” (non una volta e mezza) e per una vita intera, con il miraggio di poterne un giorno usufruire. Il potere d’acquisto in questi ultimi 40 anni è sceso di parecchio, tanto che quella rendita che ai tempi era presentata come buona, oggi non permette più di vivere degnamente.

Un articolo che spiega bene la situazione attuale è stato scritto su un blog che ho già citato, quello di José Ortiga: “PIL fasullo”.

Visto che poi hanno “la sfiga” di abitare in casa di proprietà, oltre a dover pagare l’ipoteca (ok, gli interessi possono dedurli dalle imposte – l’ammortamento però no) viene calcolato loro anche il “valore locativo” e questo viene sommato a quanto percepiscono dall’AVS nel calcolo della loro tassazione… in pratica sono “ricchi” schiavi del sistema; schiavi moderni, perché oggi, a 70 anni lui e 66 lei, devono ancora lavorare per oltre 12 ore al giorno per dare allo stato “padrone” ben più della storica “decima”! Lo stato li spreme come limoni imponendo loro tasse e balzelli vari solo perché fanno parte di quella famosa categoria di cui parlavo prima. Essendo sempre stati onesti e avendo sempre dichiarato tutto fino all’ultimo centesimo sono ancor più penalizzati da uno stato che di base tratta i contribuenti indipendenti come evasori fiscali “aggiustando” le cifre come meglio loro aggrada “secondo gli elementi noti all’autorità fiscale…”, e questo nonostante siano tenuti per legge a tenere una contabilità. Che sia forse perché lo stato “ladro” pensi che tutti agiscano come lui agisce?

Chiamatela come volete, ma la “giustizia ticinese” è profondamente ingiusta e assurda: un pensionato ha il dovere di vivere con meno soldi di quelli che sono ritenuti “il fabbisogno” di un’adolescente!

Vi siete mai chiesti il perché? Posso azzardare una risposta anche a questo: forse perché se è lo stato a dover pagare, deve minimizzare l’uscita, mentre se a pagare è il contribuente allora lo stato deve massimizzare l’entrata. In pratica il contribuente (il cittadino del famoso “ceto medio”) è da “mungere” sempre e comunque! Già, perché il cittadino benestante ha la possibilità di usare quegli stratagemmi messi a sua disposizione dalla legge per pagare meno di quello che dovrebbe mentre a mantenere quello povero (da ovunque egli provenga) ci pensa lo stato stesso, dandogli i soldi “rubati” a quei cittadini che fanno parte del “ceto medio” e che pagano sempre e per tutti (e se qualcuno di questi volesse ribellarsi al sistema, la legge avrebbe pronti gli strumenti legali per punirlo).

Che il sistema si sia ispirato al leggendario racconto di “Robin Hood”, il famoso personaggio che rubava ai ricchi per dare ai poveri? Solo ispirato, non copiato fedelmente, perché nella leggenda originale l’eroe rubava ai veri ricchi!

Capitolo 9 – La “borsa” di studio divenuta “prestito”

Ad ogni modo, tornando alla mia storia, la prima delusione l’ho avuta a inizio 2009 ricevendo (ben 6 anni dopo la mia domanda!) la decisione del cantone riguardante la borsa di studio: negata. Per motivare la decisione negativa, il cantone sostenne che poiché mio padre l’anno prima (che il cantone prendesse la decisione) andò in pensione, vendendo la sua attività e ricevendo pure dei soldi di un’assicurazione vita, “egli avrebbe potuto e dovuto aiutarmi a pagare gli studi”. Guarda caso è la legge a dirlo… Ma la legge non dice pure che chiunque ha diritto a ricevere una decisione in tempi ragionevoli? Forse che per il cantone il termine “ragionevole” è da interpretare come “opportuno”?

