Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati

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Capitolo 1 – L’inizio di un amore

Da oltre 3 anni stavo con una ragazza ticinese, ma ultimamente fra di noi le cose non erano più così rosee come un tempo. Avevo appena finito la mia formazione professionale e avevo iniziato a lavorare come libero professionista. Chi lavora o ha lavorato quale indipendente sa quanto il lavoro influisce sulla vita di coppia (telefonate di clienti a qualsiasi orario di qualsiasi giorno della settimana, interventi urgenti, …). In effetti in quel periodo concedei meno tempo alla nostra relazione e questo non aiutò affatto le cose. Una sera, in occasione di una cena, incontrai una ragazza straniera che mi piacque fin da subito e poco tempo dopo decisi di troncare la relazione con la mia ragazza per frequentare questa nuova amica, sperando che la bella ragazza straniera fosse interessata ad andare oltre la semplice amicizia.

Fu una cosa reciproca fin dai primi incontri e la relazione fra noi si instaurò quasi istantaneamente. Oltre a essere (a mio modo di vedere) una bella ragazza, si dimostrò di sani princìpi, molto devota e attaccata alla casa. Ben diversa dalle ragazze ticinesi frequentate fino a quel momento, questa mi parve subito la donna giusta per poter finalmente pensare a qualcosa di più serio (io avevo 24 anni e iniziavo a desiderare una famiglia e dei figli e lei nonostante avesse solo 20 anni mi sembrava molto matura). Parlai con lei riguardo le sue aspettative per il futuro e mi disse che avrebbe desiderato un figlio, ma che fino a quel momento non aveva preso in considerazione il matrimonio. Decidemmo di continuare la nostra relazione rimandando le decisioni “importanti” a un prossimo futuro.

Dopo qualche tempo la ragazza mi comunicò di avere un ritardo e le suggerii di andare a farsi visitare da un medico. Mi comunicò di essere incinta, ma dopo qualche giorno ebbe il ciclo. Mi sentii felice fin da subito per la gravidanza (anche se arrivata molto presto) e mi rattristai molto quando seppi che tutto era finito. Siccome fra la mia cerchia di amici avevo anche un bravo ginecologo (specialista in un centro di fertilità) e non mi convinse troppo colui a cui lei si era rivolta, le proposi di andare insieme dal mio conoscente. Quest’ultimo, per rassicurarci, ci propose di sottomerterci entrambi a un test per vedere se fossimo compatibili e se non ci fossero eventuali problemi che avrebbero impedito una fecondazione naturale. Fu proprio in occasione di tali esami che scoprii di essere meno fertile della media degli uomini (ma a scuola a voi non insegnavano mica che ne bastava uno per restare incinta? 🙂 ). Secondo l’esperto però eravamo compatibili, sebbene avessimo meno probabilità di avere un bimbo “al primo colpo”. Decidemmo allora di lasciare al fato l’arrivo o meno di un figlio.

Tutto sommato la situazione non era così male e questa vicenda mi parve rafforzare e migliorare ulteriormente la nostra relazione di coppia; nei mesi seguenti decidemmo addirittura di sposarci. Quando ne parlammo ai suoi genitori si scatenò il finimondo: il futuro suocero mi disse, testuali parole: -“Non voglio uno svizzero per mia figlia!”. Gli chiesi il motivo e questi mi rispose: -“Voi svizzeri non avete i nostri valori: vi sposate e dopo poco tempo divorziate. Per noi la famiglia é qualcosa di sacro.”. Cosa gli avreste detto voi? Io gli dissi che non era fra le mie intenzioni divorziare e che volevo una famiglia vera, con figli. Aggiunsi che ero intenzionato a crearla con sua figlia. Mantenne la sua posizione e fece operare una scelta a sua figlia: -“O me o lui, scegli. Se però scegli lui, in questa casa non potrai più tornare”. Malgrado i modi di fare poco ortodossi di suo padre, la “mia” ragazza decise di lasciare la casa di suo padre per stabilirsi nella mia, con mia grande gioia. Decidemmo nel contempo di proseguire nel nostro intento di sposarci e creare una nostra famiglia, con o senza il permesso di suo padre.

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