Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Tutti mentono

Anche in Ticino tutti mentono!

“La polizia mente. Gli avvocati mentono. I testimoni mentono. Mentono le vittime. Un processo é una gara di menzogne. In aula lo sanno tutti; lo sa il giudice, lo sanno i giurati. Entrano in tribunale consapevoli che verranno raccontate loro solo bugie. Prendono posto al banco e accettano di ascoltarle. Il segreto, se sei seduto al tavolo della difesa, é avere pazienza. Aspettare. Non una bugia qualsiasi, ma la bugia, quella giusta, quella da cogliere e modellare come metallo incandescente per trasformarla in una lama affilata. E con quella lama sventrare il caso, spargendone a terra le viscere. Il mio lavoro é questo: forgiare la lama. Affilarla. Usarla senza pietà e senza scrupoli. Essere la verità in un luogo in cui tutti mentono.”

Questo é il testo del primo capitolo del libro “La lista” di Michael Connelly, scrittore di thriller di fama mondiale. Riassume bene la situazione che si viene a creare quando c’é di mezzo la giustizia, quando a gestire una situazione in tribunale ci sono di mezzo avvocati, pretori e giudici.

Quando lessi questo libro, nel 2010, capii che spesso i libri non sono frutto di sola fantasia; spesso alla base ci sono fatti reali. Leggendo, mi ritrovai a pensare a quanto appreso durante l’infanzia, pensai a quello che i nostri genitori ci insegnarono: “se sei onesto e dici la verità tutto andrà bene, sarai addirittura premiato”. Purtroppo nella mia vita ho dovuto più volte constatare il contrario: più sei onesto, leale e sincero più verrai penalizzato! E questo perché? Forse perché sei l’unico che non si inventa quell’arma, quella famosa lama affilata descritta dall’avvocato Mickey Haller nel romanzo di Michael Connelly, che in seguito servirà per vincere la causa. No, in Ticino anche se un padre dovesse mentire non avrebbe scampo: la legge e la giurisprudenza ticinese sono fatti “a misura di donna”; che quest’ultima sia colpevole o meno non é importante, in ogni e qualsiasi caso in Ticino vincerà lei!

Le storie che potrete leggere su questo blog non sono frutto di fantasia e non sono basate su fatti reali, SONO fatti reali! Fatti incontestabili, accaduti in Ticino in questi anni, fatti che accadono tuttora e che continueranno ad accadere se il canton Ticino non provvederà quanto prima a modificare i parametri con il quali applica la legge sul divorzio nelle preture e nei tribunali ticinesi.

La mia richiesta (e credo anche quella di tutti i padri divorziati ticinesi, ma scrivetemi il contrario se dovessi sbagliarmi) é semplice: giustizia e uguaglianza di trattamento per gli ex-coniugi in caso di divorzio! Non mi sembra di chiedere la luna, esigo però che per calcolare i contributi di mantenimento dei figli ci sia una base di calcolo ticinese, che rispecchi il costo della vita in Ticino. Le cifre utilizzate attualmente sono prese dalle famose “Tabelle di Zurigo“, le quali come denunciato anche da altri, non rispecchiano la situazione ticinese. Attualmente (21 luglio 2011) é stata inoltrata dal deputato leghista Lorenzo Quadri una mozione che chiede al Consiglio di Stato ticinese di adattare tali tabelle alla realtà cantonale ticinese (leggi articolo).

Ora, non so se per pigrizia, incompetenza o altro, le preture del nostro cantone da anni utilizzano come base di calcolo le cifre contenute in queste tabelle e il tribunale d’appello continua imperterrito a confermare tali cifre, condannando di fatto i padri divorziati ticinesi al  fallimento personale. Agli occhi dell’opinione pubblica si delinea poi la figura del “padre cattivo che non paga gli alimenti per i suoi figli”, in quanto la gente comune non é a conoscenza delle ingiustizie intrinseche nell’applicazione della legge sul divorzio nel nostro cantone.

Giunti al punto in cui il padre, ex marito divorziato, dopo aver dato fondo anche agli ultimi sudati risparmi, a causa di una sentenza totalmente ingiusta emessa dal boia (pretore o giudice), i quali agiscono su mandato del carnefice (il canton Ticino) non ce la fa più e fallisce. Dopo averti spogliato di tutto, il cantone interviene nuovamente, ora però in veste di buon samaritano, a pagare al posto tuo 700.-/mese per figlio (ma tu avresti dovuto versarne oltre il doppio!), a darti un alloggio e un’assistenza economica (in pratica ti mantiene, ma tu diventi di fatto un suo schiavo!).

Se questa sia “giustizia” lo lascio definire a voi; a me non sembra proprio una cosa giusta!

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