Ma che c’entra mio padre in questa faccenda? Avevo ben 34 anni ed ero fuori casa da 12 quando ho deciso di tornare a scuola. Se lui ha ricevuto quattro soldi dall’assicurazione vita (ricordo: tempo dopo la fine dei miei studi), sono suoi! E’ lui che ha fatto sacrifici per lavorare e pagare l’assicurazione vita, forse anche per poter in seguito farne quello che buon gli pare (tipo ammortizzare una parte di ipoteca o farsi finalmente una vacanza con mia madre, visto che l’ultima che hanno fatto loro due insieme risale a oltre 20 anni fa…). Ma in più c’è stato anche il fatto che abbia venduto l’attività commerciale che aveva acquistato anni prima e che questa vendita (siccome rifiutò parecchi potenziali acquirenti che volevano versargli dei soldi “in nero” per fare tutto in modo onesto e “alla luce del sole”) gli venne aggiunta al reddito facendo letteralmente “esplodere” le cifre dalla tassazione dei miei genitori. In pratica fu l’unico anno in cui il loro imponibile variò rispetto la consuetudine per divenire oltre il doppio del solito! Ancora oggi stanno lavorando per pagare le tasse di quell’anno (che tradotte in franchi furono ben 15’000.-!!!). Il fatto di essere sempre stati onesti e leali verso tutti, ha portato loro (e di conseguenza me, visto che per la legge il cordone ombelicale non si taglia mai!) ad aver ancora più debiti di quelli che già c’erano, oltre a dover pagare delle cifre spropositate e ingiuste.

Se lo vorranno, un giorno e in un post specifico, pubblicherò anche la loro storia. Un buon riassunto potrebbe essere questo: “per non pesare sulla collettività (da bravi svizzeri) hanno sempre cercato il modo di arrangiarsi da soli, ipotecando la casa e accendendo debiti per pagare sempre tutto (anche quando questo fu palesemente frutto di ingiustizia). Quando non ce l’hanno proprio più fatta, si sono resi conto che comportandosi in maniera onesta si sono “fregati” con le loro stesse mani e che nessuno mai avrebbe ridato loro quello che pagarono ingiustamente“. Questa sembra essere la trama preferita dalla giustizia ticinese, che basandosi sul ritornello dalla canzone napoletana “Simmo e Napule, paisá”, lo applica alla lettera. Per chi non lo sapesse, il ritornello in italiano suona così: “chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scordiamoci il passato…”.
Il cantone applica questo genere di atteggiamento, però, sempre e soltanto quando non ha nulla da perdere… perché se c’è la possibilità per il cantone di “arraffare” un po’ di più di quanto ha già incassato, allora “una revisione s’impone”!

Per quanto riguarda la legge ticinese sulle borse di studio (non so come si comportano gli altri cantoni) la cosa è chiara: se colui che chiede la borsa di studio ha i genitori in Svizzera, il loro imponibile è preso in considerazione e cumulato a quello del richiedente. Se questi è uno svizzero adulto, che vive per conto suo da anni, che paga le tasse in Svizzera, che decide di rifarsi una vita e studiare per migliorare la propria situazione, viene puntualmente penalizzato e spesso non otterrà la borsa ma solo il prestito (che chiaramente è da ridare). Il prestito poi è senza interessi per 3 anni dopo la fine degli studi, in seguito è con interesse e il tasso di referenza è quello della Banca dello Stato del canton Ticino. Chiaramente la decisione mi è giunta “in tempo” per attivare l’interesse (esattamente 3 anni dopo la fine dei miei studi). La prassi corrente in Ticino è quella di concedere l’importo della borsa sotto forma di prestito e di decidere in seguito, in pratica quando a loro fa più comodo (economicamente parlando).

In conclusione, se la decisione riguardante la borsa di studio l’avessero presa in base a quanto i miei genitori guadagnavano durante gli anni in cui ero agli studi, probabilmente avrei avuto diritto alla borsa (e quindi non mi sarei ritrovato con Fr. 40’000.- di debito in più). Provai a reclamare, inutilmente, spiegando che vivevo fuori casa da anni e che avevo intrapreso una nuova formazione per migliorare la mia situazione finanziaria e in seguito poter rimborsare i debiti precedentemente contratti e mantenere mia figlia, ma tutto fu inutile. La risposta fu: “legge parla chiaro in proposito…”.

Visto che la legge sulle borse di studio (e la legge in generale) è “giusta” e “equa” e che gli impiegati cantonali sono molto “celeri” nello svolgere le loro funzioni, non ebbi diritto ad alcuna borsa di studio!

Non voglio comunque generalizzare quanto detto sugli impiegati del nostro cantone perché per fortuna mi è anche capitato di trovare persone agli sportelli cantonali con le quali ho potuto avere rapporti umani e che ringrazio per avermi trattato come una persona e non come un numero.

Capitolo 7 – Soldi, soldi, soldi…

Come sapete se avete letto i capitoli precedenti, nel 2009 stavo attuando quella strategia finanziaria che mi avrebbe portato dapprima a stabilizzare e poi forse anche a risolvere (almeno in parte) i miei problemi finanziari. Il mio scopo era quello di giungere in 5 anni a una situazione finanziaria per me sostenibile, questo per riuscire finalmente a vivere normalmente e a sostenere, anche finanziariamente, le scelte di formazione di nostra figlia. Lavoravo e pagavo tutto quello che potevo per rimborsare i debiti, concedendomi ben poco oltre al minimo indispensabile.

Al fine di pagare meno tasse, di potermi garantire un pensionamento adeguato e per poter finalmente rimborsare i debiti, immaginai una strategia “lenta ma sicura” che mi avrebbe portato a “salvar capra e cavoli”. Vi ricordo che prima lavoravo quale indipendente e poi tornai a studiare, quindi non avevo alcuna cassa pensione né risparmi su di un III° pilastro!

Spiegai la mia idea all’amico che già in passato mi aveva aiutato e gli chiesi nuovamente un prestito per poterla attuare. Mi disse che di me si fidava e che mi avrebbe nuovamente aiutato; oggi voglio ringraziarlo per la sua grande disponibilità nei miei confronti. A dicembre 2009 mi prestò Fr. 4’000.- che, aggiunti alla tredicesima e a parte dello stipendio di dicembre 2009, rappresentavano ca. Fr. 12’000.-. Li versai subito sul II° pilastro (cassa pensione) e su un conto III° pilastro aperto per l’occasione, questo per aver la possibilità, nell’anno seguente, di dover pagare meno tasse. Senza questo accorgimento avrei dovuto versare oltre Fr. 6’000.- di tasse l’anno successivo; grazie a questo accorgimento invece ne pagai solamente 2’500.-.

Per coloro ai quali questo tipo di strategia non è chiara, riporto qualche calcolo per chiarire il sistema da me immaginato:

Con contributi alla previdenza personale:
Entrata mensile: 5’500.-. Spese mensili (tirandola): 4’000.-. Rimanente: 1’500.-.
In 2 anni (24 mesi): 36’000.-. 2 tredicesime: 11’000.-. Totale disponibile: 47’000.-.
Spese extra per la manovra: 15’500.-*.
Importo utilizzabile per rimborsare i debiti: 27’500.-** (+ 12’000.- in previdenza).
Tasse pagate: 8’500.- (2’500.- + 6’000.-).

* di cui 12’000.- (inizialmente) + 3’500.- (conguaglio tasse alla fine dei 2 anni)
** 31’500.- – 4’000.- da ridare all’amico

Senza contributi alla previdenza personale:
Entrata mensile: 5’500.-. Spese mensili (tirandola): 4’300.-* . Rimanente: 1’200.-.
In 2 anni (24 mesi): 28’800.-. 2 tredicesime: 11’000.-. Totale disponibile: 39’800.-.
Importo utilizzabile per rimborsare i debiti: 39’800.- (+ 0.- in previdenza).
Tasse pagate: 12’000.- (6’000.- + 6’000.-).

* ci sono ca. 300.-/mese di tasse in più da pagare!

Come potete vedere questa manovra, anche se attuata una sola volta, mi avrebbe permesso di risparmiare 3’500.- di tasse e di accumulare 12’000.- in previdenza per la vecchiaia, rimborsando comunque Fr. 27’500.- (debito con le carte di credito + 1/3 del prestito di studio) entro fine 2011 (in soli 2 anni)! Continuando con questo stratagemma per altri 3 anni, entro fine 2013 avrei potuto rimborsare tutto il prestito di studio (come richiestomi dal cantone) per poi poter nel 2014 rimborsare anche quello fattomi dall’amico. Tutto questo pagando le spese correnti e accumulando nel frattempo anche qualche soldo per la vecchiaia (della vecchiaia ne parlerò in un prossimo capitolo).

Per essere efficace questo tipo di strategia dovrebbe essere attuata su più anni consecutivi, ma per i motivi che vedrete nei prossimi capitoli ho dovuto abbandonarla dopo il primo anno. Peccato, se mia ex moglie non avesse deciso di farsi aiutare dalla legge ticinese per distruggermi, probabilmente a quest’ora tutto starebbe andando nel migliore dei modi e anche nostra figlia ne avrebbe potuto approfittare.

Investire una certa cifra nella previdenza personale permette di abbassare dello stesso importo l’imponibile della tassazione di quell’anno, quindi è una possibilità molto interessante a livello fiscale per abbassare l’importo delle imposte da pagare come pure per garantirsi una certa solidità finanziaria per la vecchiaia. Questa manovra è perfettamente legale e in teoria la possono fare tutti; in pratica però è possibile solo per chi ha uno stipendio abbastanza alto da poterselo permettere (constato ancora una volta che piove sempre sul bagnato)! Come potete vedere dalle cifre che ho riportato non è una cosa alla portata di tutti; in effetti per riuscire a farlo ho dovuto chiedere aiuto a un amico e “tirarla” parecchio!

Senza sacrifici non si ottiene nulla dice un proverbio, quindi al fine di poter risolvere i miei problemi finanziari ero disposto a rinunciare a quasi tutto, mantenendo però una vita dignitosa. Nel prossimo capitolo vi svelerò alcune delle tante strategie da me adottate per limitare al massimo le spese e continuare a vivere “come se nulla fosse”.

Capitolo 5 – La dura vita dopo il divorzio

Ad un certo punto conobbi una ragazza che in seguito divenne la mia compagna e volli credere che fosse la ragazza giusta. Anche lei divorziata, anche lei molto diffidente, ci trovammo bene a frequentarci e decidemmo di proseguire il nostro cammino insieme. Decidemmo di comune accordo di non sposarci e di non avere figli; in canton Ticino, a causa dei una legislazione sul divorzio profondamente ingiusta, trovo che questa sia la scelta migliore che una coppia possa fare (è molto triste, ma purtroppo è così)!

Dopo circa 4 anni di convivenza con il suo amante, mia ex moglie si ritrovò da sola. Ora mi spiego i capricci di nostra figlia, che in quel periodo non voleva più venire a casa da me; molto probabilmente aveva paura che durante la sua assenza succedesse chissà cosa, visto che lo stesso tipo di comportamento si è ripetuto anche in seguito, ad ogni fine di relazione di sua madre.
Chissà cosa passa per la testa ai bimbi, che magari hanno avuto modo di sentire qualche animata discussione fra adulti, quando elaborano quello che hanno sentito, senza averne capito completamente il significato?

Nel frattempo si trasferirono ad abitare in un appartamento nella palazzina dove abitano pure i genitori di lui. I suoi genitori si occupavano spesso di nostra figlia, soprattutto quando mia ex moglie era al lavoro (aveva ripreso il lavoro di cameriera), tanto che nostra figlia ancora oggi li chiama “nonni”. Quando mia ex moglie si ritrovò sola restò ancora per un paio d’anni nella palazzina, abusando spesso della gentilezza di queste persone per adottare dei comportamenti poco consoni a una giovane madre con una figlia a carico. In effetti di sovente delegava a loro l’incombenza di occuparsi di nostra figlia (ma non fu lei a volere l’affido di nostra figlia?) per andare a divertirsi.
Vorrei ringraziare pubblicamente queste persone per quanto fatto per nostra figlia; per averla aiutata a crescere, per averla coccolata e soprattutto amata come fosse veramente nipotina loro.
Ad un certo punto, con ragione e per il bene di nostra figlia, queste persone fecero delle osservazioni a mia ex moglie che per tutta risposta… traslocò! In seguito seppi che cercarono semplicemente di spiegarle che avrebbe dovuto occuparsi un po’ di più della figlia e un po’ meno delle sue pulsioni.

Dal bel paesino dove abitava andò ad abitare in città e iscrisse nostra figlia in una scuola privata (senza neppure chiedere il mio parere), dove poteva lasciarla tutto il giorno senza sentirsi “spiata”. Ricordo che mia figlia pianse spesso per quel cambiamento; lei si trovava bene nel paesino dove aveva una situazione quasi “normale”, con dei “nonni” che si occupavano di lei, dove andava a scuola con i compagni con cui spesso giocava anche a casa, dove, tutto sommato, era felice!

Mi resi conto abbastanza presto di non avere alcuna possibilità di sopravvivere con il lavoro che facevo (ho sempre lavorato per passione, mai per “far cassa”). A causa di leggi che impongono sempre più obblighi e burocrazia (i “piccoli” sempre meno spesso riescono a sopravvivere alla burocrazia), ho deciso di abbandonare la mia professione per seguire una nuova formazione che mi permettesse di avere più sicurezza per il futuro. Continuare a svolgere la mia attività significava investire oltre 15’000.- franchi in aggiornamenti professionali e corsi vari nei 4 anni seguenti; cifra che non avevo e non intendevo spendere per continuare a “tirarla” a fine mese. Tentai più volte di trovarmi un impiego fisso, ma con il diploma che avevo non era cosa facile. Cambiare attività senza avere un diploma che attestasse le mie capacità, poi, era semplicemente impossibile.

Mi ritrovai, tutto solo, a dover pagare una quantità di debiti assurda (oltre Fr. 300’000.-) e riuscivo a malapena a pagarne gli interessi; questo mi pesava parecchio dal lato finanziario, ma anche e soprattutto dal lato psicologico (come farò per rimborsarli?). Siccome prima di ottenere il diploma seguii degli studi universitari in ambito tecnico (senza mai terminarli) decisi di tornare sui banchi di scuola per conseguire quel diploma che mi avrebbe permesso in futuro di rimborsare i debiti e di “rifarmi una vita”.

Siccome l’appartamento non era a mio nome, il canton Ticino voleva tassarmi il “presunto reddito da investimento” per la cifra dell’ipoteca! Dopo le mie spiegazioni hanno modificato le cose in modo da tassarmi il “valore locativo”… per la stessa cifra! Se questa non è una presa per il culo, ditemi voi cos’è. La legge? Ah, vero, la legge non sbaglia mai… Ad ogni modo la cifra che mi imposero fu molto più alta della pigione che in seguito potemmo stabilire per affittare l’appartamento (ma la legge è “giusta”, quindi il valore locativo è “equo”!). A volte mi chiedo se gli impiegati del canton Ticino vivono nel nostro cantone, poiché ho la netta impressione che non abbiano alcuna idea della realtà cantonale! Ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di riconsegnar loro l’appartamento in cui vivevo riprendendo pure una parte dell’ipoteca, cosa che mi ha permesso di poter intraprendere la via degli studi con un “peso” in meno.

P.S: l’immagine che ho preso proviene da un altro blog (aldocata’s blog), dove c’è un post riguardante i padri e i nonni che riporto qui sotto in quanto ne condivido il pensiero, profondo e bellissimo:

“Oggi vorrei spezzare una lancia in favore dei padri che dedicano sempre più tempo ai loro bambini, nonostante le difficoltà quotidiane. Magari sono anche genitori separati con affido congiunto e fanno i salti mortali per seguire il meglio possibile i loro figli.

L’altra sera ho appreso dalla TV che è cresciuto in modo significativo, negli ultimi anni, il numero dei padri che ha chiesto i congedi parentali. Sono ammirevoli, comunque quello che conta non è la quantità del  tempo, ma la qualità del tempo che si dedica ai figli.

E non possiamo certo dimenticare i nonni e le nonne che, oggi come ieri, si adoperano, con amore, per accudire i loro nipotini. Ho un ricordo bellissimo di mio padre, condiviso dalle mie amiche d’infanzia, quando ci riunivamo, la sera,  facendo capannello intorno a lui che suonava la chitarra e cantava oppure ci raccontava storie fantastiche, favole, per ore e questo pur lavorando sodo tutto il giorno. Racconta mia mamma che mi è sempre stato molto vicino, anche quando ero piccolissima, anche se non poteva e non avrebbe comunque chiesto, nemmeno un’ora di congedo parentale.”

